Here comes the bastards!

17 Novembre 2006 Commenti chiusi

Con i percorsi di chainworkers, serpicanaro, imbattibili, san precario, ecc ormai da almeno un paio d'anni andiamo raffinando la teoria pratica del media sociale: per mesi abbiamo riflettutto su quello che siamo riusciti a fare in questi ultimi anni e abbiamo cercato di sistematizzarne senso e possibili indicazioni di prassi politica. Il tutto ha trovato un elemento di forte convergenza nel concetto di media sociale, ovvero di quel dispositivo relazionale e politico capace di trasformare gli atti degli individui in potenti elementi di comunicazione (nel senso più primigeno di creazione di comunità).

Non c'è da stupirsi quindi se di fronte alla nostra incapacità di dare una visibilità coerente e pubblica di tutti questi ragionamenti, i teorici del social networking, pionieri di un capitalismo dal volto nuovo, aperto, pulito, amichevole, ma non meno dedito a sfruttare ogni cosa e ogni persona per il solo desiderio di trarne profitto, abbiano cominciato a propagandare la loro definizione di media sociale

Le parole hanno un peso e la capacità di universalizzarle e di renderle moneta corrente nasconde un potere quasi mistico di determinazione della realtà: se penso che nel 1999 nessuno si definiva precario e quindi il problema strutturale della rivoluzione del mercato del lavoro non veniva minimamente preso in considerazione politicamente, e che dopo due anni di mayday nel 2002, la parola precario era ormai parte del vocabolario degli italiani, mi accorgo di quanta potenza abbiano espresso le parade in quanto media sociale.

L'idea mainstream del media sociale è quella di una rete di relazioni inefficaci dal punto di vista politiche, confinate all'interno della sfera del consumo e della fruizione, in cui il massimo della potenzialità sociale si esprime in superficiali e insulse catene di link incrociati e di sorrisini beoti. Un media sociale, un network sociale, come può essere un business model alternativo capace di generare mostruose entrate, può anche essere un dispositivo politico dalle potenzialità immense, in grado di imporre la volontà e il desiderio dei molti sull'interesse dei pochi. Il trucco è crederci e lavorare in modo da poter costruire reti sociali in grado di produrre senso politico e conflitto. Ci siamo già riusciti alcune volte (Serpica Naro uber alles), e lo si può fare ancora, se se ne sente il bisogno.

Here they come
Here come the bastards
I heard it from a confidant –
Who heard it form a confidant
They're definitely on their way

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Categorie:movimenti tellurici Tag:

Responsabilità penale personale e internet

17 Novembre 2006 Commenti chiusi

Continua la saga dell'assurdo nell'Italietta provinciale anche per quanto concerne le tecnologie. Da un mesetto, i detentori del dominio indymedia.org sono tempestati di richieste da parte dell'Interpol per una inchiesta avviata dal simpaticissimo pm Vitello per vilipendio alla religione più di un anno e mezzo fa, relativa a vignette satiriche sul Pontefice, Maledetto XVI. In uno stato ufficialmente laico e privo di una religione di stato, nel XXII secolo, uno si aspetterebbe che un art. come il 403 del codice penale sia una barzelletta in attesa di essere depennata dalla legislazione italiana; invece ogni codicillo è usato saggiamente da magistrati in cerca di notorietà e sgherri in cerca di repressione facile per esercitare pressioni futili quanto fastidiose su chi cerca di fare altro nella vita.

D'altronde, è consolante vedere che la scure della censura e della minaccia repressiva non si abbatte solo sui siti del cosiddetto movimento, ma che la verve priva di sense of humour del soglio pontificio agisce ad ampio raggio. La speranza è che in questo modo la cosa non sia vista come la solita stupidata da comunisti (il volgo è pieno di espressioni di un massimalismo che le teorie economiche del movimento paiono rigorose analisi socio-economiche al confronto), ma come un problema reale, al quale dare il giusto peso. Prima o poi gli italianetti si incazzeranno o no? Questo non è dato saperlo ma il problema delle religioni e del loro rapporto con la vita civile è sicuramente una chiave di lettura fondamentale per i prossimi due-tre decenni almeno nella strutturazione della società e nello svilupparsi dei conflitti interni alla nostra vita di tutti i giorni. Porsi il problema in maniera meno ideologica e semplicistica della Lega Nord o di Magdi Allam (speriamo presto poterci salutare con un "pace all'anima sua") forse  aiuterebbe.

In compenso è vagamente consolante come in America gli economisti e gli osservatori di nuove tecnologie cominciano a sottolineare come la responsabilità penale, nel mondo moderno, sia strettamente personale, e come quindi eventuali illeciti debbano essere semmai ricondotti a chi li ha commessi e non generare generici episodi di censura e repressione 'ndo cojo cojo. Si sa però che sparare nel mucchio è sempre più facile e che a tenere con le mani in mano sbirri e carabinieri, poi finisce che si mettono a fare altro. <g>

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Categorie:jet tech, oscuro scrutare Tag:

Attaccato al futuro

17 Novembre 2006 Commenti chiusi

E' morto il 10 novembre l'ultimo autore di fantascienza fisicamente più vecchio del genere letterario stesso: Jack Williamson. Me ne sono accorto oggi leggendo il blog di Bruce Sterling, che oltre ad essere un noto autore cyberpunk è anche un commentatore che offre spunti sempre molto interessanti sulla realtà circostante.

I suoi libri erano polpettoni assolutamente indigeribili dopo gli anni 30 e 40, space opera ante litteram con il giusto mix di avventura e romance, di invenzioni incredibili ed eroi senza macchia e senza paura. Ha cominciato a pubblicare sulla leggendaria Amazing Stories di Hugo Gernsback, per poi proseguire a pubblicare intere saghe: dalla Legione dello Spazio (la sua prima e migliore opera) fino ad arrivare a quelle scritte con Fredrick Pohl, altro specialista della space saga che andava molto di moda negli anni 60-70 ma che ormai trova poco spazio nella fantasia dei lettori più svezzati. Ciò non toglie che ripensare a un ragazzino di 20 anni che nel 1926 scrive di spazio, antimateria, alieni e astronavi su una rivista, tirando su qualche soldo quando la fantascienza non esisteva neanche come genere definito in quanto tale, è un immagine lattiginosa che riempie di un po' di nostalgia per tutte quelle cose che nella propria vita si sono viste nascere, diventare comunità e poi venir depredate dall'istinto commerciale e dall'incapacità di coniugare comunità e soldi. Un esempio per tutti, per quanto mi riguarda: i giochi di ruolo e la parabola Stratelibri/Avalon, con tutto il rispetto per le cose anche buone che hanno saputo fare alle volte. 

Un altro pezzo di storia se ne va, e non sarà certo l'ultimo, ma è sempre un'ottima scusa per parlare di cose interessanti che giacciono nel passato di molti di noi 🙂

 

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Categorie:pagine e parole Tag:

YouTube diffida la condivisione

16 Novembre 2006 Commenti chiusi

Nel giorno in cui Billy Brag (meno male che qualcuno che ragiona c'è) si spende pubblicamente insieme al suo manager a favore della condivisione di file musicali online, sostenendone la funzione essenziale di diffusione culturale di musica e saperi in generale, TechCrunch scopre di aver ricevuto una diffida ufficiale da parte di YouTube dal diffondere software atto a scaricare video dal sito di social networking. Secondo YouTube infatti permettere di scaricare i video dal sito rappresenta una infrazione del copyright e degli accordi impliciti nell'uso del sito stesso. Tradotto in parole povero: siete liberi di pubblicare i video, siete liberi di vederli, ma se li scaricate (siccome non portate soldi in termini di entrate pubblicitarie) state violando il copyright perché quei video sono diventati ufficialmente di YouTube da quando li avete pubblicati. E pensare che ieri gli avvocati di YouTube sostenevano esattamente l'opposto, dicendo che la compagnia americana non è responsabile delle infrazioni del diritto d'autore commesse da chi pubblica video per condividerli perchè non ha alcun potere su di essi, configurandosi meramente come media di scambio e quindi sotto la safe harbour rule  del DMCA. Come qualcuno scriveva ieri: non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca, ovvero nel più prosaico inglese you can't have it both ways.

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Categorie:jet tech Tag:

Fumetti africani

16 Novembre 2006 Commenti chiusi

Mentre la DC Vertigo (di gran lunga la major americana che ha prodotto i migliori fumetti degli ultimi 15 anni) si decide anche se solo per fini commerciali a sfruttare la diffusione on line di tavole e disegni, The Beat dà visiblità alla prima esposizione di fumetti africani a sbarcare sul suolo nordamericano. Purtroppo possiamo sbirciare solo poche tavole, ma quello che si intravede sembra molto interessante. La cosa curiosa è che l'esposizione è una iniziativa italo/africana, di cui si viene a sapere ovviamente solo su un blog americano… Curiosa l'attenzione che in Italia si dedica alle cose interessanti 🙂

I tempi di magra economica fanno in modo che abbia poco il polso della situazione dei comics a livello internazionale, ma spero che questo periodo finisca presto e possa tornare ad abbuffarmi di immagini e inchiostri il più possibile 🙂

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Categorie:comics Tag:

Pollo al latte di cocco, curry e zenzero con dolce di mele, crema e cannella

15 Novembre 2006 Commenti chiusi

Oggi ci cimentiamo con una cena completa dai sapori speziati e dal tocco che suggerisce il subcontinente indiano. 

Ingredienti (per 2-3 persone)

  • un petto di pollo da circa mezzo chilo (o mezzo da un chilo come nel nostro caso… ho trovato il macellaio con i polli giganti australiani 🙂
  • un barattolo di latte di cocco acquistato nel vostro supermercato indiano di fiducia (kwiki market a go-go)
  • curry in polvere
  • zenzero in radice o in polvere (radice più chic, polvere più prolet)
  • un pizzico di sale
  • 50-100 g di songino (anche noto come valeriana)
  • mezzo melograno
  • aceto balsamico
  • olio di oliva extravergine
  • mezzo limone
  • 250 g di yogurt intero
  • una mela verde (ma verde verde verde)
  • una robiola o un formaggio morbido
  • un pacchetto di grissini o fagolosi
  • 50 g di crema alla vaniglia (io sono un fanatico di quella iperglicemica della Centrale del Latte di Milano, altro che Vlaam olandese!)
  • cannella in polvere

Preparazione dell'aperitivo

Disponete la robiola su un piatto, accompagnate con i grissini salati e con un quarto di mela tagliata a fettine sottilissime

Preparazione dell'insalata

In un insalatiera disponete il songino, sgranatevi dentro il melograno e spremetevi sopra il mezzo limone. Aggiungete olio, aceto, e un pizzico di sale.

Preparazione del pollo

Sfilettate e tagliate a dadini il petto di pollo. Versate in una padella fonda (o in alternativa una pentola, come noi poveracci senza padelle fonde adeguate) antiaderente il latte di cocco, lo zenzero (se in radici dovrete sminuzzarlo), il curry in polvere, un filo di sale e i dadini di pollo. Cuocete a fuoco lento per circa 30-40 minuti a pentola parzialmente coperta, aggiungendo curry e zenzero fino a che la salsa non è densa e di un giallo tenue ma significativo. Il curry è il sapore predominante, mentre lo zenzero lo sentirete sulla punta della lingua una volta finito di deglutire, come una specie di ricordo.

Servite in tavola il pollo in un piatto con l'insalata, e accompagnate il tutto con una piccola scodella con yogurt in cui ammorbidire la carne. L'insalata serve a rinfrescare e sciacquare la bocca a ogni boccone.

Preparazione del dolce

Tagliate tre quarti di mela verde sbucciata a dadini. Ponete i dadini in due tazze da the. Coprite abbondantemente con crema alla vaniglia e spolverate con la cannella. Mettete tutto in frigo, ma non servite il dolce freddo, bensì dopo averlo fatto riposare cinque minuti a temperatura ambiente

Tempo di preparazione: 1 ora

Special tnx: espanz per la ricetta del pollo + blanquita per il servizio fotografico (che arriva domani però 🙂

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Categorie:kitchen Tag:

All tomorrow’s departed

15 Novembre 2006 Commenti chiusi

I defunti del titolo sono certamente i consulenti tecnici del buon Scorsese, che andrebbero mandati in siberia a spaccare il ghiaccio: tutto l'intreccio rimpinzato di infiltrati, controinfiltrati, pseudoinfiltrati, doppiogiochisti e via dicendo si regge via messaggi sms. Domanda: dobbiamo proprio essere italiani e aver seguito con passione il dibattito estivo sulle intercettazioni per sapere che gli sms sono probabilmente l'oggetto più intercettabile del mondo dopo le mail di hotmail? Risposta: no

A parte questa incongruenza che rende il film poco credibile, il resto funziona: la sceneggiatura e gli attori non sono male (Di Caprio e Nicholson uber alles, che pero' la vincono facile sul monoespressivo Matt Damon e sulla gatta morta Vera Farmiga), e l'azione regge. Fino a un certo punto regge anche la morale: la società moderna è composta di ratti senza dignità che cercano di fregarsi l'un l'altro in ogni momento. Se non fosse che l'unico a salvarsi è il comandante della polizia che muore martire ma onesto, e il suo collaboratore che lascia la polizia piuttosto che cedere i nomi dei propri informatori alla potenziale talpa nella divisione investigazioni. Insomma, sarà pur vero che gli sbirri sono tutti corrotti e imbecilli, ma alla fine sono meglio dei "delinquenti". Da parte nostra salviamo solo Mr French che si fa saltare in aria per non entrare nel mondo dei rats

Certo se non fossimo costretti a rigirarci nella sedia ad ogni messaggio via cellulare che regge il doppiogioco dei personaggi, o alla scena pietosa in cui una Vera piatta come una asse da stiro che mostra una ecografia con tanto di riconoscimento dei caratteri genitali del feto a Matt Damon, saremmo più contenti e crederemmo di più all'intreccio che stiamo seguendo. D'altronde non tutte le ciambelle escono col buco, e Scorsese poteva pagare qualcuno di meglio per spiegargli come funzionano gli apparecchi di telecomunicazione.

Voto complessivo: 6,5

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Categorie:cinema Tag:

I nodi al pettine per GooTube

15 Novembre 2006 Commenti chiusi

Proprio il giorno in cui diventa ufficiale la notizia dell'acquisizione da parte di Google di YouTube (fino ad oggi era annunciata e risaputa, ma non ufficiale), sul blog di Marc Cuban giunge l'intero testo del conflitto tra YouTube e una rete televisiva di Los Angeles circa la pubblicazione da parte di un utente del sito di video sharing di brani televisivi non autorizzati (in questo caso i riots di Los Angeles, non proprio immagini che si potrebbero o dovrebbero considerare private, ma che nonostante questo sono ufficialmente coperte da copyright). I due nodi dell'affare (Google ha destinato parte dell'acquisto di YouTube alla risoluzione di dispute legali? Come si metterà la questione dmca-socialnetworking?) sembrano arrivare al pettine con una certa puntualità nell'arco delle medesime 24-48 ore: sarà un segno del destino? Non penso, ma è comunque curioso.

Nella disputa YouTube si rappresenta come tutelata dalla "safe harbour rule", ovverosia da quella parte del DMCA che dice che alcuni siti possono essere considerati non responsabili penalmente dei contenuti, obbligando la legge a cercare la ormai chimerica responsabilità personale altrove. Allo stesso tempo però YouTube fino ad oggi ha sempre affermato che i materiali pubblicati sul sito, una volta online, sono di sua sola proprietà, cosa che la schiaccerebbe nella posiizone di doversene assumere anche gli oneri. In qualsiasi caso la risoluzione di questo caso metterà un tassello nella ridefinizione del rapporto tra legislazione sul copyright, siti a pubblicazione aperta (più o meno), responsabilità penale e titolarità dei contenuti pubblicati (e quindi anche degli introiti che ne vengono generati? Sarebbe una domanda divertente da porsi…)

Intanto escono i dati sulle entrate pubblicitarie via web che segnalano l'ennesima crescita, un fenomeno che si placherà a un certo punto, ma che è nel pieno della fase che porterà gli inserzionisti del nord del mondo ad abbandonare la carta stampata e ad approdare al web, oppure semplicemente a rivoluzionare il mercato inserzionistico con un indubbio effetto sulla realtà dell'informazione ufficiale (come già ricordato i giornali e siti di news non si vendono ai lettori, ma agli inserzionisti con i lettori come pastura). 

La mattina porta sempre consiglio, o quantomeno alcuni spunti interessanti… Ultimo esempio il PdCI che scopre la censura… Ahi ahi, quando ci si guarda solo l'ombelico, poi si sbatte la faccia contro il muro. Forse potevate pensarci prima, in tutti questi anni in cui abbiamo sbraitato sulla libertà di espressione. C'est dommage.

 

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Categorie:jet tech Tag:

Mappe, Timelines, e i modi per visualizzare la distanza tra le informazioni

14 Novembre 2006 Commenti chiusi

La capacità di mettere in relazione informazioni apparentemente distanti e di far emergere significati che altrimenti rimarrebbero celati nelle non ovvie nebbie del senso è una attività che da molta assuefazione e fortissima dipendenza. Il mondo è un coacervo di contatti spuri e di possibilità remote, la cui rappresentazione è tutt'altro che banale. La capacità umana di razionalizzare ciò che per tutti gli altri esseri viventi è totalmente intuitivo è allo stesso tempo una maledizione e una forma sottilissima di godimento intellettuale. Per questo ogni volta che mi imbatto in mappe e rappresentazioni sono capace di perdermi ore totalemente affascinato dalla loro potenza. 

C'è stato un periodo in cui si è lavorato anche concretamente per acquisire maggiori competenze e esperienza in questo campo, ma come per mille altre cose lo sforzo si è sfilacciato nelle altre novecento cose che si facevano contemporaneamente. I lavori fatti con bureau d'etudes e il tentativo di produrre un software che consentisse di disegnare una cartografia delle relazioni di potere rimangono una delle occasioni non approfondite che più mi spiace aver perso per strada.

Nel frattempo i GIS sono migliorati enormemente, altre persone si sono interessate alla cartografia, e sulla piazza sono arrivate implementazioni incredibili delle potenzialità della cartografia, che altro non è se non una forma grafica e altamente espressiva della ricerca. Forse nulla più di una mappa rende merito al concetto che spesso cerchiamo di raccontare su come la ricerca sia uno strumento che di fatto definisce una fetta di realtà: quando attraversate una mappa per capire che senso ha quello che state cercando in relazione al contesto e a quello che vi è collegato, vi rendete immediatamente conto che a seconda della mappa e di ciò che rappresenta, voi state conoscendo un mondo diverso. Il potere dell'informazione e della relazione non può essere rappresentato meglio di così.

Perchè oggi penso alle mappe? Perchè in tre blog diversi ne ho trovato tracce: Google Earth sta aggiungendo alla sua scorta di stratificazione cartografica anche mappe storiche, attraverso le quali confrontare le diverse rappresentazioni del mondo nel corso della storia, un esercizio tutt'altro che formale con cui comprendere alcuni pezzi di come e perché la storia è andata come è andata; Andart pubblica una mappa degli scienziati dell'informazione più noti e del loro contributo all'evoluzione tecnologica; Batelle linka a una nuova timeline delle acquisizioni da parte di grandi media company e computer houses, che questa volta mette a confronto Yahoo, Google e Microsoft, rivelando interessanti trend nel mercato mondiale legato all'elaborazione dell'informazione e alla finanza immateriale.

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Categorie:atlas, jet tech, storia e memoria Tag:

Mappe Cerebrali

13 Novembre 2006 Commenti chiusi

Oggi il mio sito di illustrazioni preferito mi offre una panoramica sulla storia delle mappe cerebrali, una scienza antica e che a secondo dell'epoca in cui la incontriamo presenta delle caratteristiche molto diverse. Molte scienze moderne si sono intrecciate, durante la loro nascita con un paradigma completamente diverso, quello magico (o alchemico in alcuni casi). Probabilmente nei loro primordi (e forse tutt'oggi) la scienza non è stata nient'altro che un modo completamente diverso di interpretare le relazioni causali tra gli elementi che compongono la realtà che ci circonda. La scienza delle mappe cerebrali  in questo aspetto è veramente emblematica e le immagini di Bibliodissey mi pare aiutino a rendersene conto. Se poi leggiamo rapidamente la sua storia, dall'alchimia, passando per Lombroso fino ad arrivare a Treves e i moderni studi sui modelli di interazione neuronale e sugli schemi cognitivi e mnemonici, è facile capire come per alcuni tuttora le neuroscienze siano ancora molto più magiche che scientifiche 🙂

 

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Categorie:atlas, conscienza Tag: