Inter in Wonderland: Masters of Oz!

17 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

Carrellata. Il ghigno beffardo e sardonico dell’Acchiappasogni. Il viso plastico del Colosso, le sue smorfie post-ubriachezza. Il sorriso di Matrix. Gli occhi di ghiaccio del Muro. L’espressione scolpita nell’acciaio del Capitano. La faccia da schiaffi del Sindaco. L’ovale sereno del Pelato. Le fattezze gnomesche del folletto Olandese Volante. La concentrazione del Leone. Il broncio atteggiato del Figliol Prodigo. I lineamenti tiratissimi del Principe. E ancora. La testa segnata di Crystal. La marmotta nascosta nelle mutande del Drago. Il ciuffo di Kung-Fu Panda. La determinazione di ogni poro di pelle di Yahvé da Setubal, Mourlino.
I Dominatori della Serie di Oz possono tutto. E vogliono dimostrarlo sul campo nella cinquantacinquesima partita stagionale. Però cominciano male: sotto ritmo, passaggi vicinissimi e molto cauti, Siena in quindici dietro il pallone. Al ventesimo gli eroi nerazzurri cominciano a rullare l’avversario: traversa, palla fuori di un soffio, parate incredibili di Curci. La palla non entra. Sembra una di quelle partite lì. Le bestemmie fioccano.

 

 

Rientriamo in campo sapendo che la Roma è campione d’italia sul campo dei quasi clivensi. Continuiamo a rullare l’avversario: il Colosso si mangia un gol incredibile, altre parate di Curci. Poi si sveglia il Capitano d’Acciaio e inizia a correre più di tutti, più di gente con la metà dei suoi anni. All’ennesima percussione, serve in profondità il Principe che controlla, avanza, e d’esterno batte il portiere dei giallorossi bianconeri. Mourlino subito cambia: fuori il Figliol Prodigo per Kung-Fu Pandev; poi Crystal per il Sindaco autore di una partita modesta, forse deluso dal non esserci a Madrid; poi il Drago con una marmotta nel culo come sempre quando in campo devi metterci tutto quello che hai, al posto di un’Olandesina Volante un po’ sottotono. La squadra rincula per una decina di minuti, e i tifosi cominciano a soffrire: ma come? i dominatori di Oz che controllano un misero uno a zero? Ma buttatela dentro così stiamo tutti sereni, no?

No. Però con il passare dei minuti controlliamo la palla e rischiamo di raddoppiare. Soffriamo solo due occasioni propiziate da un vero romanista in campo: Rosi(ca), nomen omen. Quando dal novantesimo ci piazziamo a far trascorrere i minuti d’esperienza sulla bandierina so che è finita. Fino al triplice fischio di un ottimo Morganti (faccio mea culpa) e al grido liberatorio.

E’ il 18esimo scudetto. Il secondo titulo quest’anno. L’ennesimo di questo ciclo fantastico. Non si può descrivere quello che si prova quando si avvicina l’epilogo di un capitolo di una saga epica. Al tempo stesso senti una gioia immensa in fondo allo stomaco, proprio al centro del tuo corpo, e una leggerezza che non sapresti comprendere. La tensione ti abbandona e ti scopri di nuovo bambino, capace di una felicità incondizionata e incondizionabile. Tifare per gli eroi nerazzurri quest’anno ha voluto dire questo. Indipendentemente da quello che succederà nell’ultima, maledetta, cinquantaseiesima partita. E vincere questo titolo quest’anno è absolutamente fantastico, dopo tutto quello che hanno provato a fare per strapparcelo dalla maglia, e che ancora proveranno a fare quest’estate per farci tornare indietro come gamberi (noi come tutto il Paese peraltro), senza rendersi conto di quanto ridicoli siano e di quanto male stiano facendo anche a sé stessi e a tutto il calcio italiano, e di quanto ne hanno già fatto. Dopo i calendari ad squadram, dopo i regolamenti validi solo per l’Inter, dopo le minacce del sistema mafia-calcio italiano a Yahvé, dopo le malignità a senso unico, l’ipocrisia pelosa di chi per l’ennesimo anno non ha vinto un cazzo. Dopo tutto questo, contro tutto e tutti, la capolista è ancora nerazzurra. Un florilegio di esplosioni di fegato. Una goduria immensa. Dite quello che volete, ma per me, per noi, c’è solo l’Inter!

 

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Draquila: l’idea del Comitato di Benvenuto Gatling

13 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

Draquila è un documentario. Anzi una docufiction. Anzi, non è fiction per un cazzo. E’ solo un racconto video, che cerca di ripercorrere in meno di un’ora e mezza tutto il marcio dell’Italia, usando il Grande Evento del terremoto de L’Aquila come occasione per narrarci e narrarsi. E per farti incazzare come una bestia. Il vero problema poi è questo: se siete predisposti naturalmente a infuriarvi come caimani mannari a digiuno da sei mesi, non è il film che fa per voi. Silvio nazionale  direbbe che è istigazione a delinquere, omettendo di notare che sono i fatti narrati nella pellicola che istigano a reazioni violento. Ma non c’è di che preoccuparsi: l’italiano, si sa, si arrangia, e piuttosto che lottare si organizza per sopravvivere. E’ stato così per vent’anni nel passato, sarà ancora così in questo presente e nel prossimo futuro. 

All’uscita io e ppn ci siamo ritrovati a farci la stessa domanda: quando avremo finalmente 70-80 anni? Perché a quel punto che cosa avrò da perdere? Con che cosa cercheranno di ricattarmi e di minacciarmi? La vecchiaia rende liberi? Le risposte a tutti questi quesiti le troverete presto nella serie di racconti del Comitato di Benvenuto Gatling, che spero di riuscire a mettere nero su bianco su blog di blackswift. Nel frattempo godetevi la vostra razione di bile con il trailer di Draquila – L’Italia che trema di Sabina Guzzanti.

Voto: 7,5

Milano da buttare, che novità: la panoramica “Cannes a Milano” 2010 non si farà per colpa della Provincia di Milano

10 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

Come ogni anno si avvicina l’inizio di giugno e il festival di Cannes: stimolato anche dalle uscite da piccolo ras offeso nell’orgoglio di quell’ignobile personaggio che risponde al nome di Sandro Bondi, mi sono ricordato che avrei dovuto controllare quando si vendevano gli abbonamenti per la panoramica a Milano della Quizaine. Per chi non lo sapesse infatti da quasi 15 anni sia quest’ultima che Venezia vedono una loro rappresentanza di film proiettata a Milano per gli appassionati che non hanno la possibilità di spostarsi fisicamente nei luoghi dei festival. Appassionati che negli ultimi anni hanno ampiamente sfondato le 15.000 presenze, per inciso.

Ebbene: sul sito dell’AGIS non trovo nulla. Mi insospettisco, cerca di qui, cerca di là, scopro che quest’anno dopo 14 anni filati, la panoramica "Cannes a Milano" non si farà. Motivo? La Provincia di Milano, recentemente passata al PDL con il prode Podestà, prima ha tergiversato sui fondi, poi ha richiesto di visionare le sinossi e il programma in anticipo (ah, ma il Popolo delle Libertà non è avulso alla censura?), e infine ha stanziato fondi ribassati del 40% ma ormai troppo tardi per consentire l’organizzazione del tutto.

Così, uno dei pochi eventi che facevano vagamente assomigliare Milano a una metropoli europea finisce nel cesso, grazie alla sua illuminante e illuminata amministrazione. Ma non vi preoccupate: i soldi per pulire i muri, per trasformare i bus in gabbie per negri, per sgomberare a destra e a manca, per finanziare questo o quel costruttore per avviare i lavori di un parcheggio che non si finirà mai ci sono sempre. Ma i milanesi non se ne accorgono: tanto la maggior parte di loro anela solo a un aperitivo in corso como a meno di 50 metri da qualche personalità del calibro di Fabrizio Corona e soci. Bella vita? Bella merda!

 

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Inter in Wonderland: quasi quasi…

10 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

Gli eroi nerazzurri sbarcano a San Siro con l’ennesimo 4-2-3-1 con il Figliol Prodigo, il Leone, il Principe e il Drago supportati dal Pelato e dal Sindaco. Di fronte hanno i quasi clivensi, che nulla hanno da chiedere al campionato e possono giocarsela senza pressioni. Lo stadio è gremito e l’Inter parte forte: pim pum pam, quasi tre gol. Poi cross innocuo e invereconda deviazione del Sindaco, Inter sotto e scudetto quasi alla Roma. Ma il Chievo non esiste e i nerazzurri pressano a tutto campo: il Leone si inventa un numero in palleggio in piena area clivense e poi spara verso l’angolino, segnando grazie ad una deviazione che sa tanto di compensazione del destino.


I nerazzurri salgono in cattedra e il Pelato segna un gol su cross col contagiri del Colosso, mentre la Roma è ancora sullo 0-0: è quasi scudetto a Milano, in casa, dopo tanti anni. Tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo tempo "C’è Solo l’Inter", canzone del 5 maggio alla ricerca di definitivo esorcismo mandata in loop prima e dopo la partita, mortacci del dj: il Principe cambia nome in Diego Armando e lanciato supera Sorrentino – già evidenziatosi per svariate paratissime – con un pallonetto incredibile. Poi è il turno del Figliol Prodigo perdonato dallo stadio quando sigla il 4-1. In più la Roma è sotto 0-1 con il Casteddu: è sempre più quasi scudetto nerazzurro.

Poi il tempo gira, scendono catini di pioggia e il cielo si fa oscuro: la Roma pareggia, ed è quasi rimonta dei clivensi, con due gol su errori marchiani della nostra difesa,  che per prima cosa lasciano tirare Marcolini e non mandano in offside El Diablo Granoche, che devia in rete. Poco dopo il Capitano fa una frittata allucinante e Pellissier ci purga per l’ennesimo 4-3. Intanto il burino per eccellenza segna su rigore il 2-1. E’ quasi scudo alla Roma.

Gli ultimi 15 minuti sono al cardiopalma: nonostante la superiorità tecnica, tattica e fisica dei nerazzurri il pallone non entra e basterebbe l’ennesima cappella per buttare alle ortiche la stagione. Non segnamo, ma non prendiamo gol, e dopo 4 minuti di recupero è finita. Concludiamo imbattuti a San Siro la stagione. Che è quasi finita, quasi però. Sgrat. Per i prossimi 180 minuti ho bisogno di un endovenosa di ansiolitici.

 

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Hanno tutti ragione

7 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

"La piccola borghesia è come uno di quei film sugli zombie, ne uccidi tre, tiri un sospiro di sollievo, poi si scoperchiano le tombe e ne escono altri quattrocento. Un inferno. Poche storie. Un inferno assoluto."

Tony Pagoda è un italiano un po’ più che medio, è uno di noi, uno di voi, uno di chiunque. E’ la vita che ognuno di noi potrebbe fare, vorrebbe fare, forse fa. Tony Pagoda non lascia scampo all’illusione e contemporaneamente è una selva di storie. Il libro di Sorrentino (il suo primo) è una bella prova, certo non al livello dei suoi film, dato che la regia è certamente l’ambito in cui il suo virtuosismo emerge di più. Ci fa appassionare alle mosse e alle fattezze di questo italiano qualunque, di un italiano qualcuno, ci fa ammazzare dal ridere e alle volte vergognare come cani, ben sapendo che quello che sta succedendo sulle pagine succede ogni giorno intorno a noi. E poi ci trasporta a Manaus, ci offre la speranza che tutto possa cominciare una seconda, una terza, una millesima volta. Fino a ritornare al principio. All’Italia, al moderno, al presente. All’orrore. Altro che inferno assoluto.

L’ultima parte del libro l’ho trovata molto faticosa, così combinata con due immensi e infiniti monologhi per giustificare l’atto finale. Ma il resto del libro scorre via molto più che liscio. E la parte conclusiva pur essendo un po’ viscosa è fondamentale per dare una chiave di lettura che mi sento di condividere fortemente dell’opera: hanno ragione tutti, il problema del mondo che ci circonda, del nostro presente, del paese dei cachi che non c’è e quando c’è sarebbe meglio che non ci fosse, è proprio questo. Hanno tutti ragione. E se hanno tutti ragione, vuol dire che la ragione non esiste e che esiste solo l’opinione, che esiste solo la prospettiva dei cazzi miei, sempre più importanti di tutto e tutti. E allora che senso ha cercare ancora una via verso il cambiamento complessivo di ciò che ci circonda? 

Forse il libro è un po’ disperato. Forse. O forse dovremmo essere meno ottimisti noi.

Voto: 7,5 

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La Coppa dei Cachi: uno, piccolu, ma uno!

6 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

Arriva la prima finale. E gli eroi nerazzurri la portano a casa. Un caco bello sugoso, dal retrogusto acido e rancoroso come il Paese che rappresenta, che i nostri ragazzi spolpano senza pietà. Formazione con un Orco in meno, ma con un’Olandesina in più, anche se la sua presenza dura solo 2 minuti, e ci pensa un giocatore il cui cartellino è di proprietà del nostro Presidente a spaccare il giocatore migliore, come predetto dal Vate: alla faccia di lealtà e correttezza sportiva, due parole che al calcio della Capitale certamente non calzano a pennello. Entra il Figliol Prodigo. E gioca un’ottima partita.
La partita è tesa, dinamica, ma la superiorità nerazzurra è indubitabile: e la frustrazione sale da parte giallorossa, sale, sale, sale. L’Inter sfiora più volte il vantaggio, i rosicatori professionisti giocano in undici dietro il pallone sperando nel contropiede vincente. Sfiorano il gol una sola volta, ma ci mette la mano l’Acchiappasogni. Poi il Principe si inventa un gol incredibile: lanciato, con quattro uomini che lo rimontano, spara un missile sotto l’incrocio. Come dice un mio amico: se spari forte nel sette, vinci sempre. E così sarà.
Dopo il gol l’Inter controlla la partita, fa correre gli altri, rischia il raddoppio, perde Speedy per problemi muscolari sostituito dal Muro che doveva riposare. I rosiconi picchiano duro, durissimo, ma sembrano immuni alle sanzioni. Chissà che prosopopea di dichiarazioni e tribunali all’Aia ci sarebbero stati se il gesto del pugno e il pugno vero e proprio di Mexes contro il Figliol Prodigo e Matrix l’avesse fatto uno con la maglia nerazzurra… Chissà. L’Inter non molla, fino alla fine. Fino a quando il "Capitano che è un esempio per i bambini" si copre d’onore con due calcetti in testa a un interista a terra e con un calcione da dietro al Figliol Prodigo, collezionando finalmente un bel rosso diretto. Noi invece portiamo a casa il primo titulo, picculo, ma pur sempre uno. Sorridendo felici.
Un ringraziamento a tutta la squadra, per la grande partita, e per non aver paura della violenza, del rancore e degli appoggi ipocriti e viscidi di cui la Squadra della Capitale e del Parlamento gode. Stasera ho visto una grande squadra di uomini veri conquistare un titulo e una piccola squadra di uomini piccoli piccoli sbraitare stizziti perché non li hanno fatti vincere. Anziché parlare di vergogna, forse qualcuno dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza, e pensarci ben più di due volte prima di fare i moralizzatori della domenica.
 

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Mayday 2010: un video

5 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

 

 

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Inter in Wonderland: oh nooo! (grazie rigà!)

3 Maggio 2010 Commenti chiusi

 

Mourlino manda in campo una squadra piena di titolari ma con un modulo anomalo: per far rifiatare il Principe, stremato dalla trasferta citronesca, giochiamo con l’Olandesina e il Drago dietro al Leone, con le fasce presidiate dal Colosso e da Crystal, un centrocampo con il Pelato e il Sindaco supportati da chi capitava a tiro. Tutti si chiedono come affronterà la gara la lazie, questa volta, memori di tanti scherzetti del passato e della sfiga che ha portato la campagna preventiva sul biscotto le scorse volte (do you remember firenze?).


L’Inter scende in campo grintosa, la Lazio pronta a giocare di rimessa, soprattutto sulle fasce e con Zorro Zarate. Per 45 minuti prendiamo a pallonate i biancocelesti, ma Muslera sembra non aver capito che aria tira a Formello e para qualsiasi cosa. La palla non entra, la palla non entra, la palla non entra. Cazzo. Tutti imprecano. Poi accade il miracolo: il Muro recupera la palla, apre per l’Olandesina e scatta a ricevere il triangolo di testa nell’aria piccola strappandola al Leone e infilandola in fondo al sacco. E’ il 46esimo. I tifosi interisti tirano un sospiro di sollievo. I lazieli espongono il migliore striscione dell’anno, esplicativo nella sua sintesi estrema: "Oh, Noooo!", con tanto di esultanza al gol nerazzurro di tutto lo stadio. 


Si rientra in campo e il dubbio permane: i lazieli smetteranno di giocare? La risposta è sì: noi abbassiamo il ritmo, loro non lo alzano, il Sindaco la mette di testa e la partita finisce lì. Di nuovo "Oh, noooo!" e tutti a casa. All’ingresso di Scaloni come terzo cambio (con Rocchi in panchina) pare proprio che anche i giocatori abbiano capito l’antifona dei tifosi.


Biscotto totale, comprensibile, auspicabile, benvenuto. Che dire? Grazie, riga’! Viva lo sport.

 

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Mayday Mayday

30 Aprile 2010 Commenti chiusi

 

 

 

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La Lega dei Citroni: dopodiché, sucate!

29 Aprile 2010 Commenti chiusi

 

[disclaimer]

Post ad alto contenuto sessista. Comprendetemi e fatemi sfogare senza stressarmi. Se non siete in grado di farlo saltate l’articolo a pié pari.

[/disclaimer]


I gladiatori di Mourlino, da oggi in poi assurto a livello di Yahvé da Setubal, voce tonante del rovo infuocato, prototestamentario nei suoi dettami e nella sua weltanschauung, entrano in campo con una consegna precisa: assediare l’avversario nella nostra area e picchiare duro nel sacco alla prima occasione. Nessun prigioniero, nessuna paura, nessuna ossessione, un solo sogno: andare a Madrid. La sfiga vuole che nel riscaldamento si fermi Kung Fu Panda e Chivu debba subentrare scombinando un po’ i piani.
Fino a che l’arbitro (e stavolta i complottisti avevano ragione da vendere) ci lascia giocare alla pari i Pesci Pagliaccio del calcio del 2015 non fanno un tiro in porta. Al trentesimo il malefico belga butta fuori Kaiser Motta con atteggiamento che definire fiscale è ampiamente ipocrita: si chiama killeraggio in piena regola. A quel punto i Pesci Pagliaccio cominciano lo show che strappa il velo del finto buonismo di una squadra rancorosa e cattiva: ogni contatto un tuffo, cercando di trasformare il calcio in calcio a cinque; ogni possibilità di picchiare i nerazzurri diventa un’occasione d’oro; ogni stupidaggine diventa una polemica incendiaria.
Ma il castello nerazzurro non cede, neanche in dieci. Palle a dieci dimensioni per ogni giocatore, disumani. In tutto il match, tre tiri in porta, un gol, che rende gli ultimi 10 minuti nel lasso di tempo più lungo della mia vita. Al secondo gol, prima di rendermi conto che fosse stato annullato, ho sentito un groppo in gola e un urlo salirmi dalle viscere, contro l’ingiustizia che quel secondo gol avrebbe rappresentato. Al triplice fischio la gioia è incontenibile, alla faccia di tutti i gufi, di tutti quelli che speravano che ce la prendessimo in saccoccia per l’ennesima volta all’ultimo secondo: la remuntada è rimasta a metà, trasformandosi in una sincera enculada (scusate il francesismo, nda).
Fino ad oggi il Barça era una squadra che apprezzavo e stimavo: il teatrino dell’ultima settimana, l’isterismo dimostrato, lo scarso fair play in campo durante i 180 minuti, l’hanno trasformata in una brutta copia della peggior Juve o del Real Madrid degli anni Ottanta. Arroganti, abituati a vincere per decreto, incapaci di accettare la sconfitta. Se i Pesci Pagliaccio che giocano il calcio del 2015 sono la squadra migliore del mondo, non hanno bisogno di mezzucci: giocassero a calcio e fateci tre pere. Se ne foste stati capaci, vi avremmo stretto la mano. Così invece, mi ritrovo a dedicarvi un bel gestaccio a due mani: sucate a manetta. Sucasse Ibra e sia benedetto Guardiola che lo ha messo in campo per 3/4 della doppia sfida, sucasse Piqué e il suo odio ostentato, sucasse De Blackeere e la sua missione possibile, sucassero. E basta. Madrid la guardassero in tv.
E Yahvé da Setubal ha parlato, mi ha dato una frase che mi farò incidere sulla lapide: "non amo l’Italia, non amo il calcio italiano, ma amo la mia squadra e i miei giocatori", e questo è il più bel momento della mia vita calcistica. Almeno fino ad oggi. Grazie ragazzi.

 

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