Anche quest’anno un successo

2 Maggio 2008 5 commenti

Il risultato della mayday quest’anno non era per nulla scontato. Nel clima generale di recessione dalla partecipazione attiva alla vita politica del mondo che ci circonda e dal protagonismo nelle lotte sociali, era lecito temere che la mayday parade soffrisse un pesante contraccolpo. In realtà non è stato così, anzi: molti parlano di una partecipazione intorno agli  80-100.000, ovvero un buon 30% in più dell’anno scorso, ma io ho percepito una sostanziale tenuta numerica della manifestazione. La questione non cambia di molto: tenere i numeri della principale manifestazione dei precari e delle precarie in Italia nel contesto politico in cui siamo stati volenti o nolenti costretti è un risultato di per sé eccellente. Ma c’è di più: se si va a guardare la rappresentatività della partecipazione e la sua qualità c’è di che essere entusiasti. Questo ovviamente non lo leggerete sui giornali e non lo vedrete in tv, in cui parleranno dei sindacati di base e della sparuta presenza di partitini e correntine in fondo al corteo come della caratteristica saliente della giornata del primo maggio milanese, ma ieri la stragrande maggioranza delle persone sono venute in corteo non rispondendo all’appello di nessuna organizzazoine, come individui e precari che vedono nella mayday parade l’unico momento in cui essere protagonisti e non strumenti degli interessi politici altrui. E questo lo puoi notare nella gioia e nella spontaneità con cui le persone partecipano alla parata, passando di carro in carro, fermandosi a chiacchierare (qualcuno direbbe cospirare) qua e là in giro per le strade attraversate dal fiume di persone.

Quest’anno la rete dell’Intelligence Precaria ha provveduto a fornire diversi gadgets: in primis un nuovo city pocket che fa il punto delle molte lotte che si sono sviluppate durante l’anno e che tuttora sono in cantiere; poi un divertente puzzle da comporre rincorrendo i vari camion; infine un simpatico tatuaggio che recitava "Non avrete la mia pelle". Dopo lo spezzone di testa dei migranti – per la prima volta organizzati e fortemente presenti in tutto il percorso di costruzione della mayday – c’erano 5-6 bilici di IP e il carro degli studenti di Asso. A chiudere questo spezzone autorganizzato c’era il carro delle Donne Precarie che ha veramente spaccato con due dj indiavolate che hanno aizzato la folla rispondendo alla pischella che si dimenava sul carro dei lavoratori dei call-center che dal punto di vista fonico era effettivamente potente. Menzione speciale per il carro ecologico completamente mosso e sostenuto da energie rinnovabili: mirabile intento e mirabile realizzazione. Ci sarebbero mille cose da dire, ma penso che presto blanca scaricherà le foto sul suo sito e parleranno da sole. Adesso ci aspetta un anno per capire cosa cazzo fare e soprattutto farlo.

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A Sbancor

30 Aprile 2008 1 commento

Rigiro da carmilla questa brutta notizia. Non uso altre parole perché quelle di Valerio mi paiono le più adatte. 🙁 

Abbiamo appreso da meno di un’ora della morte di Sbancor.

Era – e per quel che ci riguarda rimane – collaboratore di Carmilla,
autore di libri ("Diario di guerra", 2000, e "American Nightmare",
2003), mediattivista e militante anarchico, esperto di economia e
finanza, persona appassionata. Suoi interventi sono apparsi, oltre che
su questo sito, su Rekombinant, Indymedia e Giap.

Sbancor è per noi la voce sferica e baritonale che, mesi prima dell’11 Settembre 2001, diede forma a una previsione: la guerra contro l’Afghanistan.
Da allora, non abbiamo mai sottovalutato un suo giudizio, una sua intuizione, finanche una sua battuta.

Risalgono al 2002 questi suoi "aforismi sul movimento":

Muovendosi cambia. Solo a questa condizione un movimento produce un mutamento.

Il movimento è la sottrazione
dell’intelligenza all’organizzazione sociale del consenso. Il che la
rende più deficiente. Probabilmente anche più cattiva. L’intelligenza
sottratta al sistema di organizzazione sociale è intelligenza libera.
L’intelligenza libera è destinata al nihilismo.

Fermare questo ciclo del "samsara" è il
"mantra" dei mutamenti. L’unico soggetto che appartiene a questo
scenario è "l’io sono tutti i nomi della Storia" di Nietzsche.

La persona che adottava lo pseudonimo non desiderava fosse usato il suo vero nome.
Certamente nei prossimi giorni potrete leggerlo, su qualche giornale o nei ricordi di chi gli ha voluto bene.
Ma per ora, per oggi, qui su Carmilla, noi lo chiameremo soltanto "Sbancor".

L’amore che mi ha dato alla luce lo riporto alla mia Origine senza perdita, fluttuo sopra chi vomita
esaltato dalla mia assenza di morte, esaltato da quest’assenza di fine che gioco ai dadi e seppellisco
vieni poeta taci mangia il mio verbo, e assaggia la mia bocca nel tuo orecchio
.
(Allen Ginsberg, The End)

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Anche quest’anno Mayday Mayday

29 Aprile 2008 6 commenti

 

Un breve incipit per appoggiare parola per parola il post sfogo del mio socio, consapevole che bisognerebbe avere il tempo di capire che cazzo fare e il pelo sullo stomaco di non guardare in faccia a nessuno e come qualcuno metteva nei commenti al mio post dopo-elezioni prendere il potere contro le masse per le masse. Noi questo pelo non ce lo abbiamo, e la cosa è dimostrata da chi "rappresenta" la sinistra in questo scorcio di nuovo millennio: se avessimo voglia ce li saremmo mangiati tutti sto branco di imbecilli. Cmq, adesso si avvicina la concretizzazione dei cazzi acidi che tutti hanno paventato per diverso tempo, e spero che gli italiani se li puppino fino in fondo.

Al di là di questo dettaglio anche quest’anno si avvicina il primo maggio e con esso la mayday parade, giunta alla sua ottava edizione: chi la vede come una cartina al tornasole della risposta dei movimenti alle elezioni sbaglia, perché va intesa come saggio delle basi su cui costruire qualcosa. Non sono per nulla certo che siano basi buone, né tantomeno ampie, ma è il poco che ci rimane. D’altronde forse bisognava toccare il fondo per iniziare a guardare in cielo e scorgere la luna, anche se il mio utopismo è morto e sepolto da tempo, e penso che si tratterrà di scavare ancora un po’ nella merda prima di trovare qualcosa che valga la pena di gettare il cuore oltre l’ostacolo. In ogni caso il primo maggio e il venticinque aprile sono ancora tra le poche cose che mi smuovono qualcosa in fondo allo stomaco, per cui penso che tutti dovrebbero correre in piazza se non altro per guardarsi un po’ in faccia e complottare l’impossibile e l’improbabile. I say I say, Mayday Parade!

EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie,
native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli
aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della
formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della
distribuzione. Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle
fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri
sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che
ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo
neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non
è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un
titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione
di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono
costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il
lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle
imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e
sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del
tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui
è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta;
contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò
che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni,
l’EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e
sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei
precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato
forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.

Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno,
per tutto l’anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal
protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della
precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso
razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati
dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non
parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.

La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e
fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e
contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano
costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una
leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la
frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di
lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto
esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di
movimento.

Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza,
amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere
esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day
che attraversa l’Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen,
Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli,
Palermo, Terrassa, Vienna… e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay
in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati
Uniti del prossimo primo maggio.

Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un
confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative,
sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la
precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato
l’idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come
un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la
trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto
nuovamente diffuso ed incisivo.

La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una
discontinuità profonda con il passato. E’ un equilibrio sapiente fra
ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e
confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le
metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l’Expo 2015.
Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l’orgia bipartisan
dell’orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il
palcoscenico nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario
e migrante in un’oscena colata di cemento.

Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è
una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un’idea
di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si
discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e
seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione,
di cooperazione e di condivisioni dei saperi.

Let’s MayDay,

Milano, primo maggio,

Porta ticinese, ore 15.00

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Scuola di sofferenza

27 Aprile 2008 Commenti chiusi

 

All’Inter piace soffrire, è una vocazione, qualcosa di più di un destino. Contro un Cagliari in forma e che – onore delle armi – ha risalito un punto per volta la china che lo vedeva retrocesso all’inizio del girone di ritorno, lasciamo fin troppo spesso spazio, facendogli credere di poter dominare la partita. L’illusione dura dieci minuti e poi comandiamo noi. Purtroppo sprechiamo moltissimo, e se un gol di Matrix (il primo stagionale) non ci portasse sul due a zero sarebbe una di quelle partite che manifestano la scuola di pensiero nerazzurra. Ogni interista infatti conosce fin troppo bene due tipi di gare: quelle che prendi quaranta pali e poi perdi per un gol al 44esimo; quelle  che sbagli cento gol e poi ne prendi uno nel recupero. Fortunatamente non è andata così e facciamo un passo avanti verso l’obiettivo. Ma domenica contro un Milan che – come già la juve il 22 marzo – non aspetta nient’altro che questo derby per metterci i bastoni tra le ruote, il cinismo sarà l’arma necessaria. 

