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Mission Impossible: recuperare il pop a sinistra

15 Settembre 2007

 

Ogni tot ritorna in auge una discussione che si insinua in ogni progetto politico che voglia avere un minimo di respiro in questa fase (e non solo): per vent'anni le destre hanno omogeneizzato una cultura popolare e pop (che come mi insegna wm1 non sono la stessa cosa 🙂 somministrandola alle nuove e alle vecchie generazioni. Il risultato è il substrato sociale e culturale con cui ci confrontiamo tutti i giorni. Non è una grande novità (Gramsci docet da tempo immemore e se lo cita Fini dovremmo farci un pensierino pure noi…) che affrontare seriamente il problema della riconquista del terreno culturale sia una priorità politica (non riconquistare terreno ideologicamente puro, ma riconquistare terreno per la possibilità che esista un altro punto di vista che gli omogeneizzati di cui sopra). Il vero problema che ci troviamo affrontare non è tanto il fatto che le nuove generazioni abbiano posizioni avverse alle nostre, ma che non abbiano la capacità di incontrare sul proprio percorso che una singola opzione (che diventa vagamente totalitaria con buona pace della retorica della libertà).

L'ennesimo spunto per questa discussione è stato questo post sulla trasmissione di Lucarelli sul g8 di Genova e i processi che ne sono derivati. Colto da raptus pop il mio socio si è sciroppato la fiction su Dalla Chiesa, traendone alcuni spunti di ragionamento. Il mio sintetico pensiero (sono ancora in fase rassegna e quindi ho poco tempo online) è che ognuno deve attivarsi in questa battaglia per un rimescolamento delle carte a livello culturale. Se non porteremo a casa qualcosa siamo destinati non tanto a essere sterminati, quanto a rimanere perennemente oscuri, inascoltati, non visti, inaccessibili in un senso un po' metafisico anche al nostro vicino di casa. Quello che pensiamo, quello che proviamo vale almeno la possibilità di essere incontrato.

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