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Pynchon: una moderna epica politica

9 marzo 2007

 

Questa è solo una prima idea buttata giù di getto. Quando cerco di raccontare a chi me lo chiede perché Pynchon sia per me forse il più grande scrittore vivente e uno dei più grandi del Novecento, vengo colto da afasia quasi totale. Le sensazioni che evoca in me ogni romanzo dell'oscuro scrittore trascendono la parola 🙂

 

Pynchon: una moderna epica politica

E' pressoché impossibile pretendere di scrivere una opinione esaustiva su un romanzo di Thomas Pynchon. L'impresa necessiterebbe di scrivere un libro altrettanto voluminoso se non di più. Questo è uno dei tratti che me lo hanno sempre fatto accomunare, nel mio personale pantheon letterario solamente a un altro autore degno di altrettanta venerazione: James Joyce. Il punto è che i tratti in comune ai due autori sono molti di più che quelli che si potrebbero volere accettare (infatti immagino già gli “esperti” che si ribaltano nelle sedie insultandomi a voce più o meno alta, a seconda della loro onestà 🙂

Against the Day è sicuramente il libro più vicino a Gravity's Rainbow scritto da Pynchon (e non per il volume delle pagine, inquietantemente simile :), ma soprattutto penso che i due siano i suoi libri meglio riusciti. Quando ho chiuso l'ultima pagina, avevo voglia di rileggerlo per coglierne ancora meglio le sfumature, di riassaporarlo, di ricostruirlo. L'ultima frase come per il libro del '73 mi ha lasciato una sensazione languida tipica di quei momenti in cui non vorresti fare altro che assaporare l'ultima cosa che hai fatto per non perdere la stima della sua bellezza.

Soprattutto Against the Day è la spiegazione più eloquente del parallelismo tra Joyce e Pynchon, un pizzico di politica in più per il secondo, un pizzico di stile letterario in più per il primo, ma la sostanza rimane quella di un'epica moderna e umana, che echeggia i meccanismi dell'epoca classica per raccontarci il presente e la vita. I libri di Pynchon, anche se i suoi detrattori sostengono il contrario, sono quanto di più vicino abbiamo a tutto questo.

Come scrivevo all'inizio, una opinione completa sul libro mi costringerebbe a scrivere a mia volta un libro, in una specie di caleidoscopica ricorsione di borgesiana memoria. Per parlare di Against the Day e di Pynchon è necessario scegliere un punto di vista.

Against the Day è un libro contro il pensiero unico del giorno, che si staglia contro la luce del giorno per sottolineare i chiaroscuri della storia e della vita delle persone, lungo una linea del tempo che non sempre è quella che si immagina, lungo percorsi cronologici che avrebbero potuto portare altrove. Il gioco di senso e significati inizia dal titolo il processo di rifrazione. Non stupisce che negli Stati Uniti il libro sia stato aspramente criticato (come lo fu anche Gravity's Rainbow) considerato l'attacco senza mezzi termini all'American Way of Life che il libro rappresenta a un lettore superficiale. In realtà andando più a fondo Pynchon cerca di riscoprire gli elementi “positivi” dello stile di vita in cui è nato proprio a partire dal loro doppio: il pensiero unico, la paura del diverso, il razzismo, le persecuzioni nei confronti di tutti coloro che si sono opposti a un certo modo di pensare e immaginare il Grande Sogno Americano.

Against the Day è prima di tutto una family saga, la storia di una famiglia di dinamitardi anarco-sindacalisti e cowboy, un epica che parte direttamente dal cuore dell'identità americana, da quel Far West culla della conquista del territorio americano e del modello capitalistico americano, nel quale si agitavano però anche gli elementi di antitesi di quello stesso modello. Il libro è prima di tutto una contro-epica di sorta, in cui gli eroi sono i bombaroli, i reietti, quelli che non hanno nulla se non la loro umanità.

La famiglia Traverse attraversa la storia americana e mondiale trascinandosi dietro l'eredità di dimestichezza con gli esplosivi, la vendetta contro chi ha tolto loro tutto, la propensione a incazzarsi come delle iene per qualcosa di trascendente.

L'elemento politico attraversa tutto il romanzo, e non solo perché un lettore come me lo cerca per propria deformazione psichiatrica, ma perché ne è una delle chiavi di interpretazione fondamentale.

Ma la chiave di lettura che più avvicina Pynchon e questo suo romanzo a Joyce e al suo Ulisse è un altro, non semplice da spiegare e da trasmettere senza attraversare le mille e cento pagine del libro. In realtà è un elemento forte di continuità con l'epica classica, mano a mano perso nell'epica moderna fatta di troppi (super)eroi (in questo la stoccata leggendaria di Watchmen difficilmente può essere scordata 🙂

Gli eroi di Against the Day vivono al culmine della loro umanità, il loro eroismo se così si può chiamare è trasportato nella dimensione di attraversamento della storia mondiale e del sogno, dell'immaginario, su vettori, come direbbero loro stessi, che individuano piani di esistenza al di là del canonico spazio tridimensionale.

I personaggi del libro di Pynchon esaltano la loro dimensione umana creando un collegamento diretto con la nostra vita, e con il loro carico di contraddizioni, di errori, di limiti affrontano la storia del mondo in un viaggio che diventa epico solo nella sua complessità come affresco.

Allo stesso tempo la famiglia Traverse, Merle e Dahlia Rideout, Yashmeen Halfcourt, Lew Basnight, la famiglia Vibe, si rifrangono su un quarzo islandese e attraversano la sottile barriera del sogno e della fantasia, proiettando la propria epica nel terreno minato di realtà in cui le connessioni causa-effetto non funzionano come nella realtà di tutti i giorni, in cui il tempo e le altre dimensioni non sono scontate, né le uniche. Attraverso il loro doppio visto attraverso uno specchio veneziano, approdiamo all'altro lato della storia, quella che sarebbe potuta essere, quella che è stata anche se nessuno l'ha potuta vivere se non nei propri sogni, l'epica ipotetica, la mitopoiesi.

Le nostre guide in questo pezzo del viaggio, il nostro Virgilio e il nostro Caronte, sono gli Amici dell'Azzardo e il loro dirigibile Sconveniente: sono loro, creature al margine dell'immaginario e del reale che attraversano pianeti, dimensioni, ipotesi, fantasia e storia per approdare nella vita dei personaggi, per ispirarla e leggerla. E sono loro che nella loro immutabilità e impermeabilità alla fissità degli eventi, del tempo e dello spazio, ci portano nei cieli per osservare il mondo dalla distanza giusta che evidenzia la relatività di tutto quello che accade e allo stesso tempo la necessità di battagliare ogni singolo millimetro di speranza.

Against the Day, come rivela anche l'autore in alcuni passaggi delle vite dei personaggi, è un inno al nichilismo, all'esiguità delle possibilità e alla necessità di inseguire l'impossibile, senza illudersi ma senza mai mollare, il gioco della vita e del sogno nella sua massima espressione, l'imprevedibilità delle scelte e degli eventi, l'umanità di questa impossibilità di previsione e di questa possibilità di immaginazione.

 

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  1. 10 marzo 2007 a 8:24 | #1

    Io devo ancora finirlo (mi hai superato in corsa!), ma già la tua recensione mi sembra azzeccatissima. Io non saprei davvero da dove cominciare per parlare di questo libro, e non ci proverò nemmeno… 😉

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