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Inter-mittenze

2 Marzo 2009

 

Il big-match di San Siro con la Roma si conclude con un pareggio rocambolesco: come al solito i giallorossi a Milano si esaltano e come al solito l’Inter paga gli sforzi di concentrazione con dei cali di tensione mostruosi. Nel primo tempo i nerazzurri non entrano in campo: in panca Ibra, spazio a Mario; in panca Vieira, spazio a Maxwell. Scelte funeste, che ci costringono a giocare in nove per 45 minuti: se Maxwell pensa di valere un rinnovo a cinque milioni di euro come pretende Raiola, mi sa che deve fare qualcosa di più che scomparire dal campo manco fosse David Copperfield. Mario è il simbolo dell’Inter di oggi, nel bene e nel male, quando per 45 minuti non tiene un pallone – imparando così cosa significa giocare al posto di Ibra – e quando nel secondo tempo corre come un treno e crolla sfinito al suolo al fischio finale. Per giocare in serie A devi dare tutto, non puoi mollare mai, e se non lo fai a 19 anni, quando cazzo lo farai mai? In ogni caso regaliamo due gol alla Roma (il primo molto bello, il secondo frutto di una paperissima Maicon-Julio Cesar che non rende merito al fatto che quei due sono i migliori nei rispettivi ruoli al mondo) e torniamo negli spogliatoi con la sensazione che potrebbe finire male oggi. Come al solito il posticipo serale ci porta una sfiga atomica.
Nel secondo tempo Mou scuote i suoi negli spogliatoi, toglie il fantasmino Casper con il 6 sulla maglia che da oggi penso vedrà solo e sempre la panchina, e mette Vieira, spostando Cambiasso a fare il centrale difensivo con sonora bocciatura di Burdisso – se ancora ce ne fosse bisogno – e un Figo che per 25 minuti (fino a quando gli regge) è la nostra arma in più. Quando prendiamo di nuovo coscienza di chi siamo la Roma si spaventa, si schiaccia indietro e piglia tre pere: forse se fossimo entrati in campo con la stessa determinazione nel primo tempo non avremmo portato a casa un punto ma tre. La differenza è tutta nel carattere del secondo tempo, ma non possiamo permetterci contro squadre forti tali cali di tensione, perché li paghiamo sempre carissimi. Memento il terzo gol. E settimana prossima c’è semifinale di Coppa Italia e Marassi, due sfide non facili che dobbiamo affrontare diversamente. Poi ci sarà tempo per pensare al Manchester.

