No olvidamos

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 08:57

 

Sono passati sette anni. Molto cose sono cambiate, ma non tutte. C'è sempre una parte con cui stare e una parte contro cui combattere. Capire quale è facile. E non costa solo lacrime, ma anche una gioia che nient'altro ti può dare, quella di combattere per le persone con cui vivi ogni giorno.

 

 

Sette anni fa Dario e Maxi venivano assassinati dalla Polizia di Buenos Aires durante una delle più grandi manifestazioni piquetere. Non tutti gli anni mi sono ricordato di render loro omaggio su questo blog, ma non c'è stato 26 giugno che io non abbia sentito un groppo in gola ripensando a loro e ai miei compagni che continuano a lottare in Argentina. 

 


I problemi della scuola - parte sesta e ultima - il pagellone

movimenti tellurici, cose dall'altromondo — Inviato da nero @ 13:02

 

Bene, l'anno scolastico si avvia alla sua conclusione e mi pare corretto cercare di tracciare un po' un bilancio di quanto è accaduto in questa mia esperienza in quel della Comasina. Mi pare anche che sia giusto nei confronti degli sparuti lettori di questo blog aggiornare su come si sono concluse alcune vicende che tanto hanno animato i commenti e le mie giornate negli ultimi mesi. Ho pensato di farlo con una specie di pagellone, ovviamente con i voti in stile Gelmini: spero nessuno si offenda per quanto scriverò, ma d'altronde è quello che penso :)

Studenti, voto 7: come sempre sono la componente più importante della scuola, quella per cui si sceglie di fare questo mestiere. Mi sono divertito molto con loro, ma penso che in generale non siano stati molto in grado di raccogliere e proporre stimoli che altrove ho visto prendere piede molto più decisamente. Sono convinto che le prime di quest'anno saranno un po' più propositive e che in buona parte non sia solo colpa degli studenti: siamo noi adulti che dovremmo contribuire risolvendo le situazioni problematiche a far sì che il grosso degli alunni possa approfittare delle occasioni che si parano loro davanti. Insomma: bene, ma si può fare meglio. Con l'aiuto di tutti.

Docenti, voto 7: il voto è una media tra l'otto che meriterebbe la dedizione, la bravura e la voglia di lottare di un gruppo (anche consistente) di docenti, e il cinque per la tardiva sveglia del grosso del collegio docenti, accortosi troppo tardi della fonte di alcuni problemi della scuola e disposto alla battaglia solo dopo aver toccato con mano il problema. Avremmo tutti insieme potuto muoverci prima, forse risparmiandoci un ultimo mese veramente thriller di rapporti tesi e problemi rimasti scarsamente risolti. Ovviamente non è "colpa" dei docenti, ma il loro insieme è uno spaccato della società, dei suoi limiti, della scarsa propensione generale a sbattersi per risolvere le cose e per inventarsi nuovi modi per farle. Sono convinto che se una scuola potesse contare sempre sullo stesso gruppo di persone molte cose migliorerebbero di anno in anno, con una progressione che non può che realizzarsi conoscendosi meglio, facendo le cose insieme per tanti anni e limando l'un l'altro i rispettivi limiti. Sarebbe ingiusto non dare la sufficienza al gruppo di adulti che più di tutti ha a cuore l'istituzione scolastica, ma sarebbe anche poco onesto dire che ci si è librati molto in alto. Non mi odiate, sapete che non mi accontento mai. La mozione finale e l'ultimo mese hanno alzato di molto la valutazione complessiva.

Personale non docente, voto 7: sempre disponibili, sono le fondamenta su cui costruire la scuola. Non tutte le bidelle della scuola dove sono stato quest'anno apprezzano la rilevanza del loro ruolo, ma alcune di esse sono insostituibili: C. e V. sopra tutte. Grazie mille.

Segreteria, voto 5,5:
un consesso di persone in generale con scarsa propensione all'iniziativa, diciamo così. Se ne salvano due o tre, ma il grosso avrebbe bisogno di qualcuno che spiegasse loro che una segreteria efficente ed efficace è la chiave per una scuola che funziona senza intoppi. Lo dovrebbe fare il preside, ma sappiamo i limiti che la scuola dove ho insegnato ha in questo senso. Il voto è la media tra la disponibilità e la competenza di alcune persone della segreteria e la totale inesistenza di altre. Ho capito che non bisogna disturbare ogni minuto la gente che lavora, ma non è neanche possibile pensare che si debba prendere un appuntamento per realizzare un intervento tempestivo nei confronti di un alunno e della sua famiglia perché "gli orari sono quelli". Su, un po' di flessibilità ci aiuterebbe a lavorare meglio. E forse nell'ultimo mese senza studenti questa cosa si è notata di più. Il voto è tirato in basso dallo spreco costituito dal dover pagare un consulente economico esterno per fare i conti quando ci sono persone lautamente remunerate in segreteria per quel lavoro. Tristezza in salsa italiana.

