Milano-Portugal in 2 minuti (cit) – Parte 2 – Algarve

22 agosto 2013 Commenti chiusi

L’Algarve è la regione meridionale del Portogallo che si affaccia direttamente sull’Oceano Atlantico e guarda il Marocco dalle sue sponde. Noi ci siamo andati per il mare e le spiagge quindi le nostre raccomandazioni sono tutte orientate a questioni molto poco culturali, ma più goderecce.

In generale l’Algarve in agosto è un carnaio, soprattutto la maggior parte delle spiagge e le città nelle zone che vanno da Albufeira a Lagos (Faro è più quieta), ma i paesaggi sono talmente incredibili da permettervi di soprassedere. In più basta spostarsi di poco nelle vie laterali del centro della città (a Lagos) o in spiagge un po’ meno raggiungibili e vi ritroverete con un numero umano di umani. Certo, se volete i luoghi deserti e ancora inesplorati dovevate andarci 20 anni fa, ma ancora oggi qualche posto qua e là non particolarmente infestato da turisti (come voi peraltro) lo potete trovare.
Noi abbiamo fatto base in due città: da un lato Faro, tranquilla e un po’ sonnecchiosa, senza una spiaggia, ma collegata con molti luoghi magici; dall’altro Lagos, affollatissima ma vicinissima a spiagge mozzafiato. Entrambe possono essere piacevoli per motivi diversi: se volete un po’ di vita certamente meglio Lagos, se preferite stare più quieti allora vi consigliamo Faro. Una buona via di mezzo? Carvoeiro, ma purtroppo è molto mal collegata al resto della costa, per cui se siete senza un motorino sono cazzi amari.

TRASPORTI

Per raggiungere l’Algarve potete atterrare all’aereoporto di Faro e prenotare un servizio chiamato “cheapest taxi” per farvi depositare in una qualsiasi località del resto della regione. Alla fine sono 100 km di costa e non è così drammatico spostarsi di qualche decina di chilometri in qua o in là.
Un’altra possibilità sono i treni e gli autobus da Lisbona e da altre città portoghesi (magari cogliendo l’occasione di visitarle): il sito delle ferrovie portoghesi è ben fatto e i treni sono comodi e puliti; per gli autobus avete due principali compagnie, ma quella che serve l’Algarve con maggiore regolarità è EVA, i cui bus diretti sono precisissimi. I costi sono analoghi.
Per spostarvi da un posto all’altro una volta che avete scelto dove state avete varie possibilità: treni (occhio che spesso le stazioni sono belle distanti dalle spiagge), autobus (ma occhio agli orari e che nelle località meno collegate sarete costretti a cambi con discreti tempi di attesa), auto o motorino a noleggio.
Se dovessimo consigliare qualcuno: prenotate una macchina o uno scooter 125 anche dall’Italia (il più economico a Lagos e Faro è luzcar, ma a Lisbona si trovano una marea di piccoli rent a car molto convenienti) per una decina di giorni, alla fine riuscirete ad andare dappertutto e anche in posti più difficili da raggiungere. I costi se non affittate una macchina o una moto per un giorno ma per svariati crollano drasticamente (da 50/60 euro al giorno a 20).

VITTO E ALLOGGIO

Anche in Algarve il vitto è economico: ovviamente se vi fermate al primo ristorante che trovate in centro senza sbattervi un minimo la cosa potrebbe non essere vera, ma basta girare un po’ e guardare i menù per trovare i posti giusti anche in location incredibili. Come al solito dovete mettere in conto piatti unici da 8-14 euro a testa e da bere, ma di solito se schivate gli antipasti con 30 euro in due vi sconfanate pesce a volontà.
A Faro consigliamo vivamente la trattoria Adega Nova dove abbiamo gustato degli spiedoni di calamari incredibili e delle vongole al vino squisite; anche la taverna al centro della città vecchia con il suo pesce fresco e i suoi tavoloni da condividere con chi capita capita è imperdibile; terza posizione per la Tasca di Ricky, un ristorantino gestito da un ragazzo di Faro che ama la sua terra e si diverte a chiacchierarne mentre vi offre specialità locali.
A Lagos l’offerta di locali è un tripudio ma tocca fare delle scelte: noi abbiamo apprezzato il Bora Café, un ostello/caffeteria/insalateria/frulleria in centro, ma appena fuori dalle vie principali, e il ristorante “O Camilo”, solitario locale di pesce a picco sulla spiaggia più suggestiva di Lagos (omonima). Il punto è che girando un po’ si trovano soluzioni ottime come rapporto qualità/prezzo come ad esempio il trani “A Cascada) in una piazzetta pacifica e riposante a 10 metri dal carnaio delle vie centrali di Lagos: abbiamo mangiato in due con 15 euro!!!

Per quanto riguarda l’alloggio la situazione è più complessa. Sia a Faro che a Lagos ci sono ottuordicimila pensioni, affittacamere, alberghi e chi più ne ha più ne metta. In alta stagione costano abbastanza anche soluzioni non proprio ottimali (circa 55 euro la doppia con bagno in un residencial), ed è quasi tutto pieno, ma adattandosi sono convinto che sul luogo si strappino condizioni un po’ più favorevoli. Certo per star sicuri meglio prenotare prima. Le pensioni dove siamo stati noi erano decenti anche se le stanze erano piccole e il costo alto non includeva neanche la colaizone, però non ci siamo arrischiati a rimanere senza soluzioni e a dover girare come trottole.
Le soluzioni ottimali sono due: campeggi (piuttosto economici) oppure affittare un appartamento tramite siti specializzati (ne avevamo trovato uno con piscina a 400 euro per dieci giorni in agosto!) soprattutto se si prende in considerazione l’ipotesi di affittare un mezzo per spostarsi autonomamente. Se si è in quattro la soluzione auto+appartamento in affitto è perfetta; in due bisogna cercare bene e forse i costi non si discostano molto dall’andare in pensione e dall’usare i mezzi pubblici, con la differenza di avere a disposizione un appartamento intero (magari con piscina condominiale) e di poter raggiungere anche i posti più belli e assurdi con l’auto o la moto.

