Against the Day Synopsis (2.19 – 2.21)

10 Febbraio 2007 Commenti chiusi

2.19

Frank nel suo vagabondare finisce nel New Mexico, e poi in Mexico insieme a Ewball Oust, inviato a sud dalla famiglia a ricercare metodi più rapidi di estrazione mineraria (una scusa per levarselo di torno).

A Guanajuato Frank e Ewball scendono dal treno. Frank in sogno si incunea in un vicolo, nonostante Deuce Kindred gli dica di non farlo, che tanto lui si trova altrove. Dopo la siesta i due gringo vanno a fare un giro in città e in incuneano nel vicolo che Frank ha sognato, venendo arrestati dalla locale Guardia Nazionale. Dopo un po' di tempo in guardina vengono trasferiti nel Palacio de Cristal, la prigione per i “politici”: una spanna e rotta meglio della guardina, inclusa l'inesistenza di alcun pericolo per la loro integrità rettale.

La carceriera è l'affascinante Sergente Vazquez che li prende in simpatia, quasi al limite del flirting.

Tutto questo fino a quando un tale Dwayne Provecho rivela loro che nella prigione tutti sono convinti che Frank sia il famigerato dinamitardo eroe delle masse anarchiche Kieselgur Kid. Frank nega, ma, come spiega anche Dwayne, il suo diniego non modifica la convinzione generale e le sue conseguenze (ovvero il fatto che prima o poi qualcuno gli pianterà un coltello in gola per poter dire di aver ammazzato el Famoso Chavalito del Quiselgur, confessandogli che anche Ellmore Disco credeva la stessa cosa e che è solo per questa convinzione che Hair-Trigger Bob non gli ha sparato la prima volta che si sono incontrati.

Frank è stordito, ma Dwayne incalza proponendogli una fuga, durante la quale vengono intercettati da una squadra di guerriglieri anarchici che vogliono la sua complicità sia per aumentare la propria gloria che per alcune azioni diversive.

Nel viaggio con il gruppo di guerriglieri de El Nato, Frank fa amicizia con il pappagallo Joaquin, che parla inglese con accento della madrepatria: in una discussione animata il pappagallo cerca di spiegare a Frank il segreto dell'interpretazione della realtà e dei sogni: la doppia rifrazione, ogni cosa non è una sola, come con lo spato islandese… “You just keep floating in that gringo smoke cloud, thinking there's only one of everything, huevon, you don't see those strange lights all around you. Ay chihuahua. In fact, Ay Chihuahua, Chihuahua. Kid engineer! All alike. Closed minds.”

La prima azione include far esplodere il palazzo del governo, mentre la squadra assalta la zecca. Il piano va in fumo perché il gruppo di guerriglieri viene coinvolto in una sparatoria prima ancora di arrivare in città. Il gruppo, inclusi Ewball e Frank riesce a mettersi in salvo, e i due nordamericani riescono a staccarsi con la scusa di andare a salvare un gruppetto di tre nativi sfuggiti anch'essi alle truppe del generale Huerta e in balia dell'avvicinarsi delle truppe governative al loro nascondiglio.

Frank e Ewball si uniscono agli indiani Tarahumares nella caverna dove si sono nascosti e riescono con dei tiri al bersaglio dalla lunga distanza a spaventare a sufficienza le truppe governative, che al calare della notte decidono di tornare in città per bere e rilassarsi al saloon.

Dopo aver salvato gli indiani Ewball continua verso sud, mentre Frank è determinato a riattraversare il confine per tornare negli Stati Uniti. I Tarahumares sono riconoscenti a Frank per aver salvato la loro vita (anche se come anche lui cerca di spiegare è stato Ewball in effetti a mettere in fuga i governativi), tanto che El Espinero (l'unico uomo del gruppo, composto poi da sua moglie e da sua figlia Estrella) offre in moglie a Frank la figlia appena vedova. Frank declina l'offerta, ma gli indiani vedono il suo amore per il nome Estrella (che gli ricorda la moglie del fratello Reef di cui anche lui è innamorato).

El Espinero accompagna Frank fino a una vecchia miniera abbandonata, dove è custodito un enorme, perfetto cristallo di spato islandese, attraverso il quale Frank vede nel futuro quando e come ucciderà Sloat Fresno, anche se non riesce ad estrarre alcuna informazione magica circa Deuce Kindred. In un piccolo flash-forward quando Frank racconta al ritrovato Ewball l'avventura con gli indiani, questi gli chiede se non ci si dovesse aspettare un approccio e un responso più mistico dal cristallo magico, incontrando lo sguardo stupito di Frank.

Dopo l'oracolo con il cristallo, El Espinero offre a Frank un pejote, e lo inizia a un viaggio sopra il deserto e i suoi significati in compagni di Estrella sua figlia. Finito il viaggio Frank decide di tornarsene negli Stati Uniti, facendo tesoro di queste due iniziazioni mistiche e del senso che esse hanno avuto per lui.

Nel suo vagabondare di ritorno, in un villaggio ai margini del campo di cotone di Bolson de Mapimì, Frank entrando in un saloon si trova seduto di fronte Sloat Fresno e lo secca con un singolo proiettile, come il cristallo gli aveva fatto prevedere. Purtroppo di Deuce Kindred nessuna traccia, e la prima vendetta è stata troppo veloce per dargli soddisfazione.

2.20

“Di stanza a New York in permesso per qualche settimana, i ragazzi avevano messo su il proprio campo base a Central Park. Di tanto in tanto giungevano messaggi dalle Alte Sfere, come al solito attraverso piccioni viaggiatori, medium, pietre lanciate attraverso le finestre, corrieri bendati che recitavano a memoria gli ordini, cavi interoceanici, telegrafo, ultimamente anche via radio, e come al solito se erano firmati, la sigla sotto di essi non era nulla di più che un numero accuratamente crittografato, la cosa più prossima agli innumerevoli uffici che pendevano sopra di loro a cui uno qualsiasi di loro si fosse mai avvicinato, nel presente o nel futuro.”

I Chums of Chance sono in permesso a New York da settimane, quando una creatura delle strade della città recapita loro l'ennesimo messaggio. Nella sua discussione con la ciurma cita come se fosse nulla una “macchina del tempo”. In effetti a un lettore non attento sembrerebbe una mera battuta, ma non lo è per i Chums of Chance, che decidono di staccare Darby Suckling, intanto diventato ufficiale legale di bordo, e Chick Counterfly per ricercare l'effettiva esistenza di una macchina del tempo, che la ciurma da tempo crede essere implicata con le Alte Sfere in qualche modo.

Darby e Chick rintracciano il messaggero, che si scopre essere un guru della malavita newyorkese di basso cabotaggio e che offre loro la possibilità di comprare una macchina del tempo. Li accompagna quindi dal Dr. Zoot che offre a Chick e Darby un viaggio di test.

Dopo aver rischiato la pelle in una specie di viaggio onirico, il Dr. Zoot confessa loro di aver acquistato la macchina come “pre-posseduta” (ovvero usata) e senza il necessario libretto di istruzioni o i necessari schemi progettuali. I due riescono a estorcere dall'uomo il luogo dove l'ha trovata: la Candelbrow University.

2.21

I Chums of Chance arrivano alla Candelbrow University, una specie di cittadella dedicata allo studio circa la possibilità di viaggiare nel tempo, chiusa essa stessa in una bolla temporale di eternità, nella quale i partecipanti non invecchiano e non ringiovaniscono, non vengono intaccati dalle malattie o dalle vicende della vita. La Candelbrow University è nata grazie al magnate del lardo Candelbrow, i cui maggiori proventi vengono però dall'aver inventato e commercializzato un sostitutivo per tutti i grassi (dalla margarina allo strutto) chiamato Smegmo, addirittura dichiarato kosher dai rabbini americani.

Alla Candelbrow University i Chums of Chance devono trovare un tale Mr Meatman che ha venduto la macchina del tempo al Dr. Zoot. Per questo si recano alla taverna più famigerata della cittadella. Della missione si incaricano particolarmente Chick Counterfly e Darby Suckling.

Nella taverna vengono approcciati da qualcuno che li apostrofa per capire se stanno cercando Alonzo Meatman. I giovani tergiversano e il tizio si dissolve nell'aria, gridando “Loro, loro…”

Di fronte a questa inaspettata situazione la ciurma decide di evacuare il luogo, ma Chick Counterfly chiede il permesso di indagare individualmente sugli eventi, perché ritiene di poter trovare da solo Alonzo Meatman.

“Una volta che l'equipaggio ebbe mollato gli ormeggi, Chick entrò nella taverna scura e piena di ombre, chiedendo e ottenendo un bicchiere di birra, si sedette ad un tavolo tenendo ben in vista l'ingresso, e aspettò, usando una tecnica appresa anni addietro in Giappone, tra i mistici del monastero Zen di quel lontano paese (v. anche The Chums of Chance and the Caged Women of Yokohama) e chiamata “star seduti senza far nulla”. E' stato in quello stesso viaggio, ricordava Chick, che Pugnax confuse l'intero tempio rispondendo al classico koan “Un cane possiede l'anima del Buddha?” non con il solito “Mu!” ma con un più prosaico “Sì, certo, volevate chiedere altro?”.”

Dopo un certo periodo di tempo Chick vede ricomparire il tizio che si rivela essere Alonzo Meatman che stava semplicemente mettendo alla prova la ciurma.

Meatman propone a Chick e alla ciurma uno scambio, e nel farlo introduce Counterfly a un tale “Mr. Ace”, che il giovane riconosce immediatamente come un fantasma di qualche tipo.

“Siamo tra di voi come cercatori di rifugio dal nostro presente – il vostro futuro – un tempo in cui il mondo è afflitto da carestie, dall'esaurimento dei combustibili, e da povertà terminale – la fine dell'esperimento capitalista. Quando abbiamo capito la semplice verità termodinamica che le risorse terrestri erano limitate, anzi prossime all'esaurimento, l'intera illusione del capitalismo è crollata. Quelli di noi che hanno osato profferire ad alta voce questa verità sono stati denunciati come eretici, come nemici della prevalente fede economica. Come i Dissidenti religiosi di un tempo, siamo stati obbligati a emigrare, con poca altra scelta se non quella di salpare nell'Atlantico della quarta dimensione chiamato Tempo.

La maggior pare di quelli che hanno scelto di attraversarlo ce l'hanno fatta. Alcuni no. La procedura è ancora pericolosa. I livelli di energia necessari a compiere il salto contro la corrente, oltre gli intervalli proibilti, sono inottenibili in questo luogo in questo momento, anche se alcune delle vostre dinamo stanno iniziando ad avvicinarsi al livello necessario di potenza. Abbiamo imparato a gestire questo pericolo, ci alleniamo per farlo. Quello che non avevamo previsto era la vostra determinazione nell'opporvi alla nostra colonizzazione.”

Scopriamo così che secondo “Mr. Ace” tutte le missioni dei Chums of Chance sono dirette ad impedire l'ingresso nel loro spazio tempo di uno di questi esseri del futuro. “Mr. Ace” quindi chiede a Chick se la ciurma sarebbe disposta ad accettare delle missioni anche per conto della Confraternita dei Futuribili, in cambio ovviamente di un certo compenso…. l'eterna giovinezza.

Quando Chick riporterà questa proposta alla ciurma la questione si sposterà su cosa sia in gioco in cambio dell'eterna giovinezza, che cosa questi esseri del futuro vogliano veramente dal loro tempo: secondno Miles il cibo, secondo Darby le donne, secondo Chick minore entropia, mentre secondo Lindsay Noseworth sarebbe stata la loro innocenza.

Nel frattempo il primo incontro con “Mr. Ace” termina, e al secondo incontro si presentano Chick e Miles Blundell, dotato della necessaria chiaroveggenza per percepire ciò che all'Ufficiale Scientifico della ciurma sarebbe sicuramente sfuggito.

Scopriamo così che Miles prima di ora era stato in grado di osservare nel futuro attraverso delle specie di finestre temporali e che “Mr Ace” aveva capito la cosa e cercava di sfruttarla a suo favore, puntando sul senso di colpa di Miles. Chick però è sicuro dell'onestà di tutta la ciurma, confortato dal fiuto di Pugnax per i doppiogiochisti.

Gettati nello sconforto della consapevolezza della propria mortalità, laddove fino ad ora la ciurma si era crogiolata nella certezza della propria immunità dalla morte e dalla vecchiaia, i Chums of Chance si perdono nella simulazione della vita da studenti della Marching Academy Harmonica Band, presso la bolla spazio temporale eterna della Candlebrow University, quasi fino a perdere coscienza della propria identità.

Un giorno gli studenti con i quali condividono la camerata fanno giungere alla ciurma la notizia della scomparsa di Alonzo Meatman dopo il suo ultimo incontro con the Old Man, sorta di direttore della Candlebrow U. o almeno della M.A.H.B.

Alla sua ricomparsa Alonzo reca con se una copia dell'Itinerario Sfinciuno, e il telefono presente sulla Inconvenience si anima di nuovo per informarli della necessità di procedere a un viaggio verso Bukara, Asia Interiore, dove prenderanno ordini dal capitano Q. Zane Toadflax, comandante della Fregata subdesrtica Saksaul.

Grazie all'aiuto del professor Vanderjuice la ciurma riesce a recuperare sei Apparati di Sopravvivenza Hypopsammotici, ovvero strumenti che consento di viaggiare sotto la superficie del deserto come fosse acqua. Gli strumenti, inventati dal dr. Roswell Bounce, sono stati però brevettati dalla Vibe Corp, ma il dottore si dichiara d'accordo a fornirli alla ciurma per vendicarsi del furto del brevetto da parte dei magnati di Wall Street.

Mentre si preparano ad abbandonare la Candlebrow University, i Chums of Chance hanno il drammatico dubbio di aver perso qualcosa di essenziale durante il loro soggiorno.

“E' sempre stato il volo il punto, il volo in una nuova dimensione. Siamo sempre stati alla mercé del Tempo, tanto quanto un qualsiasi civile terrestre. Ci siamo elevati dalle due dimensioni, un parco giochi per bambini, allontanandoci nello spazio delle città e delle mappe, sgattaiolando fino nelle profondità della terza dimensione, fino a quando come reclute dei Chums of Chance siamo riusciti a fare il nostro salto nella direzione del cielo… E ora, dopo tutti questi anni di vagabondaggio per l'aria, forse alcuni di noi sono pronti a un nuovo salto quantico, laterale, in una nuova dimensione – nel Tempo – il nostro destino, il nostro signore, il nostro distruttore”.

 

 

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Blackswift: instant reality ficition, novecento e uno

9 Febbraio 2007 Commenti chiusi

 

Alcuni eventi, se osservati dalla giusta angolazione, rivelano prospettive inquietanti e a volte terribili, o viceversa banali e orribilmente fortuite.

Queste righe sono la chiosa per il nuovo racconto lungo di blackswift, h.n. blackswift, che è appena stato pubblicato sul sito. E' un ardito esperimento di istant reality fiction, che ci frutterà l'appellativo di cinici bastardi e le ire imperiture delle ffoo di tutta italia (come se avessero avuto bisogno di altri motivi per detestarci). Ovviamente tutto ciò che è contenuto nel racconto è frutto della nostra immaginazione, ma ci è piaciuto percorrere alcune strade della cronaca di questi giorni che nessuno (o quasi) ha voluto percorrere. Speriamo vi divertiate a leggerlo quanto noi a scriverlo. 

Il titolo del racconto è Novecento e uno, perché quello che raccontiamo e quello che stiamo vivendo in questi giorni è un salto nel novecentismo più sfrenato, pur essendo terribilmente moderno.

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Q.E.D. update: il testo del decreto e qualche commento

7 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Sotto trovate il testo del decreto legge (che dovrà quindi essere approvato o bocciato entro 60 giorni, la quaresima per il moralismo calcistico). Commentiamo un attimo a caldo un po' tutte le voci (faccio notare che correggerò alcuni punti di vista espressi nel precedente articolo sui quali sono stato convinto che dicevo delle cazzate 🙂

articolo 1 comma 1: la mano dura; probabilmente per dimostrare di essere un governo forte anziché affrontare temi gravi come precarietà e guerra a viso aperto ci si nasconde dietro una norma che mette il grugno duro davanti agli interessi economici delle società di calcio. Con una piccola postilla: le deroghe le ha decise il governo, le proroghe pure, i ritardi sono colpa delle amministrazioni comunali nel 90% dei casi, quindi si punisce le società per mandare un messaggio allo Stato, che però emette la punizione. Kafka era un dilettante.

articolo 1 comma 2: divieto di vendita di biglietti in blocco. questo significherà che io andrò allo stadio più facilmente in trasferta (quando riaprono le porte), ma provate a chiedere alla DIGOS se sono più contenti così. Chi ha ammazzato Spagna è venuto giù in una macchinata, e via dicendo. I tempi di un numero maggiore di accoltellati ogni domenica è vicino, ma non saranno sbirri e quindi non contano

articolo 2 comma 1: indurimento del regime DASPO. era prevedibile. poco da dire.

articolo 2 comma 2: novità interessante, perché prevede pene per le società che coinvolgono come stewart gente che si è presa il DASPO o che ha avuto precedenti "violenti". Vista con ingenuità parrebbe un modo per evitare che la polizia privata negli stadi sia fatta dagli stessi soggetti che fanno macello nelle curve. Vista con malizia, un tocco di genio per legittimare il decreto.

articolo 3: la pena per disordini in occasione di manifestazione sportiva (incluso l'imbrattamento!!!!) è punito da 1 a 4 anni. In pratica se ho uso una bomboletta per scrivere una roba su un muro mi prendo un anno di galera. Democratico, non c'è che dire…..

articolo 4: aumento della flagranza a 48 ore. E anche questo era prevedibile e scontato…

articolo 6: fiancheggiamento per i reati ultras… Sempre più perplesso.

articolo 7: le aggravanti della resistenza a pubblico ufficiale sono portate a un minimo di cinque anni. Se continuiamo così per un insulto a uno sbirro ci sarà la ghigliottina.

articolo 8: interruzione rapporti economici con tifoserie. Uno dei pochi punti interessanti del decreto, ma di fatto non si capisce come impediranno di mettere in piedi associazioni fantasma, e soprattutto la multa complessiva per le società che contravvengono all'articolo è da 20 a 120 mila euro. Mah.

articolo 10: dice che le società che usano lo stadio devono pagare i rinnovi. Se io fossi una società mi costruirei il mio stadio e manderei in culo tasse e comuni. Alla faccia del libero mercato.

articolo 11: unico articolo che prevede una misura non repressiva. E' di una genericità sconcertante e desolante.

articolo 13: un po' di censura gratis, che sennò poi come si fa a non ricordarsi che metà del governo viene da un area che ha conservato la nostalgia solo per la parte più merdosa dell'esperienza sovietica?

Conclusioni 

Ce n'è proprio bisogno?  Forse sì. Il decreto è la classica toppa sulla falla dopo che l'acqua è entrata. I toni duri servono solo a mascherare l'impotenza e la carenza di idee chiare su cosa sia il mondo del calcio e il mondo degli stadi. I consigli delle DIGOS di mezza italia ("consentite le trasferte ma vietate gli striscioni") non sono stati minimamente presi in considerazione; i consigli dei tifosi e dei presidenti di tutta Italia ("non fate giocare a porte chiuse che succede un macello peggio e che in ogni caso punite solo chi ama andare allo stadio; i deliri peggiori succedono fuori dallo stadio") sono entrati da una parte e usciti dall'altra; le misure applicate sono esclusivamente relative all'ambito del controllo e della repressione (alcune in odore di incostituzionalità palese, ma mi pare che ormai con la Costituzione un po' tutti ci si sciacquino le palle…). 

Sono quasi certo che nel giro di due settimane, tre al massimo si farà un bel tavolo per ammorbidire il tutto, magari con una bella scappatoia per facilitare il passaggio degli stadi nelle mani delle società senza alcuna restrizione (o con restrizioni per cui è più conveniente pagare la multa che preoccuparsene, sul modello dei cartelloni pubblicitari sulle impalcature di ristrutturazione dei monumenti). Alla fine: tutta facciata brutta e cattiva, nessuna sostanza se non per chi (come me) ama andare allo stadio. Si vede che Amato e la Melandri hanno visto partite solo raramente nella vita. La cosa più sconcertante è l'ipocrisia generalizzata: a questo punto apprezzo di più i presidenti che hanno trattato il calcio per quel che è, un'industria con le sue necessità, non nascondendosi dietro un dito fatto di falsa etica e buone speranze.

 

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La sottile arte della repressione e le sue conseguenze dirette

7 Febbraio 2007 Commenti chiusi

 

Oggi ho finalmente tempo di commentare un paio di notizie: mi rendo conto io stesso che diventeranno presto obsolete, nel marasma di merda che ci apprestiamo a dover ingoiare, ma vi assicuro che ne vale la pena.

Ieri un giudice di parma, imbeccato da una pm diessina che si è pure messa a citare Nanni Moretti sgridando gli imputati in aula perché non contriti e gli avvocati della difesa perché non supini al suo supremo senso della legalità, ha condannato tre persone che hanno passato un giorno e mezzo su un tetto dopo un tentativo di occupazione (e due giorni in carcere in attesa della convalida dell'arresto) a sei mesi con la condizionale (uno) e un anno di libertà controllata (gli altri due). Facciamo notare che tutto questo avviene perché quanto avvenuto mentre loro erano sul tetto (e che ovviamente non gli può essere imputato per concorso dato che erano SUL TETTO) nelle strade (scontri dopo un aggressoine della polizia a un presidio, blocchi stradali conseguenti) è di "estrema gravità" (termine giuridicamente inappellabile), e che la gravità del "danneggiamento" (questo il reato a cui si stanno associando ultimamente le occupazioni, se non direttamente "devastazione" come nel caso di Roma….) è dedotta da un preventivo di ristrutturazione per DUE STANZE di UN MILIONE DI EURO (a casa mia si chiama peculato). Facciamo anche notare che il soggetto a cui sono stati dati SOLO sei mesi con la condizionale è INCENSURATO e INDENUNCIATO, mentre quelli a cui hanno rifilato un anno di libertà controllata non hanno ottenuto lo stesso beneficio perché INCENSURATI ma DENUNCIATI (dal che deduciamo che il principio dell'innocenza fino a condanna è quantomento finito nel cesso dei tribunali italiani).

Notizia due: la richiesta (che presumo arrivare dal simpaticissimo capo De Gennaro, capo e basta, non ha più senso specificare alcunché) di inasprire le pene per la resistenza a pubblico ufficiale con l'uso di armi improprie o lancio di oggetti (che il SAP voleva trasformare direttamente in tentato omicidio!) è stata accolta dal prode Amato, che ne inasprirà la condanna da 3-15 anni a 5-15. Ve lo traduco se non lo capite da soli, anche se non andate allo stadio: se vi capita di prendervi a sassate con un poliziotto per qualsivoglia motivo, anche un sassolino piccolo così tirato alla macchina che passa per stizza, vi prendete 5 anni (cinque).

Sommiamo a questa le recenti sentenze illuminanti e processi nei confronti dei movimenti (lasciamo pure stare lo stadio per un attimo): al processo San Paolo decine di ragazzi vengono massacrati al grido di "uno di meno" dentro un pronto soccorso, uno dei carabinieri presenti viene riconosciuto con una mazza da baseball (ed è tuttora in stato di arresto per spaccio di droga), un filmato immortala un ps e un cc che menano a terra una persona inerme, ma vengono condannati solo i compagni a 2 anni e rotti per resistenza (adesso ne avrebbero presi 5); per i fatti dell'11 marzo (che adesso qualcuno vorrà paragonare ai fatti di catania mi aspetto) 18 persone, dei quali non c'è alcuna prova che abbiano fatto nulla, si sono prese 4 anni per devastazione e saccheggio; a Roma vanno per la maggiore rapina aggravata (autoriduzione in un supermercato), devastazione (occupazione di una casa), associazione sovversiva ai fini di estorsione e sovversione dell'ordine economico (occupazione di case, plurale).

Quale sarà secondo voi l'effetto di tutto questo? Io lo dico schiettamente, se per occupare un appartamento rischio 15 anni e per tirare due sassi rischio 5 anni, tanto vale che mi prendo un bel cannone e me la rigoverno così, svoltandomi al minimo una bella rapina. Penso che molti sbirri sappiano tanto quanto me che questo è quello che accadrà (non con me che sono un povero coglione che non saprebbe manco uscire da una rissa senza prendere gli schiaffi, ma con un totale di gente che vive o meglio sopravvive a malapena in periferia), e spero si ricordino di questo "memento mori" quando la situazione sarà come in Inghilterra o negli Stati Uniti, dove agenti e non cadono come mosche. Non serve andare lontano per accorgersi che il modello repressivo porta solo a questo, a un inasprimento in cui chi non ha niente da perdere, farà perdere molto al concetto di civiltà. La barbarie è il modello americano/inglese, la barbarie che qualcuno vorrà cavalcare: auguri!

 

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Milano gothic-punk: vento, fuoco, terra

7 Febbraio 2007 Commenti chiusi

 

Milano, nonostante qualcuno non lo noti, è una città capace di evocare sensazioni magiche e misteriose, in alcuni casi addirittura poetiche. Ad esempio in via Settembrini, angolo via Boscovich, da quando esisto c'è un palazzo fantastico, che mi è sempre più facile immaginare nella gotham scura e gotica di Batman o di qualche ambientazione di gioco di ruolo che non nel posto in cui sono nato. E' un luogo che gode di un aura un po' inquietante, soprattutto nei giorni cupi dell'inverno milanese o nelle sue notti in cui non si riesce mai a capire se le luci all'interno siano accese o spente.

 

Quando ero pischello è stata fonte di fascino incredibile, tanto che più di una volta abbiamo cercato di accedervi o di capire chi o cosa vi abitasse. La cosa si è sempre rivelata più difficile del dovuto, come se una specie di forza preternaturale proteggesse la privacy del luogo, o forse come se la nostra parte meno razionale non volesse trasformare un mistero un po' magico in una banale famiglia eccentrica.    

Il terribile, l'immaginario vive tutto in questa contraddizione, tra ciò che potrebbe essere e ciò che è, tra ciò che la nostra fantasia aggiunge alla realtà e ciò che la realtà sottrae alla nostra fantasia.

Anche l'altro giorno mentre facevo queste foto, si è accostata in contromano una macchina sporca, dai vetri appannati dalla terra e dal fango. Dentro un tizio con i capelli corti e brizzolati mi ha guardato di sottecchi, i pantaloni militari e la felpa grigia a tinta unita. Ha portato all'orecchio un telefono molto moderno, uno di quei Nokia che sembrano essere delle ricetrasmittenti satellitari di film vecchi solo di tre-quattro anni, e ha continuato a parlare fino a che non mi sono allontanato. Poi ha ingranato la retro e si è allontanato verso i bastioni.

La realtà mi racconta di una coincidenza, sottrae a questo incontro il fascino misterioso che ha suscitato nelle mie ghiandole. Le sensazioni che ho provato mi riportano a pensare perché sul citofono di questa casa compaiono tre elementi alchemici, come se in realtà questa specie di piccolo castello fosse la sede di una nuova Golden Dawn o di un'altrettanto misteriosa setta. 

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Alessandro Bertante e il dramma del gossip

7 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Ieri una ragazza che lavora alla Mondadori mi chiama e mi dice: "domani esce una recensione del libro su Repubblica. Doveva essere di 40 righe, ma poi hanno sfogliato il libro e non li ha convinti, e l'hanno ridotta a 20".
Io rispondo: "pazienza… mica può piacere a tutti il libro". Sorrido.
Lei: "per l'autore cosa diciamo?"
Io: "ancora? ve l'ho già detto, l'autore è blackswift, uno pseudonimo dietro cui si celano due attivisti milanesi. Che bisogno c'è di sapere altro?".
Lei: "ok."

Detto questo, oggi vado a leggere La Repubblica. L'autore della recensione è Alessandro Bertante, a cui il libro non è piaciuto (sulla risposta alla recensione, vedi sotto): no problem? Se fosse per questo, no, ci mancherebbe che il libro debba piacere a tutti. Invece problem: perché il caro Bertante decide di dover specificare il mio nome nel suo articolo, cosa che avevo ESPLICITAMENTE chiesto di non fare. Ora, la domanda sorge spontanea: perché?

La mia risposta è su più livelli: 

  • in primo luogo, in questi tempi magri, i giornalisti (e a maggior ragione i giornalisti che si danno un tono scrivendo un libro o viceversa) si concentrano sempre sul gossip (il Vero Nome dell'autore) e poco sulla notizia (la recensione, il  romanzo, bello o brutto che sia).
  • in secondo luogo i giornalisti italiani (e non solo) sono ossessionati da un  concetto distorto di identità (e di conseguenza privacy): che cosa definisce  un'identità? La sua storia, le sue azioni, la sua rappresentazione all'interno dell'arena della realtà. Blackswift è un'identità in sé, che si rappresenta attraverso i racconti e i romanzi che sono pubblicati sul sito   http://blackswift.org, che si suggerisce dal gioco di parole che è inscritto nel nome. Ha bisogno di essere riportata ad un'ulteriore identità, per un  giornalista più vera, perché anagrafica? No. No perché la mia identità anagrafica è diversa da quella di blackswift, anzi, non è neanche così  definibile come una singola identità. Ma ai giornalisti italiani insegnano che senza un nome e un cognome la notizia è meno vera… Proprio loro, che di notizie vere ne sfornano pochissime, dovrebbero sapere che la definizione stessa è quantomeno aleatoria. Mi chiedo ancora perché io mi incazzi su questa cosa degli pseudonimi e continui a usarli… Forse perché non mi rassegno alla stupidità umana.

Dopo un po' ho localizzato il soggetto e in effetti di vista ci conosciamo dai tempi dell'aula IV di architettura e del golgonooza (non che abbia io militato nell'una seriamente). All'epoca scriveva una fanzine di racconti e scritti: Letteratura Underground (che non so se esce ancora). Forse Bertante dovrebbe sapere che al contrario di altri a me non interessa "rifarmi l'immagine" passando per un rispettabile autore, ma che sto benissimo come sono: un'attivista incazzoso, un po' stronzo e per nulla conciliante; e forse va al di là del suo modo di fare comprendere che la scelta di uno pseudonimo spesso non è nascondersi (che sono sempre segreti di pulcinella), ma evitare di riciclarsi con facili operazioni da quattro soldi e di cercare di sembrare più cool di quanto non dimostrino le cose che si fanno. 

Ah, dimenticavo la recensione e le risposte alle critiche (che per carità nessuno si permetterebbe di dire che non si possano fare)

Un confuso romanzo noir d'esordio
Ma il romanzo è un'altra cosa
di Alessandro Bertante
Milano è una città misteriosa? Sembrerebbe di sì, leggendo Monocromatica (Colorado Noir) primo romanzo a firma di R.S. Blackswift, un nome collettivo che cela un singolo autore, il trentenne xxxx xxxxx, già attivista dei centri sociali Bulk e Pergola. La trama prende spunto dalla fondazione della Milano celtica per poi concentrarsi sulle gesta di quattro giovani protagonisti: l'arabo Hassan, la cinese Li, l'africano Ngemi e Fernando, sicario professionista assoldato per eliminarli. C'è un mistero nel cuore di Milano, un mistero che ha radici antiche, raccolte in un libro cifrato. Comincia così una caccia per le vie della metropoli, fra strani esseri dotaati di zanne, hacker, malavitosi ed extracomunitari di ogni risma. Ma putroppo Monocromatica è un romanzo riuscito solo in parte, perché nonostante qualche buona intuizione, la trama è troppo confusa e precipitosa e anche il linguaggio si perde in scontate gergalità urgbane che non tengono minimamente conto della differenza culturale dei protagonisti.

Rispondo alle critiche punto per punto: 

  • l'accusa di trama confusa me la gongolo ben bene, dato che è la stessa critica che muovono al Maestro. Peraltro mi pareva evidente che la trama è un agit prop nel libro che parla di altro. Ma dato che Bertante è un "esperto" avrà ragione lui…
  • sulla critica circa la esagerata uniformità del linguaggio dei personaggi, posso dire che è abbastanza fondata, ma che nasce anche dalla scelta di voler individuare altre cose che non le differenze tra i personaggi, per esempio. Una lettura un po' più attenta che tre pagine a caso forse avrebbe rilevato questa cosa. Peraltro i personaggi vengono tutti dallo stesso ambiente (un certo tipo di sottocultura urbana) e sono tutti da parecchio tempo (fin da bambini) a Milano, e vi assicuro che sentite parlare i migranti di seconda generazione (o terza) usano tutti lo stesso linguaggio dei loro coetanei "italiani".
  • sulla critica sulla gergalità della parlata dei personaggi ('na fissa…): forse Bertante non passa più tanto tempo quanto ne passo io per strada. Se lo facesse si accorgerebbe che le parlate dei personaggi sono fin troppo auliche.
  • infine: "Ma il romanzo è un'altra cosa" è il titolo della recensione… Poi dicono a me che sono arrogante… C'è sempre da imparare, caro il mio iscritto all'Accademia del Vero Romanzo. D'altronde se a Bertante piace il romanzo di Majorino, è obbligatorio che non gli piaccia il mio… Non sono un ragazzo per tutte le stagioni, per fortuna!

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Categorie:pagine e parole Tag:

Q.E.D. le riforme drastiche all’italiana

6 Febbraio 2007 Commenti chiusi

 

Bene, iniziamo ad aprire il vaso di Pandora, e ci accorgiamo che anche questa settimana, come tutte le volte, le riforme drastiche si fanno all'italiana, cioé cambiando tutto per non cambiare nulla, con il piano sotterraneo di ottenere con una scusa quello che non si è potuto ottenere ragionando limpidamente (controllo sociale maggiore, nuove avventure di cementificazione sempre ottima scusa per il riciclaggio, ecc. ecc.).

Le proposte che si stanno svelando dopo l'incontro di ieri tra governo, sbirri e FIGC, hanno il sapore del già visto e soprattutto dell'acclimatamento alla verve qualunquista à la Riotta (eh, sì, ci sta proprio sul gozzo). Cerchiamo di analizzarle una per una: la fonte è mista gazzetta, corriere, repubblica

1. DIVIETO STADIO PREVENTIVO, A PULIRE I BAGNI (nel decreto): cambia il famoso DASPO, l'interdizione dalla partita che finora colpiva chi si era reso colpevole di reati da stadio. Sarà svincolato da aspetti penali, basterà cioè una denuncia o un rapporto di polizia che segnali la pericolosità sociale. Così, l'interdizione riguarda anche i minori. Per evitare che la firma in questura tra primo e secondo tempo sia seguita da un viaggio allo stadio il Viminale pensa di impegnare i diffidati in lavori di pubblica utilità per tutta la partita: esempio citato da Amato, «pulire i bagni». La diffida salirà, dai tre anni fino ai possibili 10, come in Inghilterra.

Eccola lì, primo punto, prima stronzata colossale. Sui lavori socialmente utili possiamo pure essere d'accordo, ma su tutto il resto siamo alla follia. Sui dieci anni sfioriamo il ridicolo, basterebbe vedere cosa ha fatto un qualsiasi politico in dieci anni, o che ognuno guardasse la sua storia personale per rendersi conto di quanto sono lunghi dieci anni. Ma è soprattutto l'allargamento del DASPO alla cosiddetta pericolosità sociale che dovrebbe mettere tutti in allarme: che cosa vuol dire "basta un rapporto di polizia"? Che cosa si intende per "pericolosità sociale"? A nessuno viene in mente la psicopolizia? In pratica significa che tutti i soggetti politicizzati con una scusa o con un'altra verranno estromessi dallo stadio (e parlo pure in prima persona), anche se sono degli angioletti sugli spalti; inoltre si da tutto il potere decisionale in mano agli sbirri, che notoriamente usano il loro cervello con molto criterio su certe cose. 

2. ARRESTO IN DIFFERITA SALE A 48 ORE (dl): la polizia potrà arrestare in flagranza di reato differita fino a 48 ore chi è riconosciuto colpevole di un reato grazie a una foto o ad altri mezzi (riprese); cade la dizione «con altre prove», che aveva sollevato dubbi di costituzionalità.

Secondo colpo, seconda vaccata. A questo punto potremmo pure dire che è flagranza di reato pure stare sul cesso. Peraltro sono passate ben più di 48 ore e dei responsabili del delitto di Catania neanche l'ombra. C'erano 1500 poliziotti, 300 ultras catanesi, ma gli inquirenti non sono in grado di riconoscere nessuno. Gatta ci cova, o no? Al di là di questo inviterei tutti i giornalisti a farsi un giro circa gli scambi di persona, per poi  spiegarmi come verrà organizzato il contrappasso di questa norma, ovvero chi risarcisce chi viene arrestato ingiustamente? Chi paga? Faranno anche una norma che obbliga i solerti investigatori a pagare per chi si fa la casanza, come dire, a free? Viene il dubbio che quei nazisti degli ultras del Brescia abbiano drammaticamente ragione… A pagare saranno sempre gli stessi (anche quando i morti per mano delle ffoo sono dieci volte tanto che viceversa, non mi risulta infatti che nessuno si sia scandalizzato per la morte di Furlan, tanto per dirne uno che non è della mia parrocchia)

3. TRASFERTE PIÙ CONTROLLATE, NO BLOCCHI BIGLIETTI (dl): sarà vietato alla società ospitante di cedere a quella ospitata per la vendita blocchi di biglietti: i tifosi che vorranno andare in trasferta dovranno comprare singolarmente, e nominativamente, i tagliandi. In sostanza, niente più torpedoni di ultras.

Questa è una delle poche cose ragionevole. Sottrae da mani troppo leste il business della gestione della trasferta e contemporaneamente fa sì che più gente possa andare a vedersi i match, organizzandosi con i propri soci o quant'altro. Certamente se vuoi colpire i gruppi organizzati di tifosi la misura coglie nel segno, e dirò che personalmente poter andare a vedere una trasferta senza dover stare nello spicchio dei nazisti non può che farmi piacere.

4. SICUREZZA E STADI, NIENTE PIÙ PREZZO DEL POLLO (dl): basta al cosiddetto 'prezzo del pollo', ovvero quelle società che per aggirare il limite dei 10.000 posti entro il quale adeguarsi al decreto Pisanu dichiarano agibilità per 9.999 spettatori: la soglia entro la quale lo stadio deve essere a norma sicurezza (tornelli) sarà 6.500-7000 posti.

La domanda sorge lecita: perché se ci sono solo 6.500 ultras non c'è problema, la situazione è gestibile? E soprattutto uno si chiede: ma ammettono così candidamente di essersi fatti prendere per il culo da decine di società di calcio? Vabbé sarà che la dignità viene da un'altra scuola di pensiero rispetto alla politica italiana

5. STOP AGEVOLAZIONI A TIFOSI CHE PROPAGANDANO VIOLENZA (dl): sarà fatto divieto ai club di offrire agevolazioni ad associazioni di tifosi non in regola, o che propagandino con ogni mezzo la violenza.

Eccolo, il barlume di saggezza, subito spento dal fraseggio ardito. Interrompere i rapporti tra società e gruppi di tifosi è una delle parti più sensate del progetto, ma collegarlo a "chi propaganda la violenza" è la ciliegina moralista sulla torta. Chi decide cosa vuol dire propagandare la violenza? Chi decide chi è IN e chi è OUT?

I rapporti tra gruppi ultras e società, le connivenze mafioso economiche sono note a chiunque vada allo stadio: gestione dei parcheggi, del merchandising, dei biglietti, delle contestazioni (Galliani e Lotito/Chinaglia docet, ma anche il nostro presidente, Moratti, non è andato tanto meglio). Annullarle mi pare un ottimo passo non soltanto per riportare i gruppi di tifosi a essere quello che sono, ma soprattutto a eliminare la figura del tifoso professionista (anche se a base criminale mediamente) che onestamente è priva di senso. No al calcio moderno vuol dire anche questo. 

6. BASTA CON LA MALA INFORMAZIONE (dl): è il punto più delicato del decreto, i tecnici già sanno che sarà difficile tradurlo. Ma ci sarà l'obbligo di mettere in campo un'informazione adeguata e persuasiva contro quella di alcuni organi locali (il pensiero è alle radio) fautori dell'idea «avversario=nemico».

Altro episodio da psicopolizia. Ancora non entra in testa a nessuno che il reato di opinione non è neanche novecentesco, ma addirittura una bolla temporale targata Ottocento.

7. PENE PIÙ SEVERE ED AGGRAVANTI (disegno di legge): saranno inasprite le pene per chi detiene o per chi lancia oggetti contundenti o violenti. L'incremento sarà modulato anche per rendere inattaccabile l'arresto in flagranza differita. Introdotta l'aggravante specifica del danno alle forze dell'ordine

Vabbé, questo era scontato. Anche qui sarebbe carino che si avesse anche una norma, come dice Gianni Mura, sugli "ultras tra le ffoo". Ma dubito che la vedremo mai, e soprattutto che la vedremo mai applicata (direi che il caso San Paolo DOCET). 

8. STRISCIONI AL BANDO (ddl): è solo un'ipotesi, sulle tracce della ricetta spagnola dove sono vietate anche bandiere. È un punto che divide gli esperti, si vedrà in queste ore se introdurre il divieto di esposizione di striscioni di qualsiasi tipo.

La stronzata più grossa era nell'aria: ora mi si deve spiegare che cazzo c'entrano striscioni e bandiere con la commissione di un reato. Uno stadio senza boato, senza colori, tanto vale senza pubblico, che stadio è? Speriamo che i "tifosi buoni" si incazzino tanto quanto i "tifosi cattivi" e magari pure i giocatori. Come al solito si butta via il bambino con l'acqua sporca. La gazzetta spinge sul modello inglese che prevede che anche dire "cazzo" allo stadio sia reato, ma mi auguro che prevalga la comprensione dell'italica attitudine alla bestemmia profusa. Ci vorrebbe un ministro dell'interno veneto per capire.

9. BASTA DEROGHE, STADI A NORME O PORTE CHIUSE (ddl): l'indicazione di prassi è già immediata, l'ha fornita Amato annunciando che d'ora in poi se lo stadio non è a norma si gioca a porte chiuse. Ma nel ddl ci saranno «misure immediate per l'applicazione e l'adattamento del decreto Pisanu» in materia di stadi.

Certo, come no? Infatti già si parla del fatto che solo 5 squadre su tutta la serie A faranno le spese degli eventi di Catania (il "povero" Ruggeri ha ragione a lamentarsi, dato che a pagare sono guardacaso solo le piccole). A parte l'ovvia argomentazione che gli stadi vuoti non sono stadi, uno mi deve ancora far capire come stadi più sicuri DIMINUISCANO gli scontri ALL'ESTERNO dello stadio. Un mistero che la ministra Melandri (quanto sei caruccia, ma non capisci proprio una fava di sport, e tantomeno di calcio, e non è un atto di sessimo gratuito, purtroppo 🙁 ) non è mica riuscita a spiegare, ripetendo solo il mantra del "gli stadi non a norma chiudono per sradicare la violenza": da un ministro ci aspetteremmo un po' di approfondimenti in più sul collegamento tra misure, motivi, ed effetti.

10. LA POLIZIA FUORI, GLI STEWARD DENTRO (ddl): sarà stabilito che l'ordine pubblico al di fuori degli impianti spetta, di norma, alle forze di pubblica sicurezza. Dentro, invece, ogni club dovrà avere una propria forza privata, i famosi steward, per controllare il pubblico. Sarà il Coni a formare e pagare l'istruzione di questi 'agenti'.

Quindi fuori ci scapperà un altro morto, con tanto di lutto nazionale. Mentre dentro questi stewart che poteri avranno? Come saranno scelti? Perché il dubbio che mi viene (comprovato dai primi esperimenti) è che i peggio nazisti invaghiti di una seppur molto succedanea forma di divisa diventino tutti da capi ultras a steward, con buona pace del clientelarismo e anche di chi sta nell'opposta fazione. Così quando allo stadio dirò nazista a qualcuno mi toccherà pure fare rissa con lo stewart, prendermi un bel DASPO, e regalare l'abbonamento. Non c'è che dire, un'ottima idea. Certo, il governo potrebbe stupirmi e regolamentare questa cosa degli stewart in maniera intelligente, dato che levare gli sbirri da dentro lo stadio è l'unica cosa giusta di questo pezzo di proposta: meno sbirri = meno tensioni; tifosi misti = meno derive ideologizzate. I nazisti quando li metti in mezzo alla gente normale diventano quasi delle persone con cui si può ragionare: provare per credere, quasi ti riesce di fargli venire dei dubbi.

11. E IN FUTURO STADI DI PROPRIETÀ (ddl): il disegno di legge stabilirà un principio per gli anni avvenire. Le società di calcio potranno solo avere stadi di proprietà o in concessione pluriennale.

Eccolo lì il vero obiettivo di tutti: anni che se ne parla, ma lo Stato e i Comuni da un lato non voglio perdere introiti importanti, e dall'altro le società non vogliono assumersi più di tante responsabilità anche se invece vorrebbero più introiti. Forse con la scusa di Catania si riuscirà finalmente a trovare un accordo: più introiti per tutti! Basta alzare il prezzo del biglietto e sottrarre ai precari e ai poveracci l'ennesimo pezzo di vita, tanto avranno sempre la televisione, di cosa si lamentano?

Per favore pietà. Due proposte su undici appena sopra la soglia di dignità. Il livello di fattibilità ridicolo, il livello di identità con le misure precedenti abnorme. Il gattopardo non poteva che essere stato scritto e ambientato in Italia. Che due palle.

 

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Against the Day Synopsis (2.17 – 2.18)

6 Febbraio 2007 Commenti chiusi

2.17

Dally passa attraverso Chicago, colma di ricordi della White City e dell'Esposizione Universale, per approdare a New York. Qui incontra Katie (ah… memento Katje Borgesius! 🙂 che l'aiuta a trovare un lavoro in un teatro di quarta categoria come finta vittima di una aggressione a tutto vantaggio dell'ingrifamento erotico di clienti cinesi.

Proprio sul lavoro Dally incontra R. Wilshire Vibe che la vuole ingaggiare per alcuni suoi lavori: in pratica la assume come ragazza porta cartelli tra un atto e l'altro delle sue esperienze nei peggiori teatri del mondo (gestiti da tale Con McVeety).

Dopo un po' Vibe la invita a un ballo e Katie decide di accompagnarla: è la prima esperienza di Dally in un grande magazzino (lo I. J. & K. Smokefoot's) e l'ipnosi è istantanea, fino a che Dally non intravede una donna che sembra sua madre.

Al ballo Dally viene travolta dalla mondanità: in particolare ha un intercorso con un giovane bellissimo e triste, che però a un certo punto scompare. Alla fine del ballo Dally incontra Luca Zombini e Erlys durante un loro numero, e viene invitata a rientrare nella famiglia.

La famiglia Zombini è molto numerosa e Dally viene accolta come se non fosse mai mancata. Il maestro Zombini cerca di istruire i suoi figli all'arte dell'illusionismo e scopriamo che sta sperimentando con l'uso di specchi fatti di spato islandese per trovare l'illusione perfetta, la separazione in due parti viventi di un'assistente: il trucco è già stato sperimentato, ma Zombini non ha mai trovato un modo per ricomporre le due metà ottenute dall'effetto della doppia rifrazione del cristallo miracoloso. Così, mentre i suoi figli si chiedono cosa stia succedendo dei gemelli artificiali sparsi in giro da loro padre, giunge la notizia di un ingaggio del circo Zombini a Venezia, dove c'è l'unica società nota per produrre gli specchi di spato islandese, l'Isola degli Specchi, che il mago spera aver qualche informazione su come ricomporre i simulacri generati dai suoi esperimenti.

Appena prima di imbarcarsi sulla Stupendica, la nave che porterà tutta la famiglia in Italia, Dally e Erlys finalmente si affrontano: Dally scopre di non essere figlia di Merle Rideout ma di un tipo di chicago, ma questo non le sembra una giustificazione sufficiente per il suo abbandono in tenera età da parte della madre. I figli di Zombini, totalmente incoscienti del clima di tensione irrompono nella stanza dove sta avvenendo lo scontro titanico, rimandando il secondo round a quando tutta la famiglia (Dally inclusa) saranno già in mezzo all'oceano.

2.18

Reef e Stray conducono una vita di coppia un po' complicata: spostandosi di città in città, di avventura improbabile (catturare e rivendere un branco di cammelli abbandonati nel deserto del Nevada) in avventura probabile (il figlio di nome Jesse). Una vita nomade che va bene a entrambi, per un po'.

Fino a quando Stray non coglie Reef nelle sue attività notturne: fare esplodere pezzi delle società minerarie qua e là con la dinamite. Il dado è tratto e la scenata inevitabile.

Reef allora decide di dover passare il testimone a Frank e si mette in viaggio per trovare il fratello. Proprio mentre sta passando di nuovo nei suoi natii monti del San Juan, un'esplosione lo sorprende dall'alto, nel mezzo di gennaio, provocando prevedibilmente una slavina. Il suo orecchio di dinamitardo riconosce subito la polvere nera degli ingegneri minerari rispetto alla sua amata fonte di esplosioni, e non ci vuole molto a capire che è stato vittima di un attentato.

Torna da Stray e le racconta l'accaduto, innescando un'altra scenata: Reef vuole andarsene e far perdere le sue tracce, dato che i proprietari delle miniere pensano che sia morto sotto la slavina “accidentale”; Stray vorrebbe andare con lui, ma Reef è determinato nel lasciarla indietro con il piccolo Jesse.

Così Reef prende le sembianze del signorile dandy-boy Thrapston Cheesely III, spostandosi a Denver, dove riesce a entrare nelle grazie di una inglese in gita nel selvaggio west, tale Ruperta Chirpingdon-Groin, vorace erofila. Con lei si sposta, tutto pagato, per gli stati uniti, fino ad arrivare a New Orleans.

Qui finiscono in un locale dei bassifondi dove si esibisce la band di Dope Breedlove and his Merry Coons, jazz delle origini e balli afro. L'inglese è sconvolta dalla sua tolleranza dei negri e lo abbandona al suo destino. Reef fa amicizia con la band che scopre essere composta di neri anarchici, proprio grazie a una conversazione che Dope Breedlove sta avendo in una pausa della band con un bianco a un tavolo.

“”E' il vostro stesso Benjamin Tucker che ha scritto della Land League”, stava dicendo un giovane con accento inconfondibilmente irlandese, “in termini così gloriosi, l'ha definita la cosa più prossima alla perfetta Organizzazione Anarchica”

“Se la frase non fosse una contraddizione in termini”, commentò “Dope” Breedlove.

“Si, ho notato la stessa cosa quando la tua band suona, la più incredibile coerenza sociale, come se condivideste lo stesso cervello.”

“Certo, ma non puoi mica chiamarla organizzazione quella”

“E come la chiami?”

“Jazz”.”

L'irlandese porta il nome di Wolfe Tone O'Rooney, insurrezionalista vagabondo, in tour per raccogliere fondi per la Land League irlandese, che confessa a Reef il suo desiderio di incontrare almeno una volta il famoso dinamitardo Kieselgur Kid. Reef ha un istante di esitazione e coglie nello sguardo dell'irlandese un istante di comprensione.

L'irlandese offre ospitalità a Reef in una specie di ranch/bettola chiamata Deux Espèces: qui Reef conosce lo specialista chimico dei vari diseredati che vivono nel ranch, Flaco, catalano, il quale esplica la sua linea di pensiero:

“Guardiamo al mondo, ai governi, come a una gamma di possibilità, alcuni con più libertà, altri con meno. E possiamo osservare come più repressivo è lo Stato e più la vita nei suoi confini assomiglia alla Morte. Se morire è la liberazione in una condizione di totale non libertà, allora lo Stato tende, al suo limite, verso la Morte. L'unico modo per affrontare seriamente il problema dello Stato è con l'opposto della Morte, anche noto come Chimica”.

Nei giorni e nelle settimane che seguono Flaco, Wolfe e Reef diventano un gruppo inseparabile di discussione anarchica, coinvolgendo nella cosa anche la banda di Dope Breedlove. Il tutto fino a che ognuno non incontra il suo destino: Wolfe finalmente trova il suo passaggio per il Messico, mentre Flaco vuole andare in Europa a fomentare l'insurrezione in tempo di guerra, coinvincendo Reef ad accompagnarlo.

“La notte prima della partenza di Wolfe, quest'ultimo insieme a Reef e Flaco stavano bevendo qualche bottiglia di birra locale, osservando l'arrivo della notte. “Senza peso come il velo di una vedova”, osservò l'irlandese. “E' la maledizione di noi vagabondi, la desolazione che sentiamo nel nostro cuore ogni sera al tramonto, con le lente anse del fiume che si intravedono in lontananza per mezzo minuto, mentre catturano l'ultimo raggio di sole, gravido di tutta la densità e le sorprese della città, delle sue possibilità innumerevoli per noi, di tutte quelle che non ci è permesso vivere… Non vi rendete conto? Siamo solo di passaggio… Siamo già fantasmi.””

 

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Catania, il calcio, lo spettacolo, le forze dell’ordine e la retorica

5 Febbraio 2007 Commenti chiusi

 

Ho cercato di frenarmi dal commentare sulla vicenda che tiene occupati i cervelli, gli occhi e le orecchie di tutti coloro che leggono i giornali, guardano la tv, camminano per strada. Una cosa mi induce a dire delle cose: in primo luogo i primi articoli dignitosi, in secondo luogo la continua pubblicazione sia di articoli indignitosi, sia di opinioni di personaggi che come al solito stando zitti farebbero figuri migliori visti in prospettiva. Ma la mediocrità è uno status-symbol e quindi immagino che dovremo continuare a sorbirci i Gianni Riotta e i Beppe Severgnini.

I primi articoli interessanti in merito arrivano dalle fonti più disparate.

Wu Ming nel numero odierno di giap prende parola (e meno male) dato che di cultura da stadio non è nuovo parlarne e onestamente ha sempre avuto posizioni interessanti, tipiche di chi è all'interno del meccanismo sociale e sociologico del tifo, e non di chi lo osservata con distaccata e malcelata ipocrisia. In particolare all'interno dell'articolo si iniziano a mettere i puntini sulle i del famoso modello inglese, che ha avuto notoriamente come effetto "collaterale" a quello di spostare le "violenze" nelle periferie e nei ghetti, quello di aumentare i prezzi dei biglietti e di scolorire gli spalti senza che questo c'entrasse un cazzo di niente con gli scontri.
Il blog di mugen riporta un'intervista dal sito senzasoste che pone altri interessanti interrogativi, soprattutto circa la disparità di trattamento retorico tra forze dell'ordine e situazioni connesse al mondo del lavoro più in generale (peraltro di cui abbiamo esempi quotidiani come l'ultima news veltroniana). Chissà quanto tempo ci vorrà adesso (e forse questo è l'effetto più fastidioso dei fatti di Catania, mi sia permesso il mio consueto cinismo, ma dato che Matarrese ne ha dette di peggio già nella notte tra venerdì e sabato mi sento esentato da ogni senso di colpa) per poter parlare chiaramente del ruolo delle forze dell'ordine non solo allo stadio, ma anche nella società tutta.
E questo ci porta alla terza fonte "positiva" ovvero il sito asromaultras, dove lorenzo (mortacci sua se rendesse un minimo più accessibile il suo cazzo di sito) risponde punto per punto alle proposte demagogico retoriche di Severgnini, scagliate come anatema dalle pagine del corriere della sera: vomitevole, soprattutto con l'atteggiamento probatorio nei confronti di chi parla e osanna il tifo come un fenomeno positivo (vorrei capire cosa cazzo c'è di brutto nel tifo in sé).

Il problema è perfettamente evidenziato dalle proposte più ragionevoli uscite finora (ragionevoli guardandole dalla prospettiva del cittadino medio, non ragionevoli in sé, per piacere, non facciamo i furbi), ovvero quelle (più concrete dei dieci punti di Severgnini) di Gianni Mura. Esse oscillano tra il famoso modello inglese e la sua applicazione all'italiana: ovvero tra l'implementazione della segregazione della violenza dalla sua dimensione endemica nelle società moderne, al pizza e fichi facciamo di tutta l'erba un fascio che ci viene comodo. 

Il tutto chiosato perfettamente dall'enfasi che nei commenti giornalistici si sta dando alla tanto vituperata (a ragione) Legge Pisanu, scordandosi che i disordini di Catania sono avvenuti FUORI dallo stadio e che quindi la legge Pisanu non c'entra un cazzo. Non solo. Il top del top lo raggiungiamo ovviamente con gli articoli di oggi sulla Gazzetta che combinano un pasticcio degno del peggior cuoco incrociando: l'isp. Raciti, la sua presenza al G8, i black block, le scritte ACAB, la società malata, gli ultras di Catania. Pietà!

Forse sarebbe il caso di fare un po' d'ordine: d'altronde se il teatrino della tragedia si è già concluso e i presidenti delle società già cominciano a rumoreggiare per lo stop al campionato, gli interessi di politica, economica dello spettacolo, e business del calcio che tornano alla ribalta alla faccia dell'Isp. Raciti, della retorica di Stato, per non parlare dei morti dall'altro lato della barricata (non vorremmo come al solito ricordare, ma lo fa già qualcuno con una lettera al sito asromaultras, che i morti tra i tifosi per mano delle forze dell'ordine sono MOLTO più numerosi che viceversa), allora anche noi possiamo provare a mettere dei cinicissimi puntini sulle i.

Perché il problema della "logica dell'Antistato" (gazzetta dixit) non è da ricercare in una volontà di fare gli affari propri, di disconoscere il benessere (quale?) che lo Stato provvede per i suoi cittadini, ma forse andrebbe indagato proprio nel suo ruolo di sintomo di una società per nulla equa, per nulla giusta, in cui da un lato si trova chi fatica a sbarcare il lunario tutti i giorni, abusato, "ferito e oltraggiato" (un po' come Pancalli) nella sua dignità di essere umano (e non, caro commissario di sportivo e di Italiano, sì con la I maiuscola del cazzo), e dall'altro il personale in divisa, che gode sempre di uno status diverso, a cui si perdona sempre tutto, a cui è consentito tutto perché lo fa in nome di un'autorità che come tutti sanno si dovrebbe ottenere nel rapporto con il mondo esterno e non per concessione divina dall'alto verso il basso. 

Perché il problema più concreto è che, al di là dell'idiozia dei fatti di Catania (non mi si voglia male se personalmente penso che quanto accaduto sia un grosso favore gratuito a chi vuole fare della repressione il proprio strumento di discernimento tra cosa serve e cosa non serve nel mondo moderno, gratuito proprio perché non perpetrato con un fine preciso politico, ma come la peggiore forma di espressione di quello che una volta si chiamata il costitutivamente reazionario sottoproletariato), le situazioni drammatiche negli stadi e nei loro ingressi sono creati dalla voglia di menare le mani che vibra tra ultras e sbirri, dalla cocaina che impesta curve e caserme, dal machismo esteso e osannato a destra e a manca, dalla retorica dello scontro senza alcun fine. Senza contare che mi viene solo da ridere a vedere le stesse persone che sciorinano le loro sbrodolate sull'amor di patria e il servire lo stato, contemporaneamente costruendo la loro credibilità elettorale a suon di finanziamenti, favori (chiesti e ricevuti) con le frange dell'estrema destra e della criminalità organizzata che dilagano nelle curve (caso Irridux-Chinaglia-Lotito, caso Warriors-Monza, ma possiamo andare avanti a stecca).

Il problema vero è che ad andare in fondo alla questione, si finirebbe per scoprire che la morte dell'Isp. Raciti, i disordini di Catania, gli ultras e tutto quanto vi gira intorno, sono molto di più i sintomi degli intrecci tra politica, economia e criminalità, che non l'origine della malattia della nostra società. E come ogni medico sa, non si curano i sintomi, ma si affronta il problema dell'origine della malattia. E qui il discorso è un filino hard-core da fare, con tutto il rumore che si sta facendo intorno alla questione.

Facciamo delle facili previsioni: avremo un inasprimento delle leggi che partirà dallo stadio e si applicherà quasi istantaneamente a ogni forma di conflittualità nella società (prima fra tutte quella sul lavoro); i mafiosi e i nazisti che dominano le curve verranno convertiti in security interna allo stadio, con buona pace di tutti, dei loro protettori politici nonché dei tifosi; gli stadi verranno resi smunti, tristi e meno colorati, perché uno striscione è uguale a una fucilata, tesi tutta da dimostrare; i prezzi saliranno per "garantire maggiore sicurezza" così finalmente la frase "le famiglie non vanno più allo stadio" (tanto falsa quanto abusata in questi giorni) avrà finalmente un senso, ma solo per motivi economici e non per altri motivi; le televisioni faranno ancora più soldi con tutti quelli che non avranno i soldi per andare allo stadio, ma per l'abbonamento a sky sì; chi dovrebbe assumersi la responsabilità per come stiamo conciati (Stato e chi ci tira su montagne di soldi innanzitutto) oltre a venire visto come "buono" per essersi contrito circa un minuto di fronte alla "tragedia di Catania", continuerà a fare il cazzo che gli pare e a scaricare barile su barile con qualcun altro.

Io sarò cinico e soffrirò perché domenica non sono potuto andare allo stadio, ma un segnale forte e serio di inversione di rotta in tutta la gestione della violenza all'interno della società (su tutti i livelli) mi avrebbe impressionato di più del pietoso e prevedibile teatrino all'italiana, dove tutto cambia per non cambiare nulla, se non per i soliti, noi, che finiamo sempre per fare le spese di tutto (prima e dopo i fatti). 

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Danse Macabre

4 Febbraio 2007 Commenti chiusi

La danse macabre è un genere di allegoria medievale in cui una serie di personaggi vengono trasportati lungo tutte le tappe della vita fino alla tomba. Il messaggio, che decorava moltissime chiese e non solo, era molto chiaro: la vita è effimera, la morte è certa, pentitevi e sappiate che Dio è l'unico giudice. Alla faccia del moderno terrorismo 🙂

Oggi su bibliodissey una raccolta di scansioni di danze macabre veramente interessante, anche se le migliori rimangono non scansionabili (trovandosi su pareti :). Vivamente consigliato

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