Dirigente Scolastico, voto 4: sapete come la penso, l'ho scritto in tutte le salse. Ho tenuto il vecchino (come si è lui stesso firmato) come ultimo punto, anche per aggiornarvi su come è finita la battaglia tra la scuola e il suo inadeguato dirigente scolastico. In uno degli ultimi collegi docenti il preside si è scontrato con tutti i professori: ha pensato bene di rigirare troppe volte la frittata dei problemi della scuola, infine cercando di addossarla a quei docenti che per tutto l'anno hanno retto l'organizzazione della scuola e svolto le funzioni che avrebbe dovuto coprire il dirigente. Non solo, ha pensato bene di addossare a tutto il corpo docente la colpa dei limiti della scuola in cui lavoravano, insultandone la professionalità e l'impegno. Il risultato netto è stata una mozione firmata da tutto il collegio docenti tranne 6 persone (tra cui l'RSU della UIL che ha ritenuto non idonea la sede del collegio docenti per quella protesta) in cui si metteva a verbale l'inadeguatezza del dirigente e il suo totale disimpegno verso la scuola che avrebbe dovuto reggere. Pochi giorni dopo una lettera firmata dalla stragrande maggioranza dei docenti delle scuole medie è stata portata in Consiglio d'Istituto e inoltrata al Provveditorato controfirmata da tutto il Consiglio (in una riunione in cui il Dirigente ha nuovamente fatto una figura di tolla cercando di sgusciare dalle proprie responsabilità e mancanze). Pochi giorni fa a scuola è serpeggiata una voce che finora non mi è stata confutata: il vecchino sarà trasferito in una elementare a Paderno Dugnano, una piccola vittoria che ogni docente della scuola sta assaporando. Non so se sia dipeso da noi, dalla nostra battaglia, dai litigi o semplicemente dal caso, ma sono contento di lasciare la scuola dove ho insegnato (e dove probabilmente non insegnerò l'anno prossimo considerata la mia condizione di precario) con un problema in meno sul groppone.

Concludo salutando tutti i colleghi, il personale ATA, e il personale della segreteria, sia le persone che ho apprezzato che quelle con cui ho litigato. Non sarà un anno che dimenticherò facilmente.


Contro il giorno

pagine e parole — Inviato da nero @ 14:06

 

Finalmente (dopo 3 anni) è uscita la traduzione italiana dell'ultimo libro di Pynchon, Against the Day. Ultimo ancora per poco dato che a breve uscirà Inherent Vice, un noir del mio autore preferito :) Ovviamente ho comprato anche la traduzione, ma alla seconda riga già mi sono incazzato. Passi metterci tre anni a tradurlo, ma se poi si fanno errori grossolani e scelte senza senso nella traduzione (non rendendo il tono e lo stile pynchoniano), tanto valeva non farla neanche la traduzione: intendiamoci, so bene che è un lavoro difficile ma sarebbe bello potersi confrontare con Massimo Bocchiola su una serie di scelte. Se avrò tempo condividerò qua le mie perplessità.

Ne approfitto per ripubblicare una versione unificata delle mie sintesi del libro fatte mentre leggevo la versione originale (sono piene di errori e imprecisioni, ma erano scritte come memo personale e al volo durante la lettura, e quindi mancano delle interpretazioni a libro completo) che mi è stato inviato da un lettore del blog che le ha trovate molto utili. Grazie mille a.b. 

Ricordo inoltre a tutti che la fonte più interessante di approfondimenti sul libro e sugli altri libri è il progetto di una specie di wikipedia pynchoniana avviato proprio quando fu pubblicato Against the Day. 

 


Teen hacking e il Babau

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 08:51

 

 

L'hackmeeting si avvicina: check out hackmeeting.org per ogni informazione!


Riscaldate i motori, si avvicina l'hackmeeting 2009

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 17:38

 

Tralascio le elezioni europee che faranno sprofondare questo paese ancora più nel baratro che si sta scavando, per ricordarvi che da questa settimana iniziano ufficialmente le iniziative di avvicinamento all'hackmeeting 2009, l'annuale incontro di smanettoni, attivisti e controculture digitali italiane e non solo. Il meeting sarà a Rho il 19-20-21 giugno 2009, alla Fornace appena rioccupata, in via San Martino 20. Prima del meeting per un paio di settimane gli atenei milanesi e altri luoghi saranno interessati da iniziative di approfondimento che cercheranno di declinare l'attitudine hacker nei temi più svariati. Partecipate numerosi e fatevi vedere a Rho che c'è una marea di roba da fare (parlo io che sono da 5 giorni a casa con la febbre! :(

Qui trovate l'elenco delle iniziative del warm up!!