SPIAGGE E MARE

Sostanzialmente potete dividere l’Algarve in 3 zone dal punto di vista delle spiagge e del mare: la zona intorno a Faro e Tavira, con le sue lagune, le sue isole sabbiose e l’oceano che vi si infrange con onde lente e non troppo violente; la zona intorno a Lagos e Sagres con i suoi faraglioni, le spiagge dorate e l’acqua cristallina; la zona oltre Cabo Sao Vicente che si affaccia sull’oceano aperto per chi ama il surf e il vento incessante.
Noi abbiamo visitato sostanzialmente le prime due zone: le spiagge sono spesso piuttosto affollate d’agosto, ma il mare è bellissimo e il contesto paesaggistico stupendo, quindi non vi fate scoraggiare.

Di fronte a Faro avete tre isole sabbiose che proteggono la laguna salina dall’Oceano Atlantico e che costituiscono le spiagge della cittadina. Sono tutte e tre raggiungibili con un traghetto in tempi variabili e a seconda del tempo/costo/distanza coperta dal traghetto sono ovviamente più o meno affollate. Se amate la spiaggia infinita, il mare piatto e la solitudine (o comunque la bassa densità di popolazione) il posto giusto per voi è l’isola deserta (nome affettuoso riservato alla Ilha Barreta dai locali): c’è un solo bar/ristorante, una quarantina di ombrelloni di paglia e circa 6 km di spiaggia da colonizzare; il problema è che arrivarci necessita di circa 45 min di traghetto per 10 euro andata e ritorno.
Un tempo anche la spiaggia dell’isola di Tavira era un paradiso, ma è diventata molto più affollata, anche se essendo lunga circa 8 km non si fatica a trovare un po’ di aria e di spazio dove piazzarsi senza rompiscatole di fianco. Ovviamente bisogna camminare, ma da Tavira il traghetto costa solo 3.80 andata e ritorno per circa 30 minuti di tragitto.
Un posto un po’ fuori mano ma incantevole è Cacela Velha: dovete arrivare in treno fino a Cacela, poi prendere un taxi o fare autostop fino a Cacela Velha, da cui prendere un moto taxi o guadare a piedi la laguna. Il posto è tranquillo e la spiaggia bellissima: inoltre in cima alla rocca di Cacela Velha c’è una trattoria specializzata in vongole e ostriche eccellenti e a buon mercato.

Al capo opposto dell’Algarve Sagres è famosa più che altro come tappa per andare al Faro posto sul punto più occidentale dell’Europa continentale. Appena usciti dalla città in direzione di Cabo Sao Vicente trovate la spiaggia di Sagres, bella e animata; a metà strada tra Sagres e il capo si trova la Praia do Beliche, deliziosa e molto amata da chi apprezza il vento.
Le spiagge più belle e scenografiche sono però intorno a Lagos: lasciate perdere le arcinote Meia Praia e Praia da Rocha (che è però a Portim%C3%A3o a mezz’oretta di autobus da Lagos) perché sembrano Rimini e Riccione; appena a Ovest di Lagos di sono tre spiagge meravigliose anche se ad agosto sono molto affollate: Praia do Pinhao (paradossalmente la più vicina e la meno affollata inspiegabilmente); Praia Dona Ana (un carnaio); Praia Camilo (la più bella e un po’ meno affollata grazie ai 200 gradini necessari a raggiungerla). Se volete però andare in un posto che è un vero paradiso anche in alta stagione dovrete andare a Carvoeiro, uscire un attimo dalla strada principale lungo una ripida salita e arrivare fino a Praia do Paraiso: un posto magico e imperdibile.
Se dovessimo consigliare cosa fare per vivere un mare splendido e una vacanza piacevole in Algarve non abbiamo dubbi: Carvoeiro per dormire e Praia do Paraiso per nuotare e prendere il sole. A meno che non andiate fuori stagione e allora le spiagge e l’ambiente di Lagos diventano molto più gestibili.

Milano-Portugal in 2 minuti (cit) – Parte 1 – Açores (Azzorre)

22 agosto 2013 2 commenti

Le Azzorre sono un arcipelago di nove isole vulcaniche (piu’ altri sassi sparsi) formatosi dove le placche americana, africana e eurasiatica si incontrano. Le isole sono divise grosso modo in tre gruppi: il gruppo orientale formato da Corvo e Flores; il gruppo centrale formato da Sao Jorge, Terceira, Graciosa, Pico e Faial; il gruppo occidentale formato da Sao Miguel e Santa Maria.
Noi abbiamo visitato Terceira, Sao Miguel e Santa Maria. Ci sarebbe piaciuto fare un salto a Pico, ma il tempo e’ tiranno e tocca fare delle scelte.

TRASPORTI

E’ possibile arrivare e partire dalle isole sia con aereo che con traghetti: il problema principale dei traghetti e’ che nella maggior parte dei casi e’ piu’ facile comprare i biglietti in loco e che non tutti i giorni ci sono traghetti per tutte le isole. Se volete spostarvi in nave (30-50 euro a testa a seconda della distanza) dovrete adattarvi ai tempi delle compagnie che gestiscono i traghetti, altrimenti potete spendere un po’ di piu’ e programmare con precisione arrivi e partenze in aereo con SATA (circa 70/100 euro a volo).
All’interno delle isole spostarsi autonomamente non e’ facilissimo: per le isole piu’ piccole (come noi su Terceira e Santa Maria) potete noleggiare un motorino (circa 25/30 euro) e girarvi in un giorno tutte le strade dell’isola, un ottimo modo per conoscere il territorio e decidere dove spendere piu’ o meno tempo. Sulle isole piu’ grandi se volete fare questo tipo di perlustrazione vi tocchera’ affittare una macchina (circa 40/50 euro minimo).
Spostarsi usando gli autobus locali non e’ proprio comodissimo dato che nella maggior parte dei casi non sono pensati per i turisti ma per il pendolarismo locale (eccezione: Santa Maria, almeno in un paio di casi), e quindi ce ne sono uno la mattina presto e uno la sera verso le 19 o le 20. Se volete stare fuori a mangiare in un posto diverso da quello in cui alloggiate, mettete in conto la spesa di un taxi, l’autostop o lunghe camminate (anche se le isole sono piccole parliamo sempre di qualche chilometro). Per gli specifici servizi di bus e cosa visitare con questo mezzo di trasporto vi rimando al paragrafo sulle singole isole.

VITTO E ALLOGGIO

Il vitto e’ ancora molto economico sia nelle Azzorre che in Portogallo: parliamo di cene di pesce da circa 15 euro a testa o di cene piu’ “rapide” con anche meno. Soprattutto bere e fermarsi a sorseggiare qualcosa in un bar e’ incredibilmente alla mano: la birra piccola costa circa 1 euro e anche una bibita (e senza servizio al tavolo a maggiorare la consumazione!). Ovviamente si trovano anche possibilita’ piu’ di lusso, ma basta guardarsi intorno per trovare i posti con il giusto rapporto qualita’/prezzo. Fate conto che quasi sempre i piatti includono il contorno quindi se costano 9/12 euro dovete tenere in considerazione che sono praticamente piatti unici. Viceversa occhio al cosidetto “coperto”, ovvero pane, formaggio, burro e olive che trovate gia’ sul tavolo quando vi sedete: ognuna delle cose che consumate viene pagata a parte, e anche se ognuna costa poco nel complesso possono far lievitare il conto senza che ce ne si renda conto.
Dormire invece e’ meno economico, soprattutto in alta stagione. Per noi e’ stato difficile trovare posti a meno di 40/50 euro per una doppia (anche se in teoria muovendosi per tempo e’ possibile aggirarsi intorno ai 30 euro, soprattutto sulle isole piu’ grandi), mentre i posti in camerata sono nell’ordine dei 15/17 euro. Sulla possibilita’ di trovare dei posti accessibili economicamente al momento del proprio arrivo ho raccolto opinioni contrastanti: ho visto turisti chiedere disperatamente un alloggio a qualsiasi prezzo e incontrato una famiglia di italiani che non ha avuto alcun problema a trovare sistemazioni una volta giunti sull’isola. Immagino che basti adattarsi e avere voglia di spendere un po’ di tempo una volta arrivati a chiedere e girare alla ricerca di un posto dove dormire.

ALTRE AVVERTENZE GENERALI: CLIMA, SPIAGGE, ECC.

Le Azzorre sono un luogo incredibile: di giorno ci sono circa 25 gradi, un sole che brucia e un vento che accarezza piacevolmente la pelle. Di sera la temperatura scende dato che il vento continua a soffiare senza sosta: portatevi una felpa e un maglione!
Il centro delle isole e’ spesso avvolto dalle nuvole che quando vengono attraversate vi bagnano vestiti e capelli di condensa piu’ che di pioggia (infatti l’ombrello non serve a nulla in questi casi), quindi se volete fare delle gite sui picchi e all’interno mettete in conto di inumidirvi e portatevi dietro la felpa o il maglione di cui sopra e non solo un costumino inguinale stile Borat.
In ogni caso il tempo varia costantemente quindi adottate lo stile di vita azzorriano: decidete cosa fare e poi sperate che il tempo si adegui ai vostri piani, perche’ tanto prepararsi in anticipo e’ impossibile.
Le spiagge delle Azzorre sono fantastiche e il mare limpido e ricco di vita. Se siete appassionati di snorkeling non sarete delusi, idem se vi piace il surf, ma anche se amate solo stare a crogiolarvi tra sabbia, sole e mare avrete pane per i vostri denti. La maggior parte delle spiagge non ha stabilimenti, occasionalmente vi potete trovare degli ombrelloni gia’ pronti da usare gratuitamente e spesso sono sorvegliate da bagnini. In compenso ogni spiaggia o quasi ha un suo baretto dove prendere qualcosa da bere o da mangiare, e dove usufruire dei servizi: un grado di civilta’ sconosciuto sulle spiagge italiane preda di interessi privati, di ecomostri e di scarsa cura da parte delle amministrazioni.

TERCEIRA

Terceira non è un’isola molto grande: le due principali città sono Praia da Vitoria e Angra do Heroismo, agli antipodi come tipologia urbana. La prima è una città di mare con tanti localini e alberghi, a un passo dall’aereoporto; la seconda è il capoluogo dell’isola, ma ha un aria sonnecchiosa e tranquilla, pur non essendo carente né di ristoranti né di soluzioni per l’alloggio. Noi siamo stati ad Angra, in una stanza centrale che è costata il minimo del range che avevamo trovato.
Per mangiare consigliamo vivamente sia la “Casa do Peixe” affacciata sulla spiaggetta della città (Prainha) che la trattoria tipica e alla mano “O Chico” (dove abbiamo mangiato i calamari grigliati più buoni della nostra vita). Se volete mangiare al volo e senza menate spendendo pochissimo poi c’è la Cervejaria Angrense in cima alla via principale della città. Ad Angra comunque è tutto alla mano, ma se volete affittare un’auto conviene muovervi per tempo in uno dei 4 rent-a-car della città. Per affittare uno scooter invece sul molo ne trovate sempre uno (25 euro per i 50ini, 35 per un 125 in agosto).
Cosa e come visitare a Terceira? In scooter andate nell’interno altrimenti impossibile da visitare con mezzi pubblici (che su Terceira coprono a malapena le tratte semicircolari Praia/Angra e Biscoitos/Angra): l’Algar do Carvao è un orrido in cui potrete scendere per 100 metri in un camino vulcanico in cui potete osservare sia stalattiti silicee (piuttosto rare) che rocce femiche a stretto contatto; se volete sapere come è fatto l’interno della Terra è un ottimo punto di partenza.
Una volta visto il centro dell’isola e dopo esservi goduti i trilioni di ortensie, potete godervi il mare, in particolare a Biscoitos (da raggiungere o in autobus o in motorino) con le sue piscine naturali scavate nella nera roccia lavica: un contesto splendido in cui stare solo attenti a quanto scaldano degli scogli neri sotto il sole cocente.

SAO MIGUEL

Sao Miguel è l’isola principale dell’arcipelago e lo si nota subito appena vi si arriva: la quantità di persone e la dimensione dei centri abitanti non lasciano adito a dubbi. E’ anche un’isola molto ricca di attrazioni turistiche e sicuramente più “urbana”, per cui adatta a chi non ama molto le situazioni a cui “adattarsi” come potrebbe succedere su isole più piccole.
Nonostante questo i mezzi a Sao Miguel lasciano abbastanza a desiderare: alcune tratte sono abbastanza battute, ma in genere avrete 1/2 autobus alla mattina presto per andare dove volete andare, e uno la sera per rientrare. Fine della discussione: per esempio per andare da Ponta Delgada ai laghi azzurro e verde di Sete Cidades (bellissimo per chi ama le passeggiate in montagna) potete prendere un solo autobus la mattina verso le 9 o le 8.15 e poi non avrete modo di rientrare a Ponta Delgada fino al tardo pomeriggio. Noi ovviamente ci siamo sciroppati 13 km di strada a piedi (di cui 3-4 in salita) per raggiungere Moisteros e la sua spiaggia piena di pischelli e surfisti, e tornare con l’autobus da lì, ma non è detto che tutti amino fare questi tour de force.
Per quanto riguarda l’alloggio noi abbiamo svoltato: a Ponta Delgada una signora affitta una intera casa che può ospitare da 2 a 6 persone, ma mai a nuclei distinti. Noi eravamo solo due e con 15 euro a testa abbiamo avuto una casa di tre piani a disposizione (con tanto di cucina, bagno, terrazzo e giardino!): sia lodata Dona Berta e la sciura Maria (che rappresenta la famiglia che affitta l’appartamento). Tra l’altro il tutto a 5 minuti dal centro!
Per mangiare a Ponta Delgada c’è di tutto, ma proprio per questo cercare i posti giusti si è rivelato più complicato del previsto. Alla fine il posto migliore che abbiamo trovato come rapporto qualità/prezzo è stato “O Marineiro” sul molo nuovo del porto dove si affacciano ottuordici locali e ristoranti. Siamo rimasti molto delusi invece dal rinomatissimo “Mercado do Peixe” e da altri locali molto quotati sui siti specializzati, risolvendoci alla fine a farci da soli in casa delle bellissime insalate esotiche (insalata verde, mela verde, ananas delle azzorre (piccole e dolcissime) e formaggio di pico).
Le cose che non potete perdervi a Sao Miguel sono: l’atollo vulcanico di Vila Franca do Campo, che potete raggiungere con autobus+traghetto da Ponta Delgada per passare un pomeriggio nella baia creata da un vulcano una cui parete è stata erosa dagli agenti atmosferici; il parco botanico e la fonte termale ferrosa di Terra Nostra a Furnas, raggiungibile in autobus senza problemi e in cui passare ore e ore a mollo in una fontana a 30 gradi. Onestamente non possiamo dire di essere rimasti impressionati dalle spiagge anche se quelle di Moisteros e di Sao Roche valgono abbastanza la pena.

SANTA MARIA

Santa Maria è l’isola più antica delle Azzorre ed è anche la più pacifica insieme a quelle del gruppo occidentale. Molto frequentata dagli americani ha una sola cittadina degna di questo nome, Vila do Porto, che sta avendo una nuova vita turistica dopo anni di semiabbandono. E’ inoltre sede (per chi ama i motori) di un rally molto noto che si tiene proprio in agosto (abbiamo conosciuto uno dei piloti, figlio del meccanico più famoso e antico di tutta Vila do Porto, Botelho e filhos).
Per dormire avrete l’imbarazzo della scelta ma il nuovo ostello della gioventù (Pousada de Juventude) anche se un po’ lontano dal centro della città (difficile da definire tale dato che Vila do Porto è costituita da tre strade che corrono parallele per circa 2 km di cui una è quella principale e le altre due quelle secondarie!) vi offrirà una piscina dove fare un bagno prima della colazione (inclusa) e dopo le vostre gite al mare o in montagna! Consigliato vivamente, anche perché vi potete godere il tramonto dato che la piscina è orientata a Ovest!
Santa Maria può essere comodamente esplorata in un giorno in motorino e offre alcune spiagge con piscine artificiali (ovvero piscine naturali di roccia a cui è stata aggiunta una piscina in cemento per evitare il battente rollio dell’oceano) anche molto belle sotto le montagne a picco sul mare: Sao Lourenço, Maia e (meno bella) Anjos. Ma la vera goduria di Santa Maria è senza dubbio la spiaggia di Praia Formosa, unica vera attrazione turistica che abbiamo trovato ben servita dai mezzi pubblici in tutte le Azzorre: sabbia dorata, acqua cristallina, onde a profusione sia per giocarci che per fare surf. Non perdetevela e godetevela in relax, tanto anche lì come ovunque nelle Azzorre troverete un chioschetto dove prendere qualcosa da bere e spassarvela senza pensieri.

Good deeds never die!

5 maggio 2013 Commenti chiusi

Fottuti geni

3 febbraio 2013 2 commenti

Undici anni dopo…

24 dicembre 2012 Commenti chiusi

Undici anni dopo, questa è sempre casa mia.

