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Archivio per la categoria ‘jet tech’

Manuale in italiano per noblogs.org – take 1

3 Febbraio 2007 1 commento

Dopo una due giorni di scrittura, è pronta la prima versione del manuale in italiano di noblogs.org:  lo potete trovare su code.autistici.org, il nuovo servizio per lo sviluppo di codice collettivo di a/i. Fate sapere se vi piace e vi convince! 

 

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Categorie:jet tech Tag:

I fratelli Coen meglio dei veggenti

22 Gennaio 2007 Commenti chiusi

L'ho trovato su virtualeconomics, ma mi ha fatto talmente pisciare addosso dal ridere che non sarebbe giusto non condividerlo, pensando al titolo del Time di quest'anno ("You.")

 

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Categorie:cinema, jet tech Tag:

Qualche francese cerca di farci le scarpe…

15 Gennaio 2007 5 commenti

Leggiucchiando il feed di visual complexity sono incappato in un progetto interessante, quanto meno per la somiglianza con una parte del lavoro che stiamo facendo su noblogs in prospettiva. Il progetto è legato alle presidenziali per l'Eliseo del 2007 e investe pesantemente nell'analisi di dati provenienti dalla sfera delle comunicazioni digitali circa la politica: le porzioni più interessanti sono infatti la mappatura della blogosfera con quello che loro chiamano blogopole e la mappatura delle tendenze della sfera pubblica con quello che loro chiamano tendençelogue (lett. tendenzologo, bleah!). Le mappe che vengono prodotte sono molto interessanti e soprattutto mi pare molto denso il meccanismo di rappresentazione. L'unico vero difetto mi sembra la volontà di rappresentare la complessità con la complessità, mentre le mappe dovrebbero essere in grado di semplificare il lavoro di accesso alle informazioni nascoste in grandi quantità di dati correlati. Devo dire che il progetto è molto simile a quello su cui stiamo lavorando, con il ventaggio indubbio (nostro) di poter lavorare su una comunità più o meno direzionata e quindi in cui la dimensione della complessità può essere più facilmente ridotta a una forma rappresentabile e digeribile. Il lavoro fatto dai francesi però, se fosse a disposizione sarebbe un ottimo contributo 🙂 

Che ne dici mentore

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Come (non) organizzare una cospirazione

8 Gennaio 2007 2 commenti

 

Devo dire che leggersi cryptome non è sempre immediato, ma alle volte da delle grandi soddisfazioni. Stamattina, essendo in vena di posting flash (dovrei pure lavorare a un certo punto, a me mica mi pagano per bloggare come a qualche altro privilegiato 🙂 vi lancio l'esca dell'ultimo post del sito (e questo suo sequel) dedicato alla disclosure dei segreti più segreti: raccoglie lo scambio di mail avvenuto su liste pseudo private e teso a organizzare un sito che raccolga gli information leaks (ovvero le informazioni che persone all'interno di una certa organizzazione fanno volontariamente trapelare al fine di minare l'organizzazione stessa). Il sito e l'idea sono carine, il metodo di organizzazione è grottesco e penso testimoni ampiamente l'approccio semplicistico di troppe persone alla questione della privacy. Magari al secondo tentativo ci riescono meglio…

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Categorie:jet tech, movimenti tellurici Tag:

Il nichilismo dei blog

5 Gennaio 2007 9 commenti

Bruce Sterling pubblica oggi sul suo blog su Wired due articoli che cercano di gettare luce sul fenomeno del blogging e sul suo senso sociale. Il primo articolo nella sua lapidarietà fa proprio il motto del blog di fastidio (in assoluto il migliore blog di noblogs al momento), definendo i blogger nichilisti, ovvero buoni a nulla. Ovviamente il caro Friedrich si sta ribaltando nella tomba per questo uso improprio del termine nichilismo, ma d'altronde far ribaltare nella tomba i padri dei nostri riferimenti culturali è quasi uno sport, più che un hobby (ho cominciato quando avevo diciassette/diciotto anni con Guy Debord 🙂 

Allo stesso tempo affermare il nichilismo del fenomeno del blogging percorre un'iperbole in grado di mettere in luce la potenza dello svuotamento, l'esercizio di una piccola volontà come potenza. Il secondo testo ovviamente è da intersecare con il primo, fornendo una valutazione quantitativa al fenomeno che riesce a dare una dimensione migliore della natura elitaria ancora e sempre della partecipazione in rete. Il numero di persone con l'accesso alla rete è intorno a un quinto della popolazione mondiale, ma le persone che partecipano attivamente a un progetto sul web sono intorno all'uno per cento. Inoltre all'interno di questa nuova strettissima oligarchia solo pochissime centinaia producono l'ampia maggioranza del contenuto in ogni particolare situazione. 

Ciò significa che il fenomeno del blogging, per i più svezzati tecnologicamente ormai superato, per i molti ancora la cosa più innovativa che essi siano stati in grado di fare in rete, per la maggior parte della popolazione mondiale una cosa totalmente sconosciuta, è l'aborto di un'idea luminosa? Che si è sprecata la possibilità di sfrutttare un strumento veramente in grado di abbattere i grandi monopoli dell'informazione?

Non penso. Penso semplicemente che la costruzione di meccanismi di partecipazione possibili non vada letta come un elemento di aggressione delle strutture esistenti, ma come un percorso tutto sommato costituente (di cosa? lo vediamo dopo 🙂 E' assolutamente evidente la natura elitaria della produzione di contenuto in rete, anche laddove si è riusciti ad avere una massiccia partecipazione al processo di produzione dell'informazione (ad esempio il newswire di indymedia), anche quando ci si è presentati in paesini e in paesoni a spiegare come pubblicare le proprie informazioni in un luogo accessibile a tutti.

Non solo. Il meccanismo di costruzione del media di indymedia e di altri progetti sorti dal basso non è stato in nulla diverso dai meccanismi di branding e media-acknowledgement dei media tradizionali: semplicemente potremmo dire che indymedia è stato l'unico fortunato tra i media cosiddetti grassroot ad essere assurto al ruolo di fonte di informazione ufficiale, di media vero e proprio.

La dimensione nichilista del fenomeno blogging (e di centinaia di altri meccanismi di produzione distribuita di informazione) va interpretata in un'altra direzione, quella dell'erosione lenta ma inesorabile di porzioni del colosso dei network di broadcasting che erano state considerati fino a pochi anni fa ineluttabili (la sua dimensione unidirezionale per dirne una, o la sua permeabilità effettiva alla realtà). In questo senso l'espressione di potenza dei blogger et similia è si una espressione di svuotamento, di sottrazione, di distruzione, seppure non nel senso più banale ed ordinario che di solito viene associato alla parola nichilista.

Ma c'è qualcosa di più in questi fenomeni? E se è tutto qui perché stiamo ancora lavorando su strumenti che arricchiscano il panorama dei media grassroot in un modo o nell'altro? Perché esiste una dimensione costituente di questi fenomeni che ne rappresenta il valore più interessante.

Se pensiamo agli strumenti come il newswire di indymedia o come questo sistema di blogging (o come altri) in quanto spazi di definizione di relazioni possibili, di eventualità, e non come momenti di produzione di una verità più vera, di controverità che riescano a competere per solidità con quelle prodotte dal sistema dei media tradizionali, allora scopriamo che tutti questi sistemi non avevano il fine di scimmiottare l'esistente, ma di inventare qualcosa di nuovo, di esprimere potenza in una direzione nuova e fertile, sempre per meritarci il nomignolo di eredi del pensiero del vecchio Friedrich.

Se immaginiamo che tutto ciò che attraversa il nostro schermo in un dato sistema di condivisione e partecipazione del processo di produzione dell'informazione sia in effetti un sitema di coordinate in grado di suggerirci chi ci è più vicino, chi più distante, chi può arricchire i nostri sforzi e chi non è interessante in alcun modo, chi può incrociare la nostra strada e chi invece ne sta percorrendo un'altra, allora scopriamo un senso nuovo in quello che stiamo costruendo, un ritorno alla dimensione originale della parola comunicazione (ie: messa in comune). 

E' in questa forma che quello che costruiamo assume ancora di più il senso di distruzione associato alla parola nichilismo, la trasformazione in possibile di qualcosa che era solo eventuale, la costituzione in realtà di qualcosa che non avremmo potuto conoscere. E' in questa prospettiva che non possiamo pensare al newswire di indy o a questo progetto come un semplice collettore, come una bacheca, ma che dobbiamo intepretare questi luoghi (come altri meno virtuali come assemblee di quartiere o tazebao in luoghi ameni o volantinaggi in mercati e piazze) come possibili rappresentazioni di possiblità, da cogliere, da pesare, da vivere.

PS: il pezzo era molto più lungo e articolato di così, ma la tecnologia mi ha tradito facendomi assaggiare la sensazione del vuoto tra un tab e l'altro di firefox. 🙁 

PPS: sì, i blog sono la merda della rete, ma per questo possono anche essere il miglior concime di un'interpretazione sociale del media che metta al centro il conflitto e l'essere umano, la sua sottrazione all'esistente e al probabile, per l'ipotetico e il possibile.

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Categorie:jet tech, movimenti tellurici Tag:

Placeblog

2 Gennaio 2007 Commenti chiusi

 

Continuano ad affiorare progetti che cercano di collegare luoghi, informazioni, e la sensazione di un luogo. Un paio di mesi fa abbiamo segnalato outside.in, mentre oggi segnaliamo placeblogger, un progetto che vorrebbe raccogliere blog dedicati a luoghi, quartieri, città. L'intento non è dissimile: mappare i collegamenti tra persone e luoghi, storia e ambienti: forse il progetto più ampio in questo intento è  wikimapia, ma per ora i ritmi di crescita sono ancora non particolarmente interessanti, forse vittima di un generale rallentamento quantitativo anche di wikipedia (qualitativo è un po' difficile da valutare così di primo acchitto 🙂

PS: oggi non ho granché voglia di dilungarmi nello scrivere, prendete i post un po' come vengono 🙂

 

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Categorie:atlas, jet tech Tag:

Google, Oblivion e il sesso

30 Dicembre 2006 6 commenti

E' un po' di giorni che non scrivo, assorto nell'evoluzione dei ragionamenti su noblogs.org con i soci autistici, ma oggi ho preso un po' di tempo per dare un occhio ai miei blog preferiti e ci ho trovato parecchie cose interessanti. No, non sto parlando dell'impiccagione di Saddam, vera e propria manovra ispirata dalla logica mafiosa di Bush che sfuggirà di mano in maniera orribile, ma del mio solito pallino di Google, della sua monocultura, e degli strumenti di aggregazione ed elaborazione delle informazioni sparsi per la rete.

A parte le ovvie autocritiche di chi prevedeva la scomparsa nel vuoto cosmico di Google dopo l'affare con Youtube, è interessante notare che la previsione di una commercializzazione estrema dei contenuti di YouTube sia andata a colpire proprio il bersaglio. Ma non è la cosa più interessante di queste feste circa Google, quanto l'improvvisa sparizione, e successiva riapparizione dai risultati di ricerca della maggior parte dei siti amatoriali di sesso e pornografia. La cosa ha scatenato un'ondata di commenti estremamente caustici rispetto alla possibiilità di google come promotore di una monocultura per nulla libertaria, anche da personaggi che non sono esattamente degli estremisti di sinistra. 

Nel frattempo, sempre da boingboing, ho scovato un'intervista che confronta due portali di recente lancio, la cui funzione dovrebbe essere quella di far emergere le news più interessanti in una forma capace di aggregare pareri e suggerimenti da una comunità di utenti (un po' quello che indy non è riuscita a fare se non con un collettivo editoriale, nonostante le ottime premesse): da un lato il progetto digg.com (commerciale) e dall'altro il neonato progetto NewsTrust. Quest'ultimo è molto promettente, non solo per la sua natura no-profit, ma sopratutto perché il suo obiettivo è proprio quello di aumentare la visibilità delle notizie in base a criteri che non sono quelli spettacolari dei media mainstream. Staremo a guardare dove va a finire, nel frattempo il consiglio è quello di provarlo.

Concludiamo questo post un po' caotico e modello cestino di capodanno, con una carrellata sulle previsione per il 2007 (e valutazioni su quelle cannate del 2006 🙂 e una menzione per il Chaos Computer Congress natalizio di quest'anno, che come al solito è estremamente ricco di trucchetti interessanti: purtroppo è fuori dalla mia portata economica e di tempo in questo periodo 🙂

Mentre leggete tutti i link, torno alla mia incazzatura per le vicende di mercato dell'Inter in questo scampolo di festività invernali. 

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Categorie:jet tech Tag:

Il miglior sito di vignette sarcastiche sui nerd

18 Dicembre 2006 1 commento

Beh, glielo devo, considerato che ogni giorno mi fa spanciare dal ridere. Quella qui sotto è quella di oggi. Traduco per i non angloparlanti: "Ogni tanto, appena  sveglio, mi capita di sentirmi chiuso nell'orribile morsa dei punti di vista: 'può anche essere che Firefox sia un gioiello dell'open source, ma alla fine è solo un browser. Non fa altro che mostra pagine di un sito web. Che diavolo ci prende?' Fortunatamente, la morsa allenta presto la presa".

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Categorie:jet tech Tag:

Chiude indymedia, apre il manifesto?

14 Dicembre 2006 1 commento

Se fosse vero sarebbe un grandissimo passo avanti, e non a caso la proposta arriva da Wired, storico luogo di riferimento per le sperimentazioni in campo tecnologico ed editoriale. La notizia la copio spudoratamente dal caro Delfanti (è un po' che non succedeva, così non perde l'abitudine :), ma è molto interessante. Infatti Wired sta discutendo sulle possibili innovazioni tecnologiche ed editoriali da introdurre nella redazione del proprio giornale on- e offline. Pare che gli stati generali del manifesto in corso debbano affrontare anche la questione di come evolvere (anche perché se non si smuovono la morte è certa se non per l'intervento miracoloso di qualche mentore a sinistra (ops, non si può dire che c'è dietro la CGIL?)): la verità purtroppo è che il manifesto è infestato di giornalisti con idee vecchie e senza neanche tanta più voglia di fare informazione, quanto di spingere a destra e a manca questa o quella accozzaglia politica, senza alcuna capacità di discernimento e approfondimento serio sulla realtà. Speriamo che gli Stati Generali non siano l'ennesima riproposizione di uno pseudo-congresso in cui si parla tanto, ma non cambia nulla, in cui per dare spazio a un idea, essa dev'essere figlia della nomenklatura. La speranza è l'ultima a morire, ma con il manifesto ha già passato quattro o cinque volte il traguardo della tomba.

PS: per il momento dal punto di vista online rimangono più indietro di repubblica e corriere di eoni (quando avrebbero potuto surclassarli a suo tempo), dal punto di vista della qualità editoriale e dei contenuti sono molto sotto quasi qualsiasi altro quotidiano e settimanale, tanto che spesso tocca prendere Liberazione per leggere qualcosa di vagamente più interessante, e la cosa in sé dovrebbe far pensare MOLTO.

 

 

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Categorie:jet tech, pagine e parole Tag:

Google scopre i brevetti

14 Dicembre 2006 1 commento

 

Oggi google lancia finalmente la beta del suo motore di ricerca sui brevetti. La notizia rapidamente fa il giro del mondo perché dovrebbe consentire con un interfaccia immensamente più amichevole del sito dello USPTO (US Patent & Trademark Office), che sembra essere studiato per impedirti di trovare le informazioni che cerchi. Per ora il sito indicizza solo i brevetti americani e non quelli internazionali, ma si presume che le intenzioni del colosso di Mountain View siano quelle di indicizzare tutti i brevetti possibili. La speranza è quella che uno studio sistematico sui brevetti con adeguati strumenti matematici possa evidenziarne l'assurdità strutturale, ma penso che per questo dovremo aspettare ancora molti anni. Intanto accontentiamoci di poter smentire molte delle stupidaggini che vengono scritte circa i brevetti da coloro che li vogliono difendere in maniera totalmente aprioristica.

 

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