Venendo ai protagonisti. Julio Cesar non è nella sua serata migliore: il gol che prende da Riise non è degno di lui, una roba da oratorio; il resto della partita ordinaria amministrazione, niente di speciale, niente di pessimo. Maicon spinge moltissimo sulla fascia, ma anche lui non è in giornata: sul secondo gol si fa uccellare due volte da Riise, un paio di volte sbatte contro il terzino norvegese e non rientra rimanendo su a lamentarsi nell’aria avversaria. Non è da lui, e sono sicuro che lo sa. Santon fa la sua partita e ancora una volta è l’unico che non perde la testa: ha il demerito di farsi saltare da Motta complice un rimpallo che segue la Grande Legge dei Rimpalli contro l’Inter nell’azione del primo gol. Per il resto niente da dire. Cordoba e Burdisso sono una coppia temibile di centrali, soprattutto il secondo soffre i giocatori capaci di geometrie veloci, infatti Mou lo toglie nel secondo tempo e nessuno ne soffre la mancanza. Cordoba ci da qualche brivido, ma con di fianco Cambiasso nel secondo tempo fa le consuete minchiate in anticipo salvo poi recuperare quasi sempre. Quasi.
A centrocampo Zanetti fa una partita di copertura. Il fatto che nel primo tempo sia l’unico nerazzurro a tirare in porta la dice lunga sulla concentrazione dell’Inter. Di Cambiasso come al solito – e come finalmente dice il Mou – ce ne vorrebbero tre. Oggi ne ha due: uno a centrocampo e uno in difesa. Manca quello in attacco, ma non si può pretendere tutto. E onestamente gli perdono la cappella che ci costa il terzo gol, ma che attribuiscono più che altro a Vieira. Proprio il francese è la smentita di sé stesso: se avesse giocato con il ManUTD come ha giocato stasera avremmo preso sicuramente tre fichi; meno male che Mou sa che deve ancora mettere in rodaggio il motore. Tre palle perse da Patrick ci rischiano di costare molto care, ma anche alcune sue aperture dimostrano quanto abbiamo bisogno di un giocatore come lui. Stankovic è in una giornata opaca, ma fino a che è in campo da tutto quello che ha: non si può eccepire nulla. La mossa vincente della partita è Luis Figo: nei 25 minuti in cui ha benzina semina il panico tra le linee nemiche; poi cala e perde una serie di palloni che gridano vendetta. Da lui bisogna sapere che ci si può aspettare mezzo tempo, non di più. Peccato non averlo avuto quando durava 90 minuti, e ci toccherà per sempre ringraziare quella merda di Nedved per questo. Bastardo gobbo.
Un discorso a parte merita Maxwell: un giocatore che da quando è stato scavalcato nelle gerarchie da Santon, è diventato un ameba. Assurdo. E batte pure cassa per un rinnovo a cinque milioni di euro. Vergognati. L’unica azione giusta che fa, viene fermata da Rizzoli che nega la regola del vantaggio guarda caso con l’uomo dell’Inter già praticamente in porta. Strano, no?
In attacco abbiamo una serie di problemi. Mario ha la chance di dimostrare che può caricarsi in spalla la squadra come fa Ibra. Dimostra il contrario: giocare in serie A vuol dire sudare novanta minuti, impegnarsi sempre, non mollare mai. Per un tempo fa il pirla. Poi rientra con la faccia larga il doppio per gli schiaffi che si è preso nello spogliatoio: grinta, determinazione, e mestiere. Mette dentro due palle e quasi una terza che lo consacrerebbe dopo i mugugni di tutto lo stadio per l’indolenza mostrata nei primi quarantacinque minuti. Ovviamente i rosiconi passeranno la settimana a dire che gli abbiamo rubato un pareggio (come l’anno scorso con Mexes che ancora recrimina il sacrosanto rosso che si è preso in faccia), ma come ha detto il mister, al Milan quest’anno hanno dato almeno cinque rigori così e nessuno ha fiatato. Per cui muti pure adesso.
Adriano è la solita lavatrice con un po’ di buona volontà in più. Speriamo ci facciano un’offerta dignitosa e che se ne vada a giocare altrove. Ci sarà ancora utile fino a fine anno, ma mi auguro che nessuno si lasci convincere da un essere umano che non tornerà mai più il fuoriclasse che è stato.
Valdanito entra in campo con tutta la sua rabbia e pareggia una partita incredibile. Se lo merita, si merita l’ovazione dello stadio. Sta passando una stagione difficilissima, i limiti della sua età traspaiono nel suo rendimento e la scarsa considerazione di Mourinho era nota già ai tempi del Chelsea. Sapeva che sarebbe stato così e per quanto lo stimo avrei preferito che si evitasse le umiliazioni di un anno da panchinaro fuori anche dalla lista Champions. Meritava di più: ma sappia che i tifosi non lo dimenticano e che lo rispetteranno sempre. Il gol di stasera è uno dei sigilli di questo affetto eterno per il campione argentino. Amati un po’ anche tu, Hernan, e fai le ultime stagioni in piazze dove puoi giocare e segnare ogni domenica, come meriti.

In fin dei conti il pareggio è un risultato che per noi è oro colato. E un pareggio con la Roma in casa ci può stare. Più che il pareggio con il Torino o la sconfitta nel derby di andata. Partita affrontata con la mentalità sbagliata e non finita in un tracollo perché davanti alla fine c’è la solita sciupona Rometta. Peccato come al solito non aver approfittato per mandare i cugini a -14, ma solo a -12, e per aver riaperto le speranza di quell’accozzaglia di merde bianconere. Ora ancora due partite, importanti e dure, in quel di Genova. Prima di pensare al Manchester, giochiamoci queste, senza sconti e senza mollare un centimetro. Forza Inter.

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