Once años después estoy en la casa de mi alma.

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Docenti 24h in cattedra? No, 36! Ma nella scuola che meritano!

19 ottobre 2012 9 commenti

Si sa che io sono prono all’eterodossia e all’anticonformismo, quindi nessuno si stupirà se aggredisco un tema di attualità nella scuola italiana da un punto di vista un po’ diverso da quello dell’indignazione per un aumento di orario a parità di salario. Perché questa misura, prospettata a tradimento dal Ministro in una leggina, è esemplare di come intende il proprio lavoro il Governo di oggi (e di ieri, e sospetto anche di domani): tagliare, risparmiare, senza alcun riguardo al futuro e al progetto di un Paese (o di una società, per chi non ha molto apprezzamento per i confini) diverso. E’ la tipica procedura economicista a cui ci hanno abituato, rendendoci ciechi alla necessità di immaginare un modo diverso di fare le cose e di progettare la nostra vita (individuale e collettiva), volendo più ambizioso, ancorché più faticoso.

Ebbene, io dico che il problema non è aumentare l’orario degli insegnanti (18 ore in cattedra, sommato a tutto il tempo per preparare le lezioni, partecipare ai momenti collegiali, correggere, ecc ecc) con sei ore eventuali, al solo fine di far risparmiare alla tesoreria di Stato i due spicci delle supplenze brevi e delle ore buche coperte con i docenti già in organico (tradizione molto recente e dovuta ai tagli voluti dai precedenti governi che hanno reso impossibile fare fronte a tali ore con i docenti già assunti dalla scuola, peraltro). Il problema è ripensare completamente la scuola in maniera più vicina alle necessità dei nostri territori e dei nostri alunni (prima di tutto) oggi.

Fosse per me, aumenterei l’orario dei docenti a 36 ore. Fine della polemica (anche tra poveri, dico).

Però c’è un però. Io vorrei lavorare 36 ore in una scuola dove gli insegnanti hanno un loro ufficio dove poter elaborare verifiche, programmi, approfondimenti, e ricevere genitori e alunni nel pomeriggio che hanno bisogno di essere aiutati, o di momenti individuali, o esigenze particolari. Vorrei una scuola con aule non fatiscenti in cui un ragazzo o una ragazza possano entrare senza sentirsi schiacciati da una testimonianza tanto materiale di un Paese senza futuro (per loro e per gli adulti che li circondano). Vorrei una scuola con connessioni decenti e con un progetto digitale solido, sostenuto da persone competenti e che vi si possono dedicare. Vorrei una scuola piena di giovani che portano idee nuove e di anziani (nel senso di saggi, capiamoci) che li guidano e li aiutano nelle scelte e nella gestione delle mille difficoltà.

E vorrei anche far notare che a quel punto il patto storico che sta alla base della bassa retribuzione dei docenti italiani (che nonostante quello che dice il disinformato ministro è tra le più basse non solo in Europa, ma nel mondo, ammesso e non concesso che si debba sempre guardare altrove come un modello da imitare senza pensarne uno in proprio) viene meno: finita la storia che “vi paghiamo poco perché fate solo 18 ore e 3 mesi di vacanze” (una frase peraltro che contiene una sola verità, cioé quella per cui i docenti sono pagati poco).

Fateci lavorare 36 ore a scuola, in una scuola che meritiamo, per le nostre competenze, la nostra passione e la nostra dedizione. Pagateci quello che meritiamo. E i docenti che hanno a cuore il loro mestiere sapranno assumersi quel ruolo di seconda famiglia (molto spesso prima famiglia considerata la situazione disastrosa delle famiglie italiane) oltre che di formatori ed educatori che gli è richiesto incessantemente nei territori. Perché forse non ci si è resi conto che a furia di tagliare il welfare italiano le famiglie sono disperate e usano la scuola anche come assistenti sociali e fonte di servizi extra che spetterebero ad altre aree dell’amministrazione.

Cosa dovremmo fare noi docenti? E gli alunni? E le famiglie? Insomme, cosa dovrebbero fare i protagonisti del mondo scolastico?
Di quello che dovrebbero fare i sindacati non parlo, perché hanno già dimostrato da tempo di avere scarso interesse per i desideri, i sogni e i bisogni dei lavoratori, impegnati come sono a difendere il proprio orticello di micropotere. Eppure in realtà ne parlo perché penso che siamo noi, cittadini e lavoratori, che possiamo imporre a chi si suppone ci rappresenti i nostri interessi.

Cogliamo questa proposta bollente e scriteriata (proprio perché buttata lì) delle 24 ore per fare un ragionamento più grande, per immaginarci un mondo nella scuola tutto diverso. Combattiamola, ma per spingerci più in là, per spingere più in là anche il Governo, i Sindacati e chi più ne ha più ne metta. Chiediamo di riaprire tutto, di ricominciare da capo. Puntiamo al bersaglio grosso. Anche a partire dal contratto nazionale: allora sì che la battaglia in piazza e nelle mobilitazioni avrà forza e senso. Perché se vogliono cambiare le carte in tavola per toglierci oltre che il presente pure il futuro dobbiamo spiegare loro che si sbagliano di grosso. Ma non per difendere un orticello spelacchiato e già traballante, ma per rilanciare un’idea diversa di scuola che è possibile e che cerchiamo di praticare tutti i giorni pur nella difficoltà estrema in cui siamo costretti a lavorare.

Chawki Senouci ieri sera a Radio Popolare diceva che i politici di oggi sono nani in confronto a quelli del passato (a prescindere dalla condivisione delle loro idee politiche). Ha ragione. Il problema però è che anche i cittadini del presente sono dei nani, spesso concentrati sul proprio orticello e anche nell’indignazione, nella protesta, mai orientati a una visione di un mondo nuovo da conquistare, da ricercare, per cui combattere. Lamentarsi di un sopruso non è certo una cosa sbagliata, ma farlo senza avere in mente qualcosa di nuovo e migliore da costruire difficilmente conferisce le energie necessarie a vincere una battaglia. Allons profs de l’ecole italienne, le jour de rever est arrivé! :)

PS: quando ho parlato di questo con alcuni miei colleghi mi hanno detto che sono pazzo e che mi avrebbero denunciato al sindacato (ovviamente era una battuta, eh, prima che qualcuno si offenda). Sarò pazzo, ma penso che la società di oggi ha bisogno di nuove strutture, non di collegi di antica e vetusta memoria, ma di convivi di platonica e pitagorica tradizione. Pensiamoci. Insieme.

Faster activist, kill kill kill!
[una politica lezione storica (o viceversa)]

16 luglio 2012 1 commento

[english version below]

La sentenza del 13 luglio 2012, 11 anni dopo i fatti del G8 di Genova, condanna 5 persone a una 50ina di anni di carcere. Per altre 5 rinvia la condanna a un’altra 50ina d’anni di qualche mese per far riesaminare a un tribunale alcune circostanze. Tutti sono o saranno condannati per aver devastato e saccheggiato la città di Genova. In 10. Devastato e saccheggiato. Che dire? Complimenti. Traiamone alcune conseguenze.

Se per caso aveste voglia di menare le mani impunemente, ricordate di arruolarvi prima nella Polizia di Stato, preferibilmente nel Reparto Celere, ma anche gli altri reparti non disdegnato di sfogarsi quando si può (in particolare i reparti antisommossa della Guardia di Finanza sono noti per avere ampia mano libera). Tranquilli, nessuno verrà a chiedervi conto di quello che avete fatto, e ogni denuncia per lesioni verrà derubricata al massimo ad eccessi benintenzionati. Non vi sognate di dire che avete menato qualcuno perché portava una celtica o perché aggrediva un negro, la cosa potrebbe costarvi molto molto cara.

Se per caso aveste voglia di spacciare grandi quantità di droga, magari in combutta con un’organizzazione criminale, invece, il vostro posto sono i ROS: anche se veniste condannati ad anni di galera, nessuno penserebbe mai di rinchiudervi in una cella. Al massimo vi riterrebbero poco furbi e poco accorti nella gestione delle vostre questioni personali. Se vi beccano con un po’ di ganja, ricordate di dire che era di Ganzer.

Se preferite invece sedervi sul petto di qualcuno fino a soffocarlo, dovrete riprendere in mano la vostra candidatura in PS, possibilmente con le volanti. Anche per l’uso di bastoni e mazze da baseball riferitevi alla stessa istituzione. Se avete un penchant per Carabinieri o Polizia Stradale invece ultimamente significa che non volete andare per il sottile: armi da fuoco a go-go, che sia da una camionetta, in mezzo a un’autostrada oppure a bruciapelo. Se prediligete la morte per maltrattamenti e digiuno, o la simulazione di suicidio, di solito è il corpo della Polizia Penitenziaria il più indicato.

Se siete interessati alla prostituzione o alla pedofilia (pratica o organizzazione delle stesse sono solo declinazioni della questione), invece, vi tocca un percorso più tortuoso: nella chiesa o in un partito, costruzione di rapporti, copertura istituzionale. Alla fine però, state sereni, nessuno pretenderà che veramente vi facciate carico di quello che combinate. Se volete rovinare la vita di migliaia di persone rubando i loro risparmi e mandandoli sul lastrico, oppure direttamente affamandoli con prestiti usurai, anche qui con la Politica vi toccherà avere a che fare, ma solo per garantivi spazio di manovra. Carcere e punizioni, non c’è da temere manco l’ombra.

Perché, soprattutto per quanto riguarda soldi e beni materiali, il problema non è tanto se ve ne appropriate e se lo fate con metodi violenti o subdoli: l’importante è che non lo facciate per motivi politici. Se dovete fare un furto, dite che l’avete fatto per avidità, o alla peggio per noia, ma non vi sognate di dire che l’avete fatto per fame o come atto dimostrativo: processo e condanne saranno assicurate, e non certo lievi. Non c’è problema a fare una rapina, l’importante è che non sia autofinanziamento. Così come non c’è alcun problema a distruggere un bar se avete una divisa o se avete litigato con la morosa, ma non vi sognate di dire che lo avete fatto per fermare l’avanzata di un plotone di miliziani e per difendervi: primo non vi crederà nessuno, e anche se vi credessero vi darebbero 6 anni per devastazione e saccheggio.

Le sentenze di Genova sono un’importante lezione. Ci spiegano che per la nostra società non è assolutamente rilevante quello che facciamo o quello che non facciamo, ma che il motivo per cui compiamo le nostre azioni è esiziale. Per questo è importante sapere da che parte stare, e imparare a fare quello che deve essere fatto, senza tanti proclami e fino in fondo. Perché il mondo in cui viviamo non merita la speranza che abbiamo riposto in esso in quei dannati, infiniti, lunghissimi giorni genovesi. Non merita che noi ci esponiamo per cambiarlo, che cerchiamo di comunicare con il mondo perché bisognerebbe fare tabula rasa del presente e del futuro che è stato pensato e deciso per tutti gli abitanti del pianeta (noi inclusi) senza che questi venissero interpellati. Soprattutto non lo meritano molti esseri umani. E ora sarà anche facile sapere chi. Basterà chiedere che cosa ne pensano di una sentenza. Nessuna giustizia, nessuna pace.



Faster activist, kill kill kill!
[a political history lesson, or the other way around]

2012, July 13th: the sentence convicting 5 people to more or less 50 years of jail concludes 11 years of court case history. For 5 more people it’s only a matter of some months before they are convicted to some 50 years more of jail. All of them have been found guilty of devastating and sacking Genoa. 10 people only, to devastate and sack. What can we say? You’ve got to be really good at it. But let’s try to draw the line on the implications of the Genoa court cases.

If you plan to beat the shit out of people, always remember to join the police before doing it, preferably the riot police, but there are also other corps with a free hand in guiltless beating (like the riot squads of the Guardia di Finanza, the financial policing corp of the Italian State). Nobody will ever bother you to account for what you did, and any court case about injuries and the like will be waved away considering you will have just exceeded in violence for the sake of “Good”. Don’t ever, ever go around trying to justify your violent action with antifascism or the defense of human rights, because you could pay dearly for that. Just say you were angry, or something. That happens to anyone, you know.

If you ever plan to deal drugs and smuggle them, then the special investigation corps of the Carabinieri is the place you may want to enroll in: even if you get convicted (it happens), you will never go to jail and probably they will ask you to keep doing what you have always done (so well).

If you fancy sitting on someone’s breast until he or she suffocates, then it’s still the police you want to be in, preferably the criminal squad. Shooting people is more for the Carabinieri or the Highway Patrol, but don’t worry about it: you can always claim it was legitimate defense or that you wanted to stop a robbery, or something. Death by hunger and beating or fake suicide is the field of the Penitentiary Police. Be careful to choose correctly if you plan to murder someone, or you will have more trouble than necessary to get away with it.

If you are more interested in prostitution or pedophilia, though, you should climb up the stairs of power: you’ll need to be a politician or a bishop to cover that up, but it can be done, of course. Jail? Punishment? No way. Just spend some time far from the limelight and everything will be fixed.

Especially if the stuff you plan involves money or material goods, the issue is not if you are going to get them violently or cunningly: what matters is you don’t do it for political reasons. If you plan a robbery, just say you did it for greed, or because you were bored. Never ever go on about it being a demonstrative action or something: prosecution and conviction are assured should you stay political. Don’t bother justifying a robbery, as long as it is not aimed at raising funds for someone or for some cause. And you won’t have any trouble after destroying a cafe if you are wearing a uniform or if you had a fight with your girlfriend: just don’t try to tell someone you did it to protect yourselves and your dear ones. Nobody would believe you, and even if they do, they’d sentence you anyway to 6 years in prison for devastating and sacking the bar.

The latest decision in the Genoa court case is an important lesson. It tells us that our society is not interested in the least with what we do or don’t do, and that the reasons why we do something are crucial to their effects. That is why it is so important to know which side we are going to take, and to learn that there are things that need to be done, through to the end, without boasting about it. Because the world we live in does not deserve the hope we trusted it with during those damned, endless days in Genoa. It does not deserve that we step forward to try and change it, trying to explain why we should level the present and the future someone has already decided over the planet’s population head. And it is especially and tragically most of the humans who do not deserve our hope and struggle. And now it will be easier to know who’s who: just ask any of them what they think of the July 13th sentence. No justice, no peace.

Genova 2001: la storia della Diaz è finita 11 anni fa // Diaz story has already ended 11 years ago

5 luglio 2012 Commenti chiusi

[English version below]

Oggi, 5 luglio 2012, la Cassazione ha definitivamente condannato una dozzina di alti papaveri della polizia italiana per aver mentito, falsificato prove e verbali che giustificassero l’operazione di giustizia sommaria portata a termine la notte del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz-Pertini e Diaz-Pascoli dove si trovava un dormitorio e il media center di chi si era mobilitato contro il G8 di Genova e tutto ciò che rappresentava. Nel corso di questi 11 anni di processi più di metà degli imputati e delle imputazioni sono scivolate via, divorate dalla prescrizione e dal desiderio di insabbiare quello che è accaduto quella notte. Non è bastato, e per una volta siamo qui a fare i conti con una verità in tribunale che quanto meno rende merito del fatto che qualcosa di assurdo, di atroce e di terribile sia accaduto in quei giorni.

Però la storia di quell’irruzione, della sua insensatezza, dell’arroganza di chi l’ha ordita cercando vendetta e seminando violenza su gente inerme e addormentata, solo per rifarsi dell’umiliazione politica e di strada subita durante i due giorni genovesi, è finita molto tempo fa. La storia non si fa nei tribunali. I tribunali sono funzionali al potere di cui fanno parte e al massimo possono farsi carico di giudicare una parte della storia (che non tutti i fatti sono rilevanti per un giudice e per la giustizia). La storia siamo noi; la storia è quella che tutti quelli che erano lì hanno vissuto e raccontato in questi anni, ed è molto più terribile di una manciata d’anni di condanne e della consolazione di una richiesta (che non verrà esaudita) di vedere questa gente espulsa da ciò che li rende più tronfi (il corpo); è quella che tutti coloro che erano incollati alla televisione non potranno mai dimenticati, l’atterrimento e lo sgomento provato, la sensazione di quanto effimera sia la democrazia di fronte alla necessità del potere di non mettersi in discussione.

E’ una soddisfazione per chi era lì con me? Penso di sì, tanti anni spesi per avere almeno uno straccio di carta da sventolare di fronte agli imbecilli a secco di informazioni. Ma non allevia la preoccupazione per quanto succederà settimana prossima. Quando 10 persone verranno giudicate e potenzialmente accusate di tutto quello che è successo a Genova. Loro erano lì. Come me, come molti di quelli che mi leggono. E Genova eravamo tutti noi. Ma pagheranno loro. Mentre molti di noi staranno a guardare. Avrei scambiato volentieri un colpo di spugna mal mascherato oggi con un’assoluzione tra una settimana. Ma non sarà così. E saranno anni lunghi in cui stare vicino a chi pagherà anche per me. Per noi.

Genova non è finita. Genova brucia ancora.
La storia siamo noi.


Today, July 5th 2012, the Supreme Court has definitively convicted a dozen of the highest ranking officials of the Italian police for having organized the raid in the Diaz-Pertini and Diaz-Pascoli schools where people slept and did media during Genoa G8 days back in 2001. They have been convicted particularly for having falsified evidence and for having lied about the reasons and the circumstances of the raid. During these 11 years of trials and courts most of the defendants and of the accusations have been washed away, gnawed at by the statute of limitation and by the desire of all the institutions to dump what happened that night and those days in the most hidden of places. Still they did not succeed into having people forget and forgive, and for once we are here dealing with a judicial truth that at least does not ignore that something shameful, horrible and unbelievable happened in those days and in that night.

But the story of the raid has already ended 11 years ago: its mindlessness; the arrogance of those who ordained it looking for vengeance and spreading violence on helpless people sleeping, trying to appease the political and “street” humiliation they had to endure during Genoa days; it’s all been there for a long time. History is not made by judges. Courts are part of the institutions and at the very most can acknowledge a side of the story people live (and everybody knows a lot of facts are not at all relevant for courts). We are history. History is what people felt and lived there that night. It’s what people told over and over these years, and it’s much more frightening than a bunch of year of conviction sown for lack of better ways to deal with what happened. It’s much more than the consolation of (maybe) seeing the accused people thrown out of what they care most for (the corps, the honour). History it’s what all the people mesmerized by the images and sound of their tv screen will never forget, aghast and ashamed of the feeling they clearly had of how feeble and faint democracy is in front of the absolute need of power not to be discussed or (worse) fought.

Are we (the ones who were there with me) satisfied? I guess so: so many years of our lives spent to wrestle at least a sodding paper to be waved under the nose of those who still won’t believe plain truth. But still all this won’t make a difference next week, when 10 people could be convicted by the Supreme Court to more than 100 years of jail, accusing them of all the things that happened in those days in genoa. They were there, of course. As I was. As we were. And Genoa was all of us. But it will be those 10 people to pay for it. And to pay dearly, while most of us will just stare still. I would have gladly traded a clumsily camouflaged coup to have the high ranking cops get away clean with an acquittal next week. But it won’t be so. And it will be so many years to not leave alone those who will pay for my struggle as well. For our struggle.

Genoa never ends. Genoa burns on.
We are history..

A dieci anni dall’omicidio di Dario e Maxi: presenti!

26 giugno 2012 Commenti chiusi

Oggi sono passati dieci anni. Dieci anni da quando due ragazzi degli MTD (Movimientos de Trabajadores Desocupados) di Lanus e Guernica vengono brutalmente assassinati da un gruppo di poliziotti capeggiati dal commissario Franchiotti al termine degli scontri per liberare il Puente Pueyrredon dal piquete che lo bloccava da giorni per chiedere dignità, lavoro e cambiamento sociale. Assassinati mentre si stanno ritirando, mentre stanno salendo sui treni per tornare nelle baracche in cui tutti i giorni organizzano mense popolari, attività sociali e produttive per alleviare le condizioni di indigenza in cui versano migliaia di persone in tutta l’Argentina, inseguiti e ammazzati a sangue freddo. Per dare una lezione: una lezione che trasformerà la morte di Dario e Maxi un simbolo sotto la cui bandiera raddoppiare gli sforzi di lotta. Ancora oggi sul ponte, a dieci anni di distanza, la pressione sociale sul potere argentino per migliorare le condizioni di vita dei più poveri non è scemata, ma continua anche in nome di Dario e Maxi a lottare.

E anche se sono passati dieci anni, è giusto non dimenticarsi di che cosa significa lottare per cambiare il mondo in cui viviamo. Perché costa caro (Dario e Maxi purtroppo non sono stati né i primi né gli ultimi morti ammazzati né in Argentina né in Italia), anche se pare che l’idea che per ottenere un cambiamento serva mettersi in gioco e rischiare in proprio sia un po’ fuori moda: ci hanno convinto che avversare lo stato di cose presente sia un esercizio di opinione, ma non è così. A chi seguirà quanto abbiamo fatto noi dobbiamo trasmettere anche che cambiare lo stato di cose presente significa combatterlo, e combattere significa mettersi in gioco. Fino in fondo. Dario e Maxi hanno pagato anche per noi. Continuare la loro lotta è il minimo che si possa fare per non dimenticarli.

La cronaca del processo per l’omicidio di Dario Santillan e Maximiliano Kosteki
L’articolo sull’anniversario di Indymedia Argentina
Il comunicato del Frente Popular Dario Santillan sulla ricorrenza

Il video Piquete en Puente Pueyrredon che realizzammo come Indymedia Italia e che racconta chi erano Dario e Maxi, che cos’era il Piquete e che cosa sono gli MTD.

Dario y Maxi: presenti!

Rootare un Galaxy S2 in un attimo

25 giugno 2012 Commenti chiusi

Scrivo velocemente un post tecnico per condividere la ricerca che mi è costata una mattina di spulciamenti: ovvero come acquisire i privilegi di root facilmente su un Galaxy S2. Nel mio caso non è che mi servisse a molto: non sono uno strippato delle rom per overclockare i telefoni e ottenere una specie di Uber-phone, ma avere una serie di applicazioni che giravano senza che io le potessi fermare mi indisponeva alquanto. Con l’acquisizione dei privilegi di root sul telefono e una delle tante app disponibili per “freezare” le altre app ho ottenuto il mio scopo rapidamente e in maniera (per ora) abbastanza indolore.

Fino a poco tempo fa l’unico modo per fare tutto ciò era usare un software su windows chiamato Odin e con esso caricare una versione del firmware e del kernel modificate appositamente. Recentemente qualcuno ha avuto la brillante idea di costruire una rom e una piccola app che caricate direttamente dalla modalità di recupero (Recovery) del telefono consentono di acquisire i privilegi di root, peraltro evitando alcuni fastidiosi effetti collaterali della vecchia modalità per farlo. Il resto poi è solo selezione delle app con cui stripparsi e download.

A chi ha fatto tutto ciò va un sentito grazie e un link che spero sia utile anche ad altri.