Bella vita!

spalti e madonne — Inviato da nero @ 18:20

 

Quattro anni, quattro scudetti, coppe, coppette, nemici in B o in purgatorio. Che dire? Bella vita!
Oggi concludiamo un gran campionato con una rimonta di nervi, con le squadre in vacanza. Festeggiamo, ci rallegriamo e guardiamo per una volta con gioia al futuro. Oggi è stata l'ultima partita di Figo, l'ultima di Crespo, l'ultima di Cruz, grandi campioni che rimarranno nella storia della Beneamata e nel cuore di noi tifosi. Grazie per un altro titulo.

Sarà capitato anche a voi di avere un sogno nel cuore! Sarà capitato anche a voi, nerazzurri alé, nerazzurri alé, nerazzurri alé!
 

PS: adesso terrà banco il calciomercato. Io mi auguro che sia breve, intenso e soddisfacente. Lasciate perdere le battute, grazie. Per chi non lo sapesse con i soldi i mal di pancia passano: o a chi ce li ha o a chi riceve i soldi :)

ciauz


Politica Snai: le Europee

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 09:08

 

Se chiedete a qualcuno come si vota alle Europee o chi sono i candidati o che cosa serva il Parlamento Europeo e quale differenza ci sia tra questo e la Commissione, in Italia la risposta che avreste è: boh. Se cercaste sui giornali chiarimenti sul tutto la risposta rimarrebbe: boh. Fermo restando la mia avversione in generale alla dimensione del voto, è pur vero che analizzare la dimensione elettorale fa parte del comprendere che cazzo succede e che cazzo succederà in un determinato contesto geopolitico. Lo spazio politico europeo, unica vera salvezza per questo paese ormai decadente e macilento, è ignorato e privo di un concreto interesse, lasciato a personaggi sconosciuti e di alcuna progettualità politica qualsivoglia. In merito l'articolo di Internazionale di questa settimana è molto istruttivo, perché racconta come il Parlamento europeo va via via guadagnando poteri e che quello che vi accade può avere un riflesso reale nella vita politica nazionale. 

Ma cosa accadrà? Lascio qui le mie previsioni, così vediamo quanto ci piglio: affluenza sotto tra il 40 e il 50 per cento (aiutata dalle provinciali, che non commento neanche dato che a Milano lo scontro è tra un rappresentante dei poteri forti economici e speculativi della città, e uno sfigato di sinistra che cerca di sembrare un po' leghista per raccattare voti); larga vittoria delle formazioni populiste-xenofobe (stile Lega e La Destra). E il dramma è che se anche volessi andare a votare per remare contro questa tendenza mi ritroverei nomi di gente che non conosco, che non si sa che cazzo abbiano fatto né che competenze abbiano, in liste microscopiche di sinistra senza senso e in liste macroscopiche che si definiscono di sinistra ma che non hanno manifestato una visione di società alternativo a quello propagandato dal Governo manco di striscio. 

Che tristezza. L'unico tema politico attuale sono le scopate del Premier. E magari almeno dettassero scandalo. Manco quello. Questo cazzo di Paese  mi deprime vieppiù.

 


La Mayday raccontata da noi!

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 17:24

 

 


 


Tutti al mare

spalti e madonne — Inviato da nero @ 17:19

 

38 gradi sul termometro. Una partita con in palio il nulla cosmico. Segna Ibra, l'unica cosa importante in questa domenica in cui tifosi e giocatori sono già al mare. In campo alcune riserve, che mostrano i loro limiti, e alcuni titolari, che mostrano la spensieratezza di chi è già campione. Settimana prossima passerella in casa contro l'Atalanta, che ci ha rifilato tre pere all'andata. Spero che i giocatori si vogliano congedare con una prestazione diversa dai propri tifosi. Poi sarà tempo di calciomercato e di grandi progetti per l'anno prossimo. Noi ci saremo, ma anche la veste dei commenti sul blog cambierà, in collaborazione con i Grandi Antichi e il loro portavoce cieco e idiota, ppn.

 

Ciao a tutti, tetracampioni.


Un paese piccino picciò

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 18:01

 

Ti svegli la mattina.Scendi al bar a fare colazione, troppo pigro per mettere su dell'acqua a bollire e farti un the. Al bar sorseggi un cappuccio e mangi una ipercalorica brioche al cioccolato ricolma di burro o qualsiasi cosa ci mettano per renderla così grassa e dolce. Ascolti i discorsi della gente: sugli zingari, sui negri, sugli africani, sui soldi facili, sul pudore quando devono averlo gli altri, sui mezzucci, su un paese che è sempre uguale a sé stesso, fatto per i furbi e per i pavidi, inviso a gente integra e coraggiosa. Ti sale la nausea e sali sull'autobus. Litighi con il conducente che novanta volte su cento odia non solo i passeggeri (questo sarebbe comprensibile dopo ore e ore a farti spaccare le palle per tutti i problemi dell'ATM) ma i passeggeri stranieri e quelli che non sembrano ariani. Poi litighi con una vecchia che ritiene che il problema sia che "i marocchini prendono il suo stesso autobus e puzzano". Ti viene voglia di spaccare il cranio di quella ottusa ottuagenaria, se non che ti rendi conto che intorno a te sei l'unico a scandalizzarsi e a prendere parola. Ti ammutolisci e continui. Vai al lavoro, a scuola nel mio caso, affronti gli insulti omofobi e razzisti che i ragazzini imparano alla tv e nelle loro famiglie, cerchi di spiegare loro perché sono atteggiamenti idioti, che una persona è una persona e la sua stronzaggine è indipendente da fattori quali il colore della pelle o la sessualità, ma che ha a che vedere con altro. Ti rendi conto che per la maggior parte di loro contano solo i soldi, i vestiti, gli oggetti. E basta. Esci da scuola, il pomeriggio vai a fare un corso per pazzi: ti lasci ammaliare dalla loro innocenza e dalla loro buona coscienza. Poi ti parlano bene di Berlusconi. Lo stesso giorno in cui leggi che il capo del governo del tuo paese ritiene che tutte le istituzioni siano contro di lui dato che lo vogliono trattare come un cittadino qualunque soggetto alla legge. Allora guardi quelle persone che non hanno malizia e ti rendi conto che il cancro che invade il tuo paese è ormai alla fase terminale. Che c'è poco da fare. Prima di uscire vai dal medico, in via Adda al 10, il tuo medico della mutua. Non ci sei mai andato perché per fortuna non ti ammali mai. Entri. Scruti le pareti, guardingo ormai di un mondo che senti sempre più distante. Sulla bacheca alle spalle del medico che ti fa battute sul tuo cognome "che non è certo terrone, no?" vedi in bella vista due foto del Duce. Dovrai anche cambiare medico della mutua, sempre che serva a qualcosa. Perché non sei per nulla certo che il prossimo non ce ne abbia due di Hitler alle spalle. Prendi la tua ricetta e fuggi trattenendoti per evitare di dover picchiare anche quello che dovrebbe curarti. Almeno lo deridi dicendogli che i tuoi studenti migliori sono stranieri, che gli italiani sono una etnia ormai involuta e con scarso futuro. Non capisce la battuta. Cerca di sembrare più democratico di quello che è. Dopo cena potresti uscire: l'ultima volta con le persone con cui vai a calcetto hai dovuto fare una discussione sull'embargo su Cuba, scoprendo che 30 anni dopo qualcuno ancora pensa che fosse motivato "dai missili dei russi che minacciavano la democrazia"; qualche sera fa invece, il giorno dello scudetto scopri che il gruppetto di persone con cui vedi la partita ha fatto fare le magliette "szero tituli" a Calci e Pugni, il marchio dei nazi di Milano, per non fare la fatica di cercare uno stampatore online. E' questione di priorità. E di integrità. Va bene tornare a vivere le passioni di una persona normale: il calcio, gli hobby, la vita ordinaria al di là e prima della politica. Ma la vita al di là della politica è piena di merda, macchiata in ogni suo istante del male che sta rapidamente e inesorabilmente ingoiando il paese in cui vivi (e non solo). 

Datemi un solo motivo per cui valga la pena pensare che gli umani possano salvarsi, possano essere migliori di quanto abbiano mai dimostrato di esserlo. Perché ci sono giorni in cui non c'è nulla che potrebbe convincermi a restare ancora in loro compagnia. 


Seru Tituli

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:29

 

Della partita non ce ne frega un cazzo! Milan Milan vaffanculo!

Per una volta niente commenti, niente di niente, vivere novanta minuti rilassanti e gaudenti per lo scudetto numero 17.

Coreo Inter-Siena 3-0 Inter Campione 2008-2009 Fuochi d'Artificio Inter-Siena 3-0 Inter Campione 2008-2009


Aggiornamento comunicato Mayday Milano sui fatti dell'ultimo primo maggio

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 16:15

Dato che se n'è parlato molto in questo blog, riporto il comunicato uscito dopo una settimana di molte delle realtà organizzatrici del corteo. Ci è voluto molto per capire che cosa fosse avvenuto e per farlo leggere a tutti e raccogliere le firme. Penso che questo scritto rispetto al primo sia meno manchevole e più ragionato. Ora la palla è nelle mani di tutti/e noi.

 

Comunicato n° 1
Testosterone partout, justice nulle part

Al termine della MayDay di Milano, il primo maggio scorso, è avvenuto un fatto gravissimo: l'abuso di un uomo su una donna. Come uomini e donne che partecipano al processo di costruzione della MayDay, ci sentiamo direttamente coinvolt* in quello che è successo e siamo rimasti colpiti nel cuore dal fatto che sia accaduto in uno dei nostri spazi. Anzi, in quello che per noi è uno degli ultimi spazi residui di libertà ed espressività della città di Milano.


A mente un po' più fredda rispetto alle prime ore dopo il fatto, ci sentiamo di scrivere ancora qualche riflessione, che dirigiamo a chi ha partecipato alla MayDay, a chi l'ha seguita da lontano o da vicino, a chi ci ha criticato e attaccato e a chi ci ha aiutato a capire cosa fosse successo. Soprattutto le dirigiamo alla ragazza che ha subito sulla sua pelle la violenza, a cui va il nostro abbraccio sincero.

Vogliamo che questo episodio serva per riflettere sulla violenza, su quella di tutti. Sulla violenza di genere, prima di tutto, ma anche su quella di chi si vuol fare giustizia da sè, come è successo venerdì scorso in piazza Castello. Ce lo diciamo da anni: le violenze avvengono in casa, avvengono sul lavoro, avvengono ovunque. Perché i nostri luoghi dovrebbero esserne immuni? Lo dicevamo, certo, ma ora la crescita della MayDay ci ha messo di fronte a una giornata che rappresenta uno spaccato troppo ampio della società per poter essere immune da alcunché. Anche tra le persone che partecipano alla MayDay c'è chi è stato contagiato dal lessico del maschilismo imperante, dal declino culturale e politico del nostro paese.

Non l'abbiamo visto solo nella violenza sessuale che è accaduta, ma anche nella reazione violenta dei presenti (per tacer della polizia che ha manganellato colpendo a caso, nel mucchio, e senza un motivo). Lo abbiamo letto negli articoli di giornale, nelle dichiarazioni di De Corato e Penati che hanno usato l'accaduto in modo strumentale, per far campagna elettorale. L'abbiamo visto nei commenti nauseabondi di chi ha accusato la vittima di esserla andata a cercare. Infine, l'abbiamo letto nel nostro primo comunicato, scritto con fretta e stanchezza, in cui abbiamo infilato un paio di espressioni e un paio di mancanze che hanno causato giuste critiche.

La questione di genere è da sempre interna ai nostri percorsi politici. La stessa MayDay, grazie alla sua componente pink e alla partecipazione delle donne e di gruppi e collettivi che lavorano sul nesso tra genere e precarietà, ha sempre assunto il genere come tematica centrale. Anche per questo abbiamo riflettuto a lungo su come affrontare questo problema e abbiamo deciso di avviare un percorso di costruzione di una tavola rotonda di confronto, da svolgersi nelle prossime settimane. Vogliamo riprendere le questioni di genere e renderle in modo ancora più forte una componente importante della Long MayDay, facendo in modo che ci accompagnino fino al prossimo primo maggio.

Chiediamo a tutte le realtà e le persone che hanno partecipato ai percorsi legati alla MayDay negli ultimi nove anni di aiutarci ad aprire un confronto per assumere insieme la responsabilità collettiva di questo percorso. Vogliamo che anche in futuro la MayDay continui a essere uno spazio aperto, di partecipazione, allergico alle sirene securitarie e alle spinte a rinchiudersi nel territorio sicuro, ma claustrofobico, delle proprie identità.

Milano, 6 maggio 2009
info@euromayday.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Intelligence Precaria
Chainworkers
City of Gods
Punto San Precario
Serpica Naro
Autorganizzati della Scala
Diversamente Strutturati
Operai Sociali
Rete Colsenter
Re.Re.Pre. - Rete dei Redattori Precari
Uninversi.org
Ambulatorio Medico Popolare [Milano]
Sexyshock [Bologna]
FOA Boccaccio [Monza]
Cascina Autogestita Torchiera senzacqua [Milano]
Corsari Milano
SOS Fornace [Rho]
CSA Magazzino47 [Brescia]
CSA Paci' Paciana [Bergamo]
Pacio - spazio libero [Piacenza]


Incompiuti

spalti e madonne — Inviato da nero @ 16:22

 

La Beneamata pareggia a casa del piccolo Chievo: un risultato giusto che mette in luce i limiti degli attuali nerazzurri. Cali di concentrazione, scarsa intensità agonistica e poco cervello in mezzo al campo. Se a questo si somma la stanchezza la frittata è fatta e assistiamo alla fotocopia di Inter-Siena dell'anno scorso: da possibile partita che chiude i discorsi, a mezza sconfitta che lascia l'amaro in bocca. L'Inter va in vantaggio due volte e due volte si fa rimontare da una squadra modesta che approfitta della scarsa concentrazione di uno o l'altro interprete nerazzurro: nel primo tempo lasciamo tirare i clivensi venti volte da fuori area, finché non imbroccano l'angolino; nel secondo tempo Maxwell fa il solito movimento sbagliato abbandonando il suo posto da terzino e ci costa il secondo pareggio. Ma la cosa più fastidiosa per un tifoso è vedere poi dieci minuti di lanci lunghi sconnessi, un'ameba come Jimenez in campo a non si sa fare che cosa, e soprattutto la capolista a difendere il pareggio nel recupero. Inaccettabile. Restiamo incompiuti, la quasi squadra cannibale e feroce che ogni tifoso vorrebbe: speriamo che il vate di Setubal riesca a incidere in queste ultime tre partite e in estate per cambiare soprattutto questo aspetto della Beneamata.

Julio Cesar non può nulla sui due gol e per il resto è praticamente inattivo: ordinaria amministrazione. Zanetti a destra va bene e la mossa che lo sostituisce con Burdisso lasciando Santon in panchina è un mistero della fede; Maxwell a destra bene quando avanza, malissimo come al solito quando deve chiudere: suo il rinvio sui piedi di Marcolini, suo lo svarione che lascia battere a rete Luciano, suo il colpo di testa che regala il corner che poteva costarci caro al 47esimo, è l'emblema di cosa manca a questa squadra per essere la squadra di Mou. In mezzo Samuel fa il suo, Cordoba mostra i segni dell'età: non ci costa nulla perché abbiamo di fronte Pellissier e Bogdani, anziché Cristiano Ronaldo e Tevez. Altrimenti finiva 7-2.
Al centro Stankovic avrà pure la scusa del mal di stomaco, ma non sembra lui. Cambiasso ci impiega un tempo a entrare in partita. Muntari si dimostra il centrocampista con i piedi più scarsi che abbiamo, ma con l'intensità di gioco migliore. E' qui il limite della squadra. Davanti Figo fa un'altra signora partita, pur rallentando molto a causa del caldo, Mario non entra con il cipiglio giusto ma imbrocca un gol da antologia che come l'anno scorso a Siena poteva sembrare il gol scudetto, Crespo mette il suo sigillo e si merita tutti i complimenti del caso. Gli ingressi in corso d'opera sono un disastro e mostrano i limiti della nostra rosa: Cruz per ogni palla toccata, un fallo; Jimenez tocca meno palle di Cordoba, un disastro inguardabile.

Ora, cerchiamo di essere chiari: dopo questo profluvio di critiche, nessuno pensi che io non sostenga la squadra o non pensi che l'ossatura è buona. Al contrario, ma è nella testa che dobbiamo cambiare. Nessuna ansia, ci mancano cinque punti e dovremo conquistarli con il coltello tra i denti come abbiamo sempre fatto, ignorando la fiera del magheggio che Silvio e i suoi servi ci scaglieranno contro a partire da stasera.


Police partout justice null part

 

Ci ho messo qualche giorno a metabolizzare la cosa, a digerire la rabbia che mi risale nella gola più degli antibiotici. Giovedì 7 maggio la Corte di Cassazione si è pronunciata sul processo per i fatti del San Paolo, confermando la sentenza di appello. Se non sapete di cosa sto parlando adesso faccio un piccolo riassunto senza pretese di esaustività. E' una storia di merda, senza se e senza ma, e si conclude dimostrando una cosa sola: che la giustizia è al servizio del potere e del più forte, che per i deboli e per chi si oppone a un sistema non c'è altro che repressione e violenza. E che non si capisce perché si dovrebbero ripagare braccia e menti del potere con altro che questa stessa moneta.

