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Freedom di J. Franzen, un libro normale

4 Novembre 2010

Freedom è stato salutato come uno delle migliori opere dell’anno e Jonathan Franzen, amico del defunto David Foster Wallace, come uno dei pochi autori che potrebbero occupare la casella vagamente disabitata dei “Grandi Romanzieri Americani”. Incuriosito sia dal legame con DFW che con gli elogi sperticati che si sono tessuti del libro, ho deciso, in un momento di shopping librario compulsivo, di comprarlo in lingua originale (dato che la traduzione è in previsione tra pochi mesi).

E devo dire che dal punto di vista dello stile e dell’impostazione del libro non mi è per nulla dispiaciuto: l’ho trovato un’opera interessante, una specie di Buddenbrooks della nuova middle class popolare e impoverita americana, uno sguardo abbastanza pungente soprattutto sui limiti degli attuali adulti e delle loro famiglie, delle eredità psicologiche e sociali che li generano e di quelle che lasciano in dono alla propria progenie.

C’è anche da dire che forse il “Grande Romanzo Americano”, come anche quello Italiano, sono alquanto defunti non solo perché mancano gli autori, ma perché mancano le storie, rimpicciolite dal nanismo delle vicende che ci circondano, della vita sociale che vediamo dipanarsi tutti i giorni intorno a noi. Storie piccole, libri piccoli, autori piccoli. Che cosa ci sarebbe di strano?

Occorre – e scomodo ancora una volta la riflessione sul New Italian Epic di Wu Ming 1 – inventare storie degne di diventare parte dei nostri sogni, delle nostre speranze, di ciò che vorremmo potesse ancora accadere. Invece Freedom è un’opera sulla realtà, anzi direi che Franzen dà il meglio di sé quando dipinge senza mezzitoni le ipocrisie e le patetiche mezzeverità in cui il sogno americano si è trasformato: quando sferza il presunto potere sovversivo del rock osannato da cantanti che prendono milioni di euro al mese; quando definisce in una frase tutta la politica liberal (“il desiderio di assolvere il proprio senso di colpa”); quando la storia di Mitch – il fratello diseredato e homeless di uno dei protagonisti – si conclude con il suo dialogo con Walter intorno a una scatoletta e un rotolo do banconote e con l’epocale chiusa “You’re a free man” “That I am”; quando dipinge la diversità di lettura di un film sconosciuto chiamato The Fiend of Athens tra l’intellettualizzazione di Walter e la pragmaticità tutta americana di Patty (diversità che rappresenta di fatto la chiave di lettura dell’intero libro, per dire la sofisticatezza dell’operazione letteraria di Frazen…)

Ed è un’opera figlia del senso di colpa dell’autore stesso, della sua coscienza sporca: Franzen è un figlio della middle class americana degli anni 60/70, il figlio di una generazione convinta che i suoi sogni sarebbero presto diventati realtà e che sulla scorta di questa illusione ha completamente dimenticato di porsi il problema di come allevare decentemente una nuova generazione, di una generazione che ha scaricato le proprie disillusioni e i propri difetti di immaturità su schiere di giovani che si sono riversati nel nuovo sogno americano negli anni 90 e 2000. Ecco, se Freedom può rappresentare qualcosa, è proprio la disperazione di prospettive intellettuali e politiche degli anni 2000 in America.

Peccato che come ogni buona opera di esorcismo dei propri demoni, Franzen ceda proprio nel finale all’auto-assoluzione, alla compassione, alla felicità patinata di un finale borghese tutti felici e contenti, ognuno nella propria mediocrità e nell’accettazione della propria natura umana e fallace. Perché alla fine siamo comunque in America, il Paese benedetto da Dio, dove tutti possono sbagliare e imparare dai propri errori e alla fine vivere una vita felice, grazie all’immenso, eterno, perfetto più che perfettibile Sogno Americano.

Se questo deve essere l’erede di Steinbeck e altri nomi che hanno fatto la storia della letteratura, non lo sarà certo per questo libro.

Voto: 7

  1. 4 Novembre 2010 a 21:21 | #1

    Non ho letto il libro di cui parli, però rintraccio nel tuo ragionamento alcuni semplici schematismi, è una riflessione poco argomentata e fatta di piccole rasoiate che non possono inserirsi in un ragionamento più ampio.

  2. 4 Novembre 2010 a 21:28 | #2

    @camilla pietrina

    Ho capito. Non sono un critico letterario e nemmeno un grande intellettuale, solo un lettore con la sua opinione. Meno male che mi e ci illumini tu che il libro manco l’hai letto. Bah.

  3. 4 Novembre 2010 a 21:43 | #3

    Penso semplicemente che hai suggerito tanti piccoli flash che però non formano un quadro complessivo, sono impressioni slegate una dall’altra che non aiutano, chi non ha letto il lbro, a farsi un’idea. Se rendi pubblico ciò che scrivi non dovresti essere così suscettibile alle critiche. Soprattutto così blande.

  4. ppn
    4 Novembre 2010 a 23:37 | #4

    Camilla, io e Kundo vorremmo invitarti a cena, per ringraziarti.
    Finalmente qualcuno ci sostiene nella nostra lotta contro l’impiastro nero.
    Io lo sapevo che avevamo ragione, ma è sempre bello vedere che là fuori c’è qualcuno che, come noi, sa vedere la pochezza del nostro Acerrimo Nemico.

  5. _nero
    5 Novembre 2010 a 11:34 | #5

    @camilla pietrina

    Non ci siamo capiti. Io mica sono suscettibile. Ho solo affermato quello che è e che hai detto anche tu: una serie di impressioni, scritte al volo, su un libro che non mi ha particolarmente colpito e che tutti osannano come se fosse l’opera del nuovo Dickens (che poi mi si dovrebbe anche spiegare perché questo dovrebbe essere considerato acriticamente un complimento).

    Che cosa vuoi sapere di preciso del libro? Che cosa cerchi in questo libro?
    Perché io quando leggo delle opinioni sui libri lo faccio cercando delle cose, se non le trovo, deduco che il libro (o la persona che lo ha letto) non mi interessano. Non è mica una tragedia.

  6. 5 Novembre 2010 a 12:39 | #6

    Certo che non è una tragedia, anzi è così che dovrebbe essere. Significa prendere una posizione rispetto alle cose. Però io non ho letto il libro, non so di cosa tratti e nella tua incisiva e breve analisi leggo espressioni che potrebbero essere solo formule o schemi, per aiutare chi legge dovresti fornire altre informazioni sul libro. Dici per esempio “una specie di Buddenbrooks” e” un’opera figlia del senso di colpa dell’autore stesso” o altre cose che andrebbero approfondite, questo solo per dire che se non conosco un argomento e non conosco il recensore devo verificare l’attendibilità delle dichiarazioni del recensore, giusto? O approfondire da sola l’argomento, ma questo sempre per verificare quello che dici. Quando leggi un articolo sul giornale ti è possibile prendere un a posizione quando conosci l’argomento o il giornalista, giusto?Un pò riduttivo forse. Significa solo esercitarsi ad avere un atteggiamento politicamente improntato alla possibilità di stabilire un confronto sincero e paritario. Solo per esercitare una forma di controllo su quello che leggo e non fidarmi delle tue impressioni e basta. Comunque quali altri vantaggi può darmi, oltre alla cena, esprimere un’opinione che i tuoi acerrrimi nemici/amici possono apprezzare solo perchè differente dalla tua? Potrebbe essere redditizio! Grazie ragazzi!

  7. _nero
    5 Novembre 2010 a 14:51 | #7

    camilla pietrina :
    Certo che non è una tragedia, anzi è così che dovrebbe essere. Significa prendere una posizione rispetto alle cose. Però io non ho letto il libro, non so di cosa tratti e nella tua incisiva e breve analisi leggo espressioni che potrebbero essere solo formule o schemi, per aiutare chi legge dovresti fornire altre informazioni sul libro. Dici per esempio “una specie di Buddenbrooks” e” un’opera figlia del senso di colpa dell’autore stesso” o altre cose che andrebbero approfondite

    Scusa, ma in che forma sono equivoche?

    I Buddenbrooks posso approfondirlo con un link, ma non mi pare una notizia proprio innovativa il fatto che sia un libro di Thomas Mann che tratta l’ascesa e la caduta di una famiglia tedesca.
    Sul senso di colpa dell’autore basta andare alla riga dopo dove qualifico i natali dell’autore stesso.

    Ora: non sto dicendo che ho scritto un trattato di letteratura, ma sto solo contestando che le mie affermazioni siano superficiali o non circostanziate 🙂

  8. Andrea
    5 Novembre 2010 a 18:17 | #8

    Comilla mi spiace ma siamo due poveracci io ed il caro PPN, solo cena… di più non possiamo… certo se tu accedessi con nick ed insulti (argomentati) multipli le cene si moltiplicherebbero anch’esse… .:)

    K

  9. ppn
    5 Novembre 2010 a 20:14 | #9

    camilla pietrina :
    Comunque quali altri vantaggi può darmi, oltre alla cena, esprimere un’opinione che i tuoi acerrrimi nemici/amici possono apprezzare solo perchè differente dalla tua? Potrebbe essere redditizio! Grazie ragazzi!

    Beh, potrai raccontare in giro di averci fatti felici!
    Sarò di parte ma non mi sembra pr niente un risultato da sottovalutare.

    Comunque oltre a offrirti cibo posso anche regalarti un consiglio gratuito, sebbene prezioso, se decidi di continuare a commentare i post del nostro:
    abbandona qualunque velleità di comunicare davvero con Nero. Lui dispensa e proclama, e gli sta bene solo se gli dai ragione -ma questo comunque non ti farà guadagnare nessuna stima da parte sua, rimarrai una nullità al suo cospetto-. Ovviamente questa è la sua opinione, anche se lui ti dirà che le sue idee stanno alle opinioni come il granito al fango. Dopodichè presto ti accorgerai che il mondo intero -di cui io e il Kundo siamo solo ambasciatori- sa benissimo quanta credibilità e spessore abbia l’Impiastro. Te ne accorgerai perchè noterai anche tu che la frequentazione di questo blog è inversamente proporzionale allo spessore dei contenuti che il suo autore crede che abbia -quindi proporzionalissimo alla sua vacuità…-. Ed ecco che solo alcuni amano tormentare e accanirsi alle spalle dei pezzenti, ed è il motivo per cui solo io e il Kundo siamo qui a sollazzarci alla facciazza del Borioso Sauron di questo blog. Ma non cadere nell’errore di credere che ci sia di meglio da fare su internet, in realtà è divertentissimo! …Il Nero ci regala spesso eccessi di permalosità e vere e proprie escalation di presunzione e noi gli rispondiamo con delle terrene prese per il culo, al netto delle cazzate che spara.

    Ad esempio, senti qua:
    Wallace chi?
    Quello di Braveheart?

  10. 5 Novembre 2010 a 20:20 | #10

    E’ bello avere degli amici che ti apprezzano per quello che sei. =D

  11. 6 Novembre 2010 a 0:09 | #11

    Cari ragazzi, infinitamente simpatici, per fortuna qualcuno che ancora la butta sul ridere. Avevo già capito da quale grave forma di incomunicabilità fosse affetto il vostro amico, volevo solo divertirmi un pò. Ho utilizzato le più pedanti e noiose argomentazioni che mi sono balenate in mente assumendo un atteggiamento simil didattico-didascalico al solo scopo di vedere cosa ne veniva fuori. Con questi blogs c’è il rischio di prendersi sul serio. Però un problema di fondo rimane comunque: se uno scrive ed i suoi pensieri sono accessibili a tutti allora le sue riflessioni non dovrebbero necessariamente presumere la materializzazione di un interlocutore dotto o con un fitto background culturale. Si possono esprimere le cose usando metafore semplici per gente semplice. Non lo dico perchè ritengo complesso il ragionamento di cui parliamo ma per identificare lo scopo di questo genere di rifessioni. Sono autoriferite o prevedono uno scambio?
    Ah… giusto: devo tenere conto del prezioso consiglio di prima: abbandonare qualsiasi velleità di comunicazione. Lo facevo solo per rompere le scatole senza essermi prefissa nessuna ideologica missione. Buonanotte. Mi aspettano tempi duri.

  12. Andrea
    6 Novembre 2010 a 18:25 | #12

    @PPN

    Non chiamarlo impiastro!

    Impiastro ricorda Paperino… e paperino è simpatico!

    K

  13. Andrea
    6 Novembre 2010 a 18:28 | #13

    Camilla, perdonami l’ardire, ma sono costretto a chiederti di intervenire nei commenti ai post che il titolare di questa pagina produce sul calcio (sport di cui capisce ben poco) … potrai facilmente notare che sono incomprensibili, non dico ai più ma alla quasi totalità della popolazione.
    Confidando in un tuo pronto sostegno ti rivolgo i miei più distinti saluti.

    K

  14. 6 Novembre 2010 a 20:42 | #14

    Caro Andrea detto Kundo( perchè?), è magnifico! Siamo riusciti a sfrattare il padrone di casa e ci siamo impossessati del suo spazio, è un esempio di rivoluzione! Si mette a tacere chi esercita un potere occulto attraverso strane e nebbiose affermazioni. Ora siamo una piccola maggioranza che però respinge fermamente il modello di democrazia rappresentativa che ci infiltrano quotidianamente nelle vene per proporne uno di democrazia pertecipativa a cui sarà riammesso lo stesso “padrone di casa” sebbene in minoranza. Mi piacerebbe moltissimo accogliere la tua richiesta e sparare qualche stronzata su ciò che Nero scrive di calcio ma per oggi non voglio essere troppo molesta. Ci sono virtù che si devono esercitare con estrema misura! Ma sai che tu e PPN( perchè?) mi siete già simpatici!

  15. 7 Novembre 2010 a 1:05 | #15

    camilla, ti sei scoperta un po’ troppo. ringrazia che noblogs non tiene gli ip 🙂

  16. 7 Novembre 2010 a 9:32 | #16

    @nero
    Che prodigiosa intelligenza.

  17. Andrea
    7 Novembre 2010 a 17:55 | #17

    mi sa anche a me 🙂

    K

  18. ppn
    7 Novembre 2010 a 19:49 | #18

    …siami gli Amiconi Che Tutti Desiderano:
    belli, intelligenti, colti, coraggiosi, sensibili, ironici, premurosi, rudi a volte ma sempre con raffinatezza.

  19. 7 Novembre 2010 a 20:43 | #19

    @ppn
    Si, si… era proprio l’impressione che mi avevate fatto, soprattutto rudi con raffinatezza, sono due concetti che si sposano benissimo, senza nessunissima contraddizione. Cosa fai nella vita? Le pubblicità progresso? Per un progresso individuale? Fa sempre comodo avere un amico su cui buttare fango per farsi belli. Nero è perfetto. Fa tutto da solo. Complimenti ragazzi!

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