Qualche commento a caldo sui giocatori, dato che quanto a modulo e variazioni tattiche sono sempre quelle: rombo all’inizio e poi 4-4-2 di sicurezza, con troppa svagatezza sia dietro che a centrocampo che davanti, forse per un po’ di braccino forse per la testa che è viaggiata troppo alta questa settimana.

JC è una sicurezza ma oggi non dovrebbe figurare tra gli stipendiati. Maicon macina chilometri ed è fonte costante di preoccupazioni per la fascia avversaria, se solo avesse davanti qualcuno in grado di aiutarlo costantemente. Maxwell a sinistra meno bene, ma fa il suo, se non che non capisce che è un terzino e non un centrocampista arretrato a coprire i centrali. Tra i centrali Burdisso rischia di lasciarci in dieci quando per coprire una sua stronzata quasi afferra per un piede l’avversario, mentre Chivu gioca con una spalla che entra o esce a piacimento. Matrix segna il suo primo gol e benedice vittoria e folla: con tutti i limiti che ha gliene siamo grati.

A centrocampo Cambiasso da il meglio quando gioca a ridosso delle punte, coperto da Zanetti, anche se si mangia TRE gol fatti che spero non si mangerà settimana prossima. Vieira ancora un po’ lento, ma con grande classe, anche se alcuni giocatori non l’aiutano. Stankovic da tutto quello che può anche se non è abbastanza. Davanti Balottelli conferma i suoi numeri e solo un miracolo del secondo portiere sardo gli leva la gioia del gol. Cruz fatica e spende quello che ha, senza contare che segna il suo centesimo gol in serie A: chapeau. Suazo invece si conferma il nostro contributo alla quota di categorie protette, mentre Crespo evidentemente non viene più visto da Mancini e la sua entrata a cinque minuti dalla fine significa: " se rimango io in panchina, tu è meglio che ti levi" Noi non siamo d’accordo, ma alla fine noi tifiamo Inter e speriamo che tutto sia per il meglio della squadra.

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Teoremi, patemi, almeno una buona notizia all’anno

26 Aprile 2008 Commenti chiusi

 

So che non sono proprio sul pezzo, dato che la notizia è del 24 aprile sera e io la sto dando dopo due giorni, ma purtroppo non sono stato online: il processo di Cosenza, basato su un teorema allucinante secondo il quale organizzare la partecipazione a un corteo costituisce in sé una associazione sovversiva, si è concluso con una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, con la formula "perché il fatto non sussite". Da questa notizia, di cui tutti dovrebbero essere più che felici, traiamo alcuni importanti insegnamenti – sperando che li traggano anche il pm Fiordalisi e i suoi amichetti del ROS: che il 270 bis non è che proprio attecchisca molto in Italia, almeno per ora, vuoi perché è un reato che vorrebbe colpire i militanti (e non ce ne sono più molti in circolazione), vuoi perché è un reato che si basa tutto su impostazioni accusatorie totalmente indiziarie e sempre deliranti. In secondo luogo questa sentenza avrà interessanti ripercussioni sul processo Diaz, nel quale alcuni difensori degli alti papaveri indagati volevano usare il processo/teorema come giustificazione dell’intervento: mi sa tanto che l’operazione laida non gli riuscirà, e anzi gli tornerà, come dire… un po’ nei denti. Cmq tripudio!

Notti al Mirtillo e le Emozioni dell’Uomo

21 Aprile 2008 3 commenti

Esistono persone che sono specializzate in pronostici, altre che sanno trovare le parole giuste in meno di un secondo, oppure in un’ora ma riducono al minimo la necessità di spazio per quello che si ha da raccontare, altre ancora che riescono a trasformare un’immagine in un discorso, e poi ci sono persone capaci di trovare la materia giusta per dare forma a quello che uno ha in mente, che sono in grado di prefigurare il proprio pensiero in maniera totalmente lucida, oppure di seguire uno schema dal primo all’ultimo punto senza un attimo di pausa. Ci sono persone capaci di trovare la combinazione giusta di ingredienti senza ricordarli, e altre che possono recitarti tutti i marcatori della serie A dall’inizio del girone unico. Il mondo è pieno di talenti, basta comprendere quello che ognuno ha, o in mancanza d’altro quello che uno vuole, e concentrare la propria volontà su questa unica, esile, incredibile possibilità.

Wong Kar Wai molto tempo fa ha deciso di essere un regista, e ha deciso che avrebbe parlato di poche cose: emozioni, colori ed esseri umani. Ogni volta che vedo un suo film mi rendo conto che non ha ancora smesso di raccontare tutto ciò, forse per merito suo, o forse per merito della complessità dell’uomo, semplice nelle sue emozioni, infinito nella possibilità di esprimerle. Ad acluni My Blueberry Nights non sarà piaciuto perché troppo decadente, ad altri perché troppo americano rispetto al solito Wong Kar Wai, ad altri ancora perché i dialoghi non sono tutti il massimo della vita. A me è piaciuto perché è Wong Kar Wai allo stato puro, immagini incredibili, colori che ipnotizzano la tua mente e il tuo cuore, poche parole ricercate in maniera un po’ ostentata, e non sempre con il miglior risultato, la narrazione dell’individuo eterno in primo piano e sullo sfondo.

Voto: 8,5

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Intriganti coincidenze

21 Aprile 2008 5 commenti

A volte nella vita si incrociano le esperienze più inaspettate, ed è giusto rendere merito a queste fauste occasioni. Tra i vari blog porno ed erotici che ho nella mia lista di feed ce n’è uno che ultimamente mi ha intrigato parecchio per l’approccio open diciamo e per le qualità della protagonista, che edita amatorialmente le proprie clip e ha messo su il proprio piccolo spaccio di dvd fai-da-te. Al sito sono arrivato a sua volta da una specie di portale di pornografia ed arte che ospita diverse cose interessanti, ma non sempre poi le pornsaints o i pornbishops si rivelano all’altezza delle prime aspettative. Mandy Morbid – questo il nome della nostra eroina – invece si diverte e con una ammirevole costanza ogni sabato pubblica un nuovo video, imparando nel processo a editare, tagliare e montare (non con risultati eccelsi in effetti ma non si può avere tutto dalla vita 🙂

Se fosse solo per questo non so se varrebbe la pena suggerirvi di fare un giro sul suo sito, ma la sua ultima fatica è degna di nota, dato che è il primo (forse non proprio, ma sicuramente non ne ho visti tanti di una qualità dignitosa) porno amatoriale del genere "stupro alieno con tentacoli" fatto in casa dall’inizio alla fine. Una pacchia per chi ama lo stile diy e che ricorda ai cultori di alcuni generi i primi tentativi di quello che adesso tutti venerano come un maestro: Peter Jackson. Non fraintendetemi, Mandy non è una regista di questo calibro, ma ha voglia di sperimentare e lo fa con risultati di discreta e divertente qualità. E anche il buon Peter avrebbe scambiato un po’ del suo talento con i talenti di Mandy! 🙂

Ma anche questo non sarebbe bastato, perché leggendo qua e là scopro che Mandy è fidanzata  con Zak Smith, che l’aiuta anche nelle sue avventure video amatoriali – lui non è molto performante in effetti – e che di "professione" fa l’artista visuale e il pittore. Il nome non mi suonava nuovo e quindi sono andato a spulciarmi le sue cose e ho scoperto che Zak è l’autore dell’opera di pittura più intensa legata al mio libro preferito, Gravity’s Rainbow di Thomas Pynchon: è proprio lui ad aver realizzato un’opera per ogni pagina del libro come potete vedere su the modern word. A questo punto la coppia Zak e Mandy è diventata per me qualcosa a metà tra un mito e una famiglia. Godeteveli anche voi

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Senzazioni

21 Aprile 2008 1 commento

Piove, e mi capita di fermarmi a riflettere: il corriere della sera mette in vendita 20 dvd sulla storia del fascismo intitolando la serie "i venti anni che hanno segnato l’italia" – senza accenni alla natura di questi venti anni; il futuro ministro dell’Interno, appartenente a un partito xenofobo, forcaiolo e buzzurro, propone di legalizzare le ronde "anti-crimine" opponendo alla loro presunta incostituzionalità affermazioni come "questi sono cavilli, ai quali antepongo la vita delle persone"; un parlamentare con una condanna per mafia a 9 anni, ma nonostante questo candidato, riverito, ed eletto, insiste nel voler leggere in pubblico in diretta nazionale i diari di Mussolini che ha comprato ad un’asta, ma che tutti gli storici considerano un falso clamoroso, e che guardacaso dipingono il duce come un puro di cuore, sensibile e sopraffatto dalla storia, non certo dalla sua mitomania dittatoriale; alle celebrazioni del 25 aprile il sindaco di alghero, dello stesso partito del futuro presidente del consiglio, vieta la canzone Bella Ciao durante le celebrazioni.
C’è un’aria strana in Italia, no? Non è per nulla salubre, ma la gente sembra non accorgersene, tanto basta buttare tutto sui "clandestini", sui "criminali", su questo e su quell’altro, ma mai su noi stessi e sul modello di società che ci siamo scelti e che abbiamo costruito in tutti questi anni. Il popolo italiano ha la memoria corta, e se ne accorgerà quando sarà troppo tardi. Ppn, mio fedele commentatore, si prepara a suo modo, ma forse a molti converrebbe semplicemente emigrare, che di mete dove si respira un’aria un filo migliore non c’è che la scelta.

PS: nel frattempo a Bolzaneto le difese degli imputati si arrampicano sugli specchi cercando di dimostrare che alla fine quello che è accaduto non è colpa di nessuno. Siamo d’accordo con loro che quanto avvenuto a Bolzaneto avviene nelle carceri tutti i giorni e che sarebbe stato bello individuare molti più autori materiali di atti gravissimi di violenza contro detenuti, ma NON siamo d’accordon con loro nel ritenere la vita nelle carceri di tutti i giorni corretta e improntanta alle necessità di sicurezza, né che gli attuali imputati siano dei santi per caso incastrati dai cattivi pm. Pietà.

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Ancora pochi passi…

21 Aprile 2008 5 commenti

 

Va bene che la condizione fisica è quella che è, e appena si trova un campo bagnato e un avversario un filo motivato l’Inter sembra perdere quella ritrovata lucidità delle ultime gare, ma non dobbiamo per forza accumulare handicap nella forma di persone chiaramente appartenenti alle categorie protette, tanto per lasciare un po’ di margine agli avversari. E non parliamo solo di Suazo, che ormai non mi stupirei di vedere arrivare allo stadio con un accompagnatore del comune, ma anche di Mancini che dovrebbe evitare di sedere in panchina nei momenti in cui è in stato confusionale: merito vada a Mihajilovic che lo fa ragionare un minimo (e che infatti si prende la giusta ribalta davanti alle telecamere).

I granata giocano la loro migliore partita nel girone di ritorno (e non sono i primi a  farlo contro di noi, vai a sapere se  per demerito dell’Inter o per merito degli avversari), e come altre non sono sicuro che ripeteranno la prova settimana prossima a Roma. L’Inter sembra tornata poco brillante fisicamente come nella partita contro Lazio e Genoa, ma speriamo sia solo una serata no e che i ragazzi possano stringere i denti per colmare i pochi passi che ci mancano per l’obiettivo. Mancini parte con il maledetto rombo, come da diverse partite a questa parte, non rendendosi conto che: a) il rombo funziona se tutti i giocatori sono al meglio; b) il rombo funziona se i terzini salgono e scendono come lippe per tutta la partita; c) uno dei due attaccanti fa salire la squadra creando la superiorità numerica. Dato che nessuna delle tre condizioni in questo momento si verifica nell’Inter non si capisce perché insistere con sto cazzo di rombo. 

Infatti dopo pochissimo passa al 4-3-3, chiedendo a Balotelli e Stankovic (sempre dalla sua bara) di supportare Cruz (anche lui imbalsamato anche se gloria gli sia data per il gol). Poi a un certo punto passa al 4-4-2 e sono gli unici dieci minuti decenti della partita. Poi ritorna al 4-5-1, ma non ce n’è. Nel secondo tempo mi è sembrato di vedere l’Inter di Trapattoni, se non che siamo nel 2008. Meno male che il campionato è quasi finito, ma ci sarà da discutere molto rispetto alla capacità di gestione sia delle gare in corso, che della tenuta fisica nell’arco di un anno.

Veniamo alle individualità, oggi tutte sotto tono: Julio Cesar para anche con i gioielli di famiglia, e fino a che sta in questa condizione, è una grande sicurezza; Maicon e Maxwell (spostato dietro dopo che Mancini per l’ennesima volta nella stagione lo schiera a centrocampo sulla fascia davanti a Chivu) offrono sufficienti garanzie sulle fasce, mentre non si può dire altrettanto di Matrix e Burdisso, diligenti ma vittime di enormi e improvvise amnesie. A centrocampo Zanetti non riesce a dire la sua con la solita autorevolezza, e anche Cambiasso e Chivu sbagliano quintali di controlli e di appoggi, segno di scarsa concentrazione o di cacarella proprio nel giorno in cui guadagnare due punti sulla Roma. Stankovic darà pure tutto quello che ha, ma non è molto in sto periodo. Cesar dura si e no 20 min, poi si spegne e sbaglia un paio di appoggi in contropiede che gridano vendetta. L’arma in più in questo periodo è Supermario, che però fa un braccio di ferro con Mancini rispetto alla sua posizione e giustamente perde il confronto, ritrovandosi sostituito al 37esimo e con una settimana in cui prenderà un sacco di schiaffoni alla pinetina. Davanti quando c’è lui però le cose si muovono molto meglio, nonostante la scarsa comprensione in termini di posizionamenti con El Jardinero. Suazo è meglio non commentarlo, dato che come detto a inizio del post ormai è stato iscritto nelle categorie protette: i diversamente abili hanno un campionato a parte e non vengono pagati 3 milioni all’anno, rispedirlo al mittente in cambio di Acquafresca, grazie. 

La partita poteva essere sottotitolata come: "ancora pochi passi e ce la facciamo mettere in quel posto di nuovo", mentre è finita soffrendo e non meritando con un "ancora pochi passi e siamo arrivati". Forza ragazzi. 

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Partitaccia di necessità

17 Aprile 2008 Commenti chiusi

 

Quando tutti insistono a dire che le riserve dell’Inter sarebbero una squadra titolare in sé dovrebbero rivedersi questa partita: se è vero che nel complesso della  Beneamata titolare una o due riserve non squilibrano troppo il rendimento, quando le mettete in campo tutte assieme mostrano tutti i loro limiti. La partita è una necessità, va giocata, ma uno 0-0 che rimanda tutto al ritorno va più che bene, con un tempo per parte a cercare il gol senza trovarlo. E’ anche vero che contro una lazio al completo basta una raffazzonata Inter di riserva per portare a casa un pareggio, cosa che fa rimpiangere i due punti lasciati sul campo dell’Olimpico. Nonostante la partitaccia, in uno stadio tristemente vuoto (ci saranno state sì e no 10.000 persone a San Siro), proviamo a trarre delle indicazioni sia in positivo che in negativo dal match.

Toldo non è giudicabile per una partita come questa, mentre nel comparto difensivo spicca la buona prova di Chivu, che appare perfettamente recuperato per le gare di campionato che ci attendono. Burdisso come terzino destro è una scelta che farebbe tremare anche i più temerari, ma psycho-padroncito non delude e fa buona guardia senza dare di testa. Matrix si vede che non è lo stesso della scorsa stagione, mentre Cesar appare recuperato come decente riserva. Decente, non esagerate andando oltre questo giudizio.

La vendetta del mancio nei confronti di Figo dopo l’ingresso al 43esimo del secondo tempo di Inter-Fiorentina si completa  con la maglia da titolare, che però dura meno di un tempo, dato che il fuoriclasse portoghese dimostra di non avere più di 40 minuti nelle gambe. Solari è sempre più inguardabile e spreca le poche azioni che abbiamo con un leziosismo lento ed esasperante, così come Jimenez totalmente impalpabile, oltre a guadagnarsi la palma dello sprecone peggiore, quando una palla perfetta viene stoppata e tirata in 10-15 secondi, tempi biblici. Maniche forse è il migliore del centrocampo schierato dal primo minuto, prova a tirare dalla distanza con poca fortuna e ci mette tanta voglia. Bolzoni gioca più di un tempo e lascia aperta la domanda del perché gli si preferisca Pelé dato che porta a casa un’ottima partita. Siligardi gioca solo venti minuti, ma mostra ottima personalità e un ottimo piede sinistra: quasi certamente andrà in prestito l’anno prossimo, sperando che sbocci in pieno. 

Davanti Suazo si conferma un flop totale: non imbrocca un movimento, non si libera mai, cerca improbabili rigori buttandosi come il peggio Inzaghi, e ormai non fa più neanche i suoi famosi scatti. Crespo invece nonostante i limiti di corsa e fiato dati da età e stagione travagliata, mostra di essere uno dei pochi in campo che gioca a calcio. Prezioso. Ora testa a domenica per il campionato.

 

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