Immaginate una sera di primavera. Dipingetevi in riva a un canale di acque placide, circondati da molta gente ma non troppa. Raffiguratevi l'aria leggera dei primi mesi caldi, la luce che scompare sempre più tardi oltre l'orizzonte, il pensiero che si ricomincia a vivere per strada con meno fatica. Prendete un martello e frantumate lo specchio in cui avete rappresentato questa scena: quel colpo sono le coltellate che un vostro amico, un vostro compagno si prende in una vietta laterale, insieme ad altre due persone, a pochi passi da un commissariato di polizia e da un noto centro sociale. Gli aggressori sono un nazista e i suoi due figli, con un cane chiamato Rommel, tanto per capirci. La vittima è Davide Cesare, detto Dax, che muore praticamente sul colpo. Delle altre due persone una rimane gravemente ferita. 

Ora immaginatevi a correre a perdifiato verso l'ospedale dove hanno portato il corpo del vostro amico e gli altri. Immaginate di non sapere nulla di come sta, impazziti alla ricerca di una buona notizia qualsiasi. Arrivate davanti al pronto soccorso del San Paolo e ci trovate la polizia, entrate, chiedete, nessuno sa nulla, nessuno vi risponde. Poi esce un carabiniere in borghese e ironizza sul fatto che il vostro amico è morto. Altri agenti intanto stanno interrogando in malo modo le altre persone ferite come se fosse colpa loro aver preso una coltellata. Percepite la rabbia che monta? Percepite la sensazione di impotenza?

Ecco, ora immaginate che le forze dell'ordine anziché defilarsi per evitare che gli animi si scaldino continuino a sfottere e che parta qualche spintone. Immaginate che arrivi un reparto della celere e che scenda dal furgone già in assetto antisommossa e cominci a caricare, fino dentro le corsie del pronto soccorso. Immaginate gente messa a terra, ammanettata e picchiata a manganellate, e carabinieri girare intorno all'edificio con mazze da baseball tirate fuori dai cofani delle auto di servizio. Siete ancora lì? Guardate una ragazza con un braccio rotto chiusa in auto e minacciata, poi lasciata a duecento metri di distanza con la minaccia di non farsi più vedere, inseguimenti, grida, insulti, pestaggi. E immaginate che qualcuno abbia filmato tutto.

Poi arriva il processo. Contro quei poliziotti e quei carabinieri che si sono comportati da animali sanguinari? Che hanno deriso la morte di un vostro amico? Contro i tre nazisti che hanno ammazzato una persona? No. I tre nazisti fanno un processo a parte e il maggiorenne prende poco più di dieci anni di carcere, mentre il padre che lo accompagnava praticamente nulla. Se c'eravate voi di fianco a un'omicida a incitarlo vi davano sicuro 20 anni per concorso morale. Ma a loro no. Ma non è questo il processo: il processo San Paolo vede come imputati quattro dei ragazzi davanti all'ospedale tra cui uno dei feriti e il ragazzo ammanettato a terra e pestato a manganellate da un carabiniere e un poliziotto coraggiosi. Loro sono accusati di resistenza, perché ovviamente da terra avranno cercato di evitare i colpi per esempio. A processo ci sono anche due carabinieri e due poliziotti, per lesioni e abuso d'ufficio. 

Il processo è a senso unico: giudice e pm vogliono dimostrare la famosa tesi del tutti colpevoli della violenza, nessuno responsabile. Gli avvocati delle forze dell'ordine che sono bravi ragazzi che onorano la divisa e che magari hanno sbagliato ma senza malafede, a massacrare di botte gente che voleva solo sapere cosa era successo a un loro amico accoltellato. Secondo voi com'è finita? E' finita che le forze dell'ordine nonostante i video, nonostante tutti sappiano cosa è successo, sono state praticamente tutte assolte. Due dei compagni presenti (tra cui quello colpevole di aver tentato di schivare i colpi mentre era ammanettato e pestato a terra come immortalato in un video) sono stati condannati a un anno e sei mesi e a pagare i danni al pronto soccorso (fatti dalle forze dell'ordine) per 120 mila euro. 

Poi chiedetevi perché quando vi ritrovate coinvolti in una situazione di tensione con di mezzo la polizia non dovreste cercare di spaccare quanto più cose e persone possibili. Tanto pagherete comunque. Essere ragionevoli non conviene in un mondo in cui ha ragione solo il più feroce e il più figlio di puttana. 

I dati che riporto potrebbero non essere tutti esatti. I server di autistici sono incasinati e la mia memoria vacilla, ma la sostanza c'è tutta: non sarà un mese in più o in meno di condanna a cambiare l'aberrazione che rappresenta. E quanto dimostra il sistema in cui viviamo e come ognuno dovrebbe regolarsi. 

Il giorno dopo questa sentenza ho portato i pischelli della mia prima media al Museo di Storia Naturale. Arrivato ai Giardini di Porta Venezia ho incrociato le macchine della Digos che solerti sorvegliavano innocui rifugiati sdraiati sull'erba. Mi hanno salutato come una vecchia conoscenza, mentre li guardavo in cagnesco e bestemmiavo sottovoce. Sono tornato a scuola verso le 13.30 e ho incrociato i bambini delle elementari che tornavano da una bellissima gita alla caserma del reparto mobile (di via Cagni penso) di milano, gente meritoria, che ha partecipato anche se un po' defilata alle cariche su via Tolemaide e ai fatti di piazza Alimonda (se qualcuno non lo sapesse la piazza dove è morto Carlo Giuliani). Ho visto i bambini scendere, con i poliziotti in divisa antisommossa che gli davano il cinque e facevano grandi sorrisi, ognuno con il suo cappellino della Polizia Italiana. E' un quartiere difficile quello della mia scuola, e qualcuno pensa che questa sia "educazione alla legalità", che serva a far diventare persone migliore i ragazzi destinati a una vita sospesa tra violenza e criminalità. Io penso di no. E non per ideologia, ma perché penso che uno non debba diventare una persona capace di distinguere il bene dal male solo perché ha come modello coloro che esistono solo per punire. Penso che un ragazzino dovrebbe capire come si fa a vivere insieme agli altri e non idealizzare il ruolo dei cani da guardia. 

Mi sono fermato e mi sono chiesto. Quei sorridenti e affabili celerini avranno avuto il coraggio di raccontare a quei bambini in gita del processo San Paolo, dei loro errori della violenza in cui si tuffano come un pesce nell'acqua? Non penso. Perché anche gli sbirri se ne vergognano ed avere il coraggio non è una dote di cui abbondano nella media: intendiamoci, non è un problema delle forze dell'ordine. La pavidità è un problema dell'uomo. Ma per insegnare ai ragazzi a diventare degli uomini e delle donne adulti forse dovremmo essere capaci di trasmettere cose diverse che non l'autorità e la necessità di vivere sorvegliati e imprigionati, repressi e controllati: coraggio, onestà, responsabilità. Basterebbe questo. Nessuna delle qualità che quei celerini potrà mai dire a cuor leggero di avere a meno di non dimenticare troppe vicende della storia recente del nostro paese. 

Mai come oggi mi echeggia in testa un famoso slogan del maggio 68 francese: Police par tout, Justice null part. La giustizia quella vera, non quella dei tribunali ma la virtù a cui si appellano quando emettono le loro sentenze, è antitetica alla violenza e al sopruso che la polizia e le forze dell'ordine rappresentano nel loro agire quotidiano. E non vedo all'orizzonte un evento che cambi questo stato di cose e che mitighi il mio odio e la mia rabbia.


 


Lansdale è un pappamolla :)

pagine e parole — Inviato da nero @ 18:58

 

Appena ho saputo che era uscito l'ennesimo e ultimo - si mormora - capitolo della serie di Hap e Leo, mi sono fiondato a prenderlo in libreria. Beh, a dire il vero ci ho messo quasi 15 giorni, ma alla fine quello che conta è lo spirito morale con cui ho affrontato la cosa, no? Il titolo - Sotto un cielo cremisi - e l'annuncio del libro mi hanno fatto  pensare che alcuni dei nostri eroi, includendo in essi Jim Bob Luke e Brett, ci rimettessero le penne. Ma sono stato colpito dalla sindrome da traduzione: infatti il titolo originale è Vanilla Ride e nulla fa presagire nefasti eventi nella vita dei personaggi principali della serie. Ovviamente escludendo la sequela di botte e proiettili che si beccano nelle 312 pagine di puro Lansdale. La conclusione è semplice: Lansdale si è rammollito, non è più quello di una volta, e si è affezionato ai suoi eroi di carta. E meno male, perché io non avrei retto alla morte di Leo o Hap, e peggio ancora di Jim Bob Luke. 

Il libro è tradotto così così, soprattutto nelle prime pagine, ma poi anche il bravo ragazzo che ci si è cimentato prende il ritmo e si lascia trascinare dagli eventi. L'ironia e l'umorismo di Lansdale ne escono intatti, anche se la trama non è esattamente avvincente. Del resto questo è Lansdale, prendere o lasciare. Un po' come è scritto anche nel libro. Per chi vuole godersi qualche ora e spendere qualche ghigno, è semplicemente imperdibile: l'unico lato del Texas che apprezzi :) Voto: 8

 


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