中国 04: the complete experience, control, paranoia, frustration
Oggi alla fine del viaggio di 12 ore da 西安 a 重庆 ci siamo sentiti con il mio socio. Il problema che e’ rimasto sospeso sul destino del nostro viaggio e’ il rinnovo del visto turistico. I visti turistici in Cina normalente durano 30 giorni. Nel passato rinnovarli non era un problema almeno fino ai 60 giorni totali, mentre da aprile in poi la cosa si e’ fatta piu’ complicata: in primo luogo per avere il visto non basta piu’ il biglietto dell’aereo ma e’ stato necessario preparare una lettera di invito, e allegare contratto di affitto, passaporto e permesso di residenza del socio. Per rinnovarlo la cosa si fa ancora piu’ complicata: dovremmo aprire un conto in banca, metterci almeno 100 dollari (o euro non ho capito) per giorno di permanenza, che non possiamo prelevare ma servono come sorta di cauzione; ultimamente i PSB (i Police Security Bureau) hanno ventilato la possibilita’ di chiedere anche una lettera del datore di lavoro che conferma che ti trovi in ferie per rinnovare il visto o fare il permesso temporaneo di residenza. Di fronte a questa situazione io e blanca stiamo deviando il nostro viaggio verso Pechino (北京) dopo la crociera sullo Yangzi (长江). A 北京 dovremo capire cosa fare: al momento il panorama piu’ probabile e’ che usiamo la nostra ultima settimana per visitare pechino e grande muraglia, per poi anticipare il nostro rientro. Pare che il mio rapporto con la Cina sia maledetto: ci voglio venire da 15 anni e quando tutto coincide per consentirmi di organizzare il viaggio finisco a doverlo ridurre a soli 30 giorni dai 50 previsti.
Quello che stiamo provando noi sulla pelle e’ l’aspetto piu’ terribile del sistema politico e sociale cinese, affascinante certo, ma che basa molta della sua stabilita’ o instabilita’ sull’equilibrio molto precario tra frustrazione e rassegnazione delle persone. Andare a parlare con un responsabile della sicurezza cinese e’ come andare a parlare con un muro, non ascolta e ripete a macchinetta le richieste del governo: se non siete in grado di soddisfarle, affari vostri. La stretta sui permessi che ridurra’ del 90% i turisti stranieri in Cina e’ dovuta a un solo motivo: la completa paranoia del governo di non essere in grado di controllare tutto quanto avviene in corrispondenza di un grande afflusso di gente sconosciuta e dai fini sconosciuti. Nel dubbio meglio evitare e ridurre l’afflusso e renderlo piu’ gestibile. I limiti di questo approccio sono autoevidenti, penso, ma quello che dovrebbe renderci piu’ preoccupati e’ che le scene che ho dovuto subire al Consolato cinese sono esattamente le stesse che centinaia di persone subiscono in Questura ogni giorno. Fino a queste righe vi siete forse confortati con il pensiero che la Cina sia davvero un posto repressivo come lo dipingono: la verita’ e’ che la Cina attua le medesime forme di controllo e repressione degli altri stati, illuminata Italia in testa, e che siamo noi a non accorgercene normalmente. Forse cosi’ quando dovremo interpretare le notizie circa immigrazione e controllo sociale, lo faremo con meno spocchiosita’ e meno convinti di stare in un paese sviluppato.
Non fraintendetemi: sono incazzato come un caimano, ma mi rendo conto che io non ho la possibilita’ ne’ la voglia di aprire un conto e rimpinzarlo di soldi, per poi sclerare due settimane per avere un permesso di residenza temporaneo che non mi servira’ perche’ dovro’ ripartire. Vorra’ dire che piu’ avanti, in stagioni meno paranoiche e meno dense di turisti, tornero’ a farmi un giro al nord e al sud della Cina. Per ora passo e chiudo e vado a dare un occhio a 重庆.