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Posts Tagged ‘vittoria’

Inter in Wonderland: tangled and released

9 Gennaio 2011 Commenti chiusi

Nella giungla si fa fatica a muoversi, bisogna rimuovere fronde, liane, rami a ogni passo, guardarsi attorno per non subire agguati, restare all’erta. E questo costa tanta energia. E in campo si vede. La squadra zoologicamente c’è. Ma i minuti nelle gambe e gli anni sulle spalle si sentono. Anche con un Eto’o in più e un Pandev in meno. La palla scotta tra i piedi e il primo tempo non facciamo tre passaggi di fila. Nonostante questo in 45 minuti non si vede un tiro in porta che sia uno, Catania chiuso e pronto a ripartire, Inter in attesa di tirare il fiato. Però si contano 3 colpi di tacco. Ormai un must per l’Inter brasileonardiana. Sorbole!

Inizia il secondo tempo e Leopardo sposta il Drago che ansima come se avesse appena finito un chi-loom di 8 metri più indietro e avanza il Cuchu, e poco dopo toglie Ghiru – comunque ancora positivo – inserendo il Bradipo Panda, che continua a fare al massimo passaggi a un metro e mezzo e cercare falli che a Catania dopo i torti subiti dai rossoneroazzurri non ti fischieranno mai. E’ la mossa giusta anche se prendiamo subito gol dopo tre rimpalli in cui i primi sul pallone dentro la nostra area sono sempre gli avversari.

E’ la mossa giusta perché dopo aver preso lo schiaffo del gol, la squadra si stringe a coorte e il Cuchu si trasforma temporaneamente in una Mangusta segnando sapido i due gol che ci portano al vantaggio. Se non fosse per la solita Udinese che riesce nell’impresa di farsi fare il quarto gol a tempo scaduto staremmo festeggiando ancora di più.

Il Leone si sa che è un animale della savana e non della foresta, ma un minimo di impegno in più dopo 50 giorni di assenza a un milione di euro di salario mensile, non mi sembra una richiesta troppo esosa. Bisogna capirlo però: non è più l’unico attaccante considerato in rosa. E’ spostato un po’ dietro il Principe – ancora in pesantissimo ritardo di condizione. Vedi di correre come sai fare tu, manco ti avessimo chiesto di fare il terzino… Il Facocero è in risalita, ma evidentemente in difficoltà fisica. La difesa fa il suo al meglio delle sue possibilità, e anche il Gatto di Marmo tra i pali fa il suo mestiere egregiamente.

La cosa che mi rende più felice è l’esordio della Ranocchia e la vittoria di grinta. Per il resto la fatica si vede. Soprattutto in mezzo al campo. E la squadra si regge sui nervi e sull’orgoglio. C’è bisogno di una pausa. Mercoledì dentro riserve e giovani: se si vince così bene, altrimenti pazienza. A volte bisogna fare delle scelte. E questo è il momento delle scelte irrevocabili. Intanto godiamoci il piccolo passo avanti in classifica ottenuto su un campo veramente duro.

Inter in Wonderland: Welcome to the Jungle!

7 Gennaio 2011 1 commento

Lontani i verdi campi elisi della Terra dei Cachi, remote le viscere della terra ottenebrate dalla nebbia e dall’umidità del purgatorio del volger dell’anno, il prode Leopardo dalla schiena ritta trascina i nostri beneamati nel loro ambiente naturale: non più omelie e salamelecchi, pelosi elogi e viziosi panegirici, ma l’azione, nient’altro che l’azione. I proteiformi eroi nerazzurri indossano i panni delle belve e attirano i poveri pulcinella un po’ impettiti per un campionato al di sopra delle aspettative (e grazie a svariati gol oltre il 92esimo) e che fanno della corsa e dell’agonismo la principale qualità nella giungla più fitta.

Qui finalmente in mezzo alle fiere ritroviamo, ed è la notizia più lieta, il Principe della Foresta: si muove come un tempo, scatta come un tempo (almeno per 70 minuti) e poco manca che la butti in fondo al sacco come un tