Processo Diaz: settimana densa di parole da leggere e ascoltare

25 Marzo 2008 Commenti chiusi

 

Questa settimana i processi nei confronti delle forze dell’ordine per fatti collegati al g8 vivranno giorni abbastanza importanti e interessanti. Sul fronte del processo Bolzaneto, conclusa l’arringa dei pm con la richiesta di 76 anni di carcere per 44 imputati e concluse le arringhe dei difensori di parte civile (le vittime per semplificare), arriva il momento del responsabile civile (lo Stato che dovrà dire come e quanto farà fronte ai risarcimenti) e degli avvocati della difesa: proprio questi ci forniranno l’ottimo spettacolo di sgusciare tra prove evidenti alla ricerca di una via d’uscita per i loro assistiti, se non dai fatti almeno dal processo (i cavilli sono sempre in agguato).

Nel processo per i fatti della Diaz invece assisteremo alla conclusione dell’istruttoria (salvo imprevisti e qualche altro testo settimana prossima): tra mercoledì e giovedì infatti oltre agli ultimi testi dovrebbero presentarsi a rendere spontanee dichiarazioni (dopo anni di assenza dall’aula di tribunale che li vede protagonisti) alcuni imputati tra cui certamente i capi squadra (difesi dal candidato della Fiamma Tricolore avvocato Porciani) e soprattutto Giovanni Luperi, uno dei due imputati più alti in grado coinvolti nel processo (l’altro è il "benemerito" e benvoluto dalla sinistra Francesco Gratteri), che ha preannunciato che parlerà per circa due ore. Chi era lì e chi ha a cuore la memoria di Genova potrebbe decidere di fare un salto giovedì 27 marzo per il suo piccolo show (dovevate vedere la faccia di Di Bugno quando il presidente della corte gli ha detto che non avrebbe avuto un’udienza tutta per lui, il dr Luperi… gli toccherà dividere le telecamere con qualcuno… eheh!)

UPDATE 26 MARZO: Mercoledì sono venuti a rendere dichiarazioni spontanee i capisquadra Ledoti, Zaccaria, Stranieri e Cenni. Le loro parole le trovate su supportolegale, qui vi faccio una sintesi. Ledoti sembra Pieraccioni agente del reparto mobile con l’accento del centro sud, arriva ancora zoppicando e accentua la cosa quando si allontana dal banco degli imputati dicendo che dopo la diaz si è fatto refertare una distorsione al ginocchio; ovviamente lui è un buon samaritano che non tocca nessuno, ma che anzi viene aggredito e nonostante questo salva una povera giovane scortandola fino al piano terra, ma non nota nulla di altro pur essendo tra i primi dentro la scuola. Stranieri è un marcantonio di due metri per centotrenta chili, fa veramente brutto, ed è un po’ ridicolo sentirlo raccontare di come sia stato aggredito e sia rimasto contuso, dato che io anche armato contro di lui a mani nude probabilmente non gli farei nulla; ovviamente si accorge di qualche collutazione ma nulla di che. Zaccaria sembra uscito da Il Padrino Parte Terza, e racconta anche lui la solita solfa, solo che tutti i particolari sono sballati, sarà confusione o solo amore? Il peggiore è Cenni: questo come introduzione fa tutta una tirata sulla sua carriera in cui ha fatto da scorta anche ad Arafat quando aveva un mandato di cattura internazionale sulla testa e all’onorevole Berlinguer, e poi racconta il suo arrivo in cui lui per una serie fortuita di circostanze arriva dopo l’ingresso di tutti, trova i suoi uomini tutti contusi, e poi accompagna i primi arrestati regalando loro dell’acqua da brav’uomo qual e’. Oltrettutto è un medium: mentre arriva per ultimo vede dal retro della scuola allontanarsi una trentina di ragazzi incappucciati e vestiti di nero, con dei caschi che non si muovevano a caso, ma con ordine, quasi marciando. Strano che tra tutti i presenti e tutti quelli che hanno sorvolato, visto, raccontato, ripensato a quella notte, questo plotone di gente altamente addestrata non lo ricordi nessuno. Saranno un po’ come le molotov? Domani è il gran giorno, attendete le panzane che ci rifilerà Luperi…

Google continua l’operazione 1985

25 Marzo 2008 Commenti chiusi

Era un po’ che non ne parlavo. D’altronde accadono moltissime cose e ormai è un argomento in cui si dilettano un po’ tutti, quindi risulta meno interessante per me, dato che è invece qualcosa che mi ha incuriosito diverso tempo addietro. Nell’ultimo aggiornamento parlavo di come le mosse di Mountain View confermassero la sensazione di molti, ovvero che il prossimo orizzonte strategico di Google sia la fornitura di servizi non solo di ricerca ma di operatività in senso generico a misura di individuo: la partecipazione all’asta sulla banda precedentemente assegnata alle televisioni analogiche è andata male o forse è andata perfettamente. Google non ha vinto nessuna delle aste, ma ha convinto l’FCC a inserire una clausola che rende le tecnologie che sfrutteranno tali bande accessibile anche a terzi (oltre alle TelCo vincitrici delle relative licenze). Non solo, ma Brin, Page e Schmidt stanno lavorando a tecnologie in grado si usare gli "spazi" elettromagnetici tra una banda e l’altra di questo ampio spettro. Le cose messe insieme non sono difficili da capire: Google dispone del più grande strumento di calcolo del pianeta, quello con maggiore spazio a disposizioni e con maggiori capacità di elaborazione. Non solo, ma dispone anche di un grandissimo credito e di un enorme quantità di ottimi cervelli messi a lavorare sui propri orizzonti. Fornire il miglior sistema di ricerca è stato il primo passo per mettere a disposizione tutta l’informazione del mondo di tutti (come dice la compagnia) oppure di dare forma al modo in cui le informazioni ci rappresentano la realtà (come dicono i maligni); il prossimo passo è quello di convincere milioni di persone a usare un solo computer (quello di Google) per fare tutto in maniera più efficiente, e di comprare solo dei terminali per l’accesso a breve termine dei propri materiali, una sorta di zainetto elettronico a fronte di un enorme studio condiviso da qualche parte (nei sotterranei di proprietà di una singola compagnia… ehm…). Non è male intrinsecamente, ma è un cambiamento di prospettiva notevole, che forse varrebbe la pena considerare con maggiore attenzione che non con un entusiasmo che ne celi i limiti. In ogni caso Google è sicuramente diversi passi avanti rispetto a ogni altra compagnia IT ed è l’unica società ad avere un rapporto paritario con le grandi TelCo nonostante la diversa potenza (forse solo Apple si avvicina a questo tipo di rapporto, e non a caso G e A presto si accoppieranno in una Santa Alleanza difficilmente interpretabile se non come il più importante fenomeno semiotico, sociale, culturale e neurologico prima ancora che economico del nuovo millennio). Qualcuno probabilmente ne sa più di me sulle prossime mosse, ma io azzardo: produzione conginuta di apparecchi Apple e Google per la massima usabilità e funzionalità; appoggio dati sulla "nuvola" informatica di Google; accessibilità 24/7 attraverso strumenti ampiamente diffusi e infrastrutture consolidate come quelle delle frequenze televisive; pervasività assoluta di una facile manipolazione delle informazioni a tutti i livelli della nostra vita. Fico, per alcuni versi, scary, molto scary, per altri. 

Categorie:jet tech Tag:

Parola all’America

25 Marzo 2008 Commenti chiusi

 

I fratelli Coen, nella mia mente, si associano immediatamente ad altri autori che sembrano dare la parola direttamente all’America attraverso i loro personaggi, come se le figure che animano le loro opere siano tutte una diversa sfaccettatura antropomorfica di un concetto primordiale di America. I loro film, di cui amo in particolare Il Grande Lebowski e Fargo ovviamente, ti fanno trottare attraverso la trama e l’ironia ma quando aprono bocca e diaframma della ripresa sai che ognuno di essi da voce all’America, non a una America, ma alla stessa caleidoscopica entità. Tanto per citare qualcuno che mi dà la stessa idea riprendo Warren Ellis e soprattutto Garth Ennis: se dovessi capire gli Stati Uniti d’America senza farmi venire l’esaurimento nervoso per l’astio che gli Americani Medi riescono a ispirarmi nella loro interazione quotidiana con il mondo e con gli altri esseri umani non-statunitensi, io partirei dalle opere di questi autori: Preacher, Transmetropolitan, e i film citati dei fratelli.

No Country for Old Men è esattamente questo: una narrazione per interposte dramatis personae di che cosa è l’America oggi, di cosa prova, di cosa ha paura, di cosa non capisce. Questo in sé vale il film, ma c’è altro: la fotografia è obiettivamente di qualità superiore e quelli che tanto hanno tessuto le lodi della buona ma non eccelsa fotografia di Into the Wild dovrebbero andare a guardare la pellicola per capire la differenza. Grande recitazione al solito dei protagonisti, su tutti Javier Bardem (Oscar) e Tommy Lee Jones (il quale di fatto incarna l’archetipo dell’Americano), e grandissima trama e dialoghi, con ogni finale scontato che viene demolito nei cinque minuti successivi a quelli che ti aspetti. Notevole sotto tutti i punti di vista, e Oscar per una volta meritati (d’altronde se essi rappresentato il Premio Americano per antonomasia, non potevano non cogliere i propri riferimenti in questo film).

Voto: 8

Categorie:cinema Tag:

Ladri e parameci

23 Marzo 2008 Commenti chiusi

 

L’Inter subisce una tutto sommato immeritata prima sconfitta casalinga proprio con i tanto odiati gobbi. Come tifoso sentire i loro supporter (che non ci dovevano essere ma come per magia si sono materializzati nel settore ospiti, miracoli dell’Osservatorio) che cantano "vincete senza la juve" mi ha fatto ribollire il sangue. Soprattutto dopo che la partita è stata viziata dai tanti errori sottoporta dell’Inter che con quattro punte su cinque a turno in campo non hanno saputo far gonfiare la rete se non con un centrocampista (Maniche) e soprattutto da un gol in fuorigioco di Camoranesi che anche Ceccarini avrebbe visto. Ladri d’altronde si nasce, non si diventa, direbbe Totò. La partita è tutta qui: primo tempo misurato che l’Inter potrebbe chiudre in vantaggio se non fosse per i milioni di errori sottoporta, un secondo tempo all’arrembaggio della Juve contro una Beneamata poco tonica e con la volontà di reazione di un paramecio bollito.

Veniamo alle pagelline: Julio Cesar fa la sua solita gran partita e nulla può sui due gol; Maicon è evidentemente spompo, ma generosamente ci prova, con scarsi risultati in verità; la coppia centrale dell’Inter è praticamente la Casa degli Orrori, con Materazzi ombra del giocatore che fu e Burdisso psicolabile (affetto oggi dalla sindorme "Inter 100 e lode" che vuole il giocatore intervistato a sky autore di una prova orrida) ci costa il raddoppio e per poco anche qualcosa di più, forse Mancini potrebbe far giocare Rivas che almeno dimostra di crederci; Maxwell è recuperato e si becca un bel sei. A centrocampo siamo sotto schiaffo da mesi, quindi non ci facciamo più caso: Chivu fa un’altra prova maiuscola, Zanetti ci mette tutto il cuore che ha, però Stankovic è un cadavere che non si capisce perché giochi, e Jimenez fa quello che può. Davanti Ibra non sta bene e si vede, e contro la Juve non combina mai un cazzo, e Cruz non è in forma: uno si chiede perché non far giocare Balotelli piuttosto che questi cadaveri. Poi qualcuno ci spiegherà perché siamo così spompi.

L’Inter nel girone di ritorno ha collezionato due sconfitte e tre pareggi, uno score non proprio entusiasmante. La forma fisica è scarsa ma in lieve crescita, la tattica è in balia dei giocatori, il morale e la determinazione tutta da verificare. Ora la Roma è a quattro punti e ci sono ancora otto partite, e come si dice dall’inizio dell’anno questo Campionato lo possiamo perdere solo per nostra volontà. Adesso è il momento in cui dimostrare se siamo una squadra di parameci o di uomini: noi tifosi non possiamo che urlare e crederci, ma sono i giocatori che devono fare andare la palla e buttarla oltre la linea di porta. Poi a fine anno si faranno i conti, con tutto e tutti.

Categorie:spalti e madonne Tag:

Bolzaneto, la coscienza sporca e il cinismo

21 Marzo 2008 Commenti chiusi

 Riprendo brevemente un intervento del mio socio, secondo me perfettamente centrato, tanto che avrei voluto scriverne io prima, su Bolzaneto e la campagna sulla sentenza del processo che sta occupando la sinistra (o cosiddetta tale) e i suoi media, in particolare La Repubblica e L’Unità. Sintetizzo l’intervento del mio socio: dopo anni in cui tutti se ne sono fottuti del processo Diaz e del processo Bolzaneto, promuovendo tutti i protagonisti e ignorando le vittime, lasciando pm e magistratura nel marasma più completo, e cercando di non far coinvolgere la fazione della PS più vicina o più lontana al politico in voga al momento, il PD e i media ad esso collegati in piena campagna elettorale scoprono che Bolzaneto è stato un atto gravissimo. Questo perché porta voti da sinistra, ma anche perché prepara bene il terreno alla "necessaria" conclusione del processo Diaz, ben più grave considerato che coinvolge tutti gli apici della Polizia italiana: condannare gli esecutori materiali dei pestaggi e non toccare i Super Sbirri. Perché le mele marce, si sa, ci sono dappertutto, tra i manifestanti come tra i poliziotti, e questa è la loro verità su Genova, quella che vorrebbero sancire definitivamente con la famosa Commissione Parlamentare, quella che deve passare nei libri di storia (sempre che ci arrivi al posto di Berlusconi come statista di fine millennio): non sia mai che nei libri di storia Genova passi come il momento in cui la foglia di fico sulla natura delle forze dell’ordine italiane come agenti dei poteri forti e tutt’altro che limpidi è caduta, o come il momento in cui diverse migliaia di persone si sono rotte le palle di accettare passivamente i palazzi. No, Genova è la storia di una grande manifestazione e delle mele marce che rovinano la politica con i loro "estremismi", con la loro "irragionevolezza". Per cementare questa operazione oggi Repubblica è riuscita a riesumare dal sarcofago addirittura Amato, sì proprio il Dottor Sottile, che non le manda a dire e spiega per filo e per segno la strategia. C’è molto da imparare su come si concludono i pezzi di storia, ma noi italiani siamo abituati a non imparare mai.  

Contro tutto e tutti

20 Marzo 2008 Commenti chiusi

 

La partita la decide l’arbitro Rocchi, guardando con sagacia alla nostra prossima sfida con i mai puliti gobbi: ai primi due falli di Pelé caccia il ragazzino portoghese e ci lascia in dieci per 60 minuti, sfiancandoci per bene in vista della sfida di sabato. Non è altrettanto rigoroso con Sculli e Juric che meritavano tanto quanto di finire anzitempo la partita. Il Genoa ci attacca per 60 minuti e merita il goal, ma noi non avremmo mai meritato di perdere questa partita se l’arbitraggio fosse stato onesto. In ogni caso, ci pensa Behrami e mi fa concludere la serata sorridendo dopo aver progettato diversi attentati alla sede dell’AIA. Di tecnica e tattica e rendimento dei singoli giocatori non si può parlare dopo una serata così. Giochiamo contro tutto e contro tutti, spesso anche contro noi stessi, ma per ora siamo ancora primi.  

Categorie:spalti e madonne Tag:

Coming Soon: un’analisi delle motivazioni della sentenza dei 25

19 Marzo 2008 Commenti chiusi

Il 14 marzo sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna per 24 dei 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per gli scontri accaduti durante le manifestazioni contro il g8 nel luglio 2001 a Genova. Il tomo sono quasi 700 pagine e la sua lettura non è banale, per cui serve un po’ di tempo per rifletterci. A occhio e croce quello che risulta più evidente è una volontà di ricostruzione dei fatti molto approfondita (pericoloso considerato che un processo non conosce tutto quanto è avvenuto nelle strade di Genova di quei giorni, ma da questa parzialità ne trae delle conclusioni) e l’appoggio a un concetto di concorso sinceramente spaventoso (e analogo a quello usato per condannare 15 persone per i fatti dell’11 marzo 2006 a Milano). Datemi qualche giorno e spero di poter andare più nei dettagli: intanto se volete fare da voi, le motivazioni le trovate su supportolegale.org (ripulite dai nomi degli imputati ovviamente, ma non servono per capire di cosa si parla). 

Eroine

19 Marzo 2008 Commenti chiusi

 

Dopo Un Lavoro Sporco il libro di Eileen Favorite, Il Bosco delle Storie Perdute, era l’altro titolo della Elliotedizioni che mi intrigava: decisamente meno interessante del libro di Christopher Moore, il libro dell’esordiente che si pavoneggia in quarta di copertina come partecipante e insegnante di corsi di scrittura creativa (sic!) parte da uno spunto estremamente interessante: un bed and breakfast in un bosco dell’Illinois dove compaiono eroine di opere letterarie nel bel mezzo delle loro avventure. La relazione di queste creature fantastiche incarnate con la tenutaria e sua figlia sono il centro della trama, che spazia da momenti veramente ben scritti a passaggi troppo sorvolati. Devo dire che ho apprezzato molto la parte centrale sull’istituzione psichiatrica e il sistema sanitario statunitense che in una cinquantina di pagine spiega meglio di qualunque campagna perché entrambe le questioni siano una schifezza che le società moderne si sono inventate per motivi tuttaltro collegati che risolve il problema delle malattie mentali o della necessità di cure delle persone. Alcune vicende a cavallo tra letteratura e realtà sono molto belle, soprattutto quella di Madame Bovary devo dire, e il personaggio principale del libro, la figlia della tenutaria Penny, è ben descritto e con tratti evidentemente autobiografici. Lascia un po’ con l’amaro in bocca la conclusione affrettata e poco comprensibile: il libro scorreva bene e 50-100 pagine in più non avrebbero ucciso nessuno. Adesso seguo questo trend e mi cimento con gli investigatori letterari di Jasper Fforde come consigliato dal prode ppn. 

Categorie:pagine e parole Tag:

Scacciapensieri

16 Marzo 2008 Commenti chiusi

L’Inter vince meritatamente la sfida con un Palermo senza carattere e senza grandi qualità. Il primo tempo vede una buona Inter, non al massimo fisicamente e con molta anarchia tattica, ma in grado di chiudere in vantaggio. Il secondo tempo entriamo un po’ molli e in attesa di colpire il Palermo che deve pareggiare, ma ci manca il cinismo giusto sotto porta. Questo complice la stanchezza e una difesa totalmente fuori fase ci fanno rischiare di buttare via dei punti inutilmente proprio nel finale di gara.

Quello che salta agli occhi dell’Inter in questo momento è: fisicamente stiamo meglio di febbraio, ma peggio che nella prima parte del campionato, soprattutto il centrocampo sembra stare molto meglio di prima, e in una fase come questo è fondamentale; la difesa è rinunciataria e rattoppata, e afflitta da alcune scelte manciniane un po’ discutibili (Burdisso peggiore in campo con il Liverpool confermato, e Rivas tra i migliori in campo panchinato); i giocatori sembrano concentrati a sprazzi e la squadra è tatticamente indisciplinata (Maicon che vaga a centrocampo, Chivu che non si allarga mai, Cruz che gioca a centrocampo e non in profondità, e via dicendo); poco cinismo sotto porta (valanghe di occasioni sprecate).

Dietro Julio Cesar ha gravi responsabilità sul gol, ma per il resto si comporta bene come al solito, Maicon sembra avere la sindrome di Adriano con poco fiato e scarsa voglia, mentre Matrix e Burdisso sono la coppia centrale degli orrori, che ti fanno temere di finire in 9 la partita ogni momento. Chivu a sinistra non è a suo agio e sta anche sotto per la spalla, ma gli svarioni sono molti. Il centrocampo è il luogo dove stiamo meglio, Vieira gioca la sua miglior partita della stagione e rischia di fare una doppietta (che avrebbe meritato), Cambiasso e Zanetti danno tutto quello che hanno, mentre Jimenez è ancora troppo troppo lento nelle giocate. Davanti Cruz e Ibra sprecano troppo e soprattutto lo svedese gioca con una fasciatura sospetta al ginocchio sinistro che non fa presagire nulla di buono. Crespo entra troppo tardi per lasciare il segno ma ne avrebbe tutte le possibilità. Lo salviamo con la condizionale sperando che torni il killer letale che conosciamo. Intanto tiriamo il fiato e guardiamo avanti.

Categorie:spalti e madonne Tag:

A Dirty Job (but someone’s gotta do it!)

14 Marzo 2008 Commenti chiusi

 

Non conoscevo né Christopher Moore né la Elliot Edizioni, ma ultimamente notavo i libri di questa casa editrice nata nel 2007 sul banco delle novità: le copertine sono ben curate e non troppo costosi i libri (la rilegatura incollata non è il massimo, ma d’altronde da qualche parte bisogna risparmiare). Un Lavoro Sporco e Il Bosco delle Storie Perdute mi hanno incuriosito e ho deciso di vedere che cosa propone la Elliot nel catalogo: poche cose per ora ma buone, altamente raccomandabile.
Christopher Moore invece ho scoperto essere un autore molto sapido (come direbbe qualcuno di mia conoscenza che fa l’avvocato di professione e il finto sportivo di hobby), con un grande gusto per la battuta pronta e per gli accostamenti irriverenti. HO dato un’occhiata ad altri titoli della sua bibliografia e penso che leggerò anche altre cose a sua firma. La quarta di copertina nel dare una definizione dell’autore ci prende abbastanza: un incontro tra Stephen King e i Monty Python. E scusate se è poco.
A Dirty Job è un horror/fantasy di grande godibilità che parte da un’idea estremamente interessante e non banale, anche se costituisce un classico del genere: che forma ha la Morte, con la M maiuscola? Come funziona? C’è da dire che di horror decenti in giro se ne vedono veramente pochi e io quando ho voglia di un brivido mi devo rassegnare a riprendere cose con minimo 20 anni sulle spalle, ma devo dire che Chris Moore ha grande talento. La trama scorre via veloce (forse un po’ compressa dalla metà del libro in poi, lasciandoti la voglia che l’autore si fosse preso più tempo), ma forse è meglio così, perché un horror sarcastico di 1200 pagine potrebbe essere indigesto, mentre le 400 del libro si reggono bene. Chris mi dà l’idea di un tipo con mille idee, che a un certo punto deve per forza passare da una all’altra, e quindi chiudere quello che sta scrivendo per pensare alla prossima cosa. Forse sarebbe valsa la pena di farne una mini serie per dare più spazio ai fenomenali personaggi del libro: il mio preferito manco a dirlo è Verde Menta 🙂
Moore ha talento per trasferirti le emozioni dei personaggi, per strutturarli e renderteli familiari, qualcosa che a me devo dire non riesce granché bene, e i dialoghi nel testo sono fantastici. Devo dire che l’ho apprezzato molto e che lo consiglierei a tutti. Adesso vedrò di trovare qualcos’altro di suo e di leggiucchiare un po’ meglio. Unica pecca: la traduzione è buona ma la redazione meno, dato che ci sono tre-quattro frasi che proprio sembrano essere sfuggite (sono praticamente prive di senso o un modo di dire è tradotto male), ma è un peccato veniale facilmente perdonabile.

Voto: 7,5

Categorie:pagine e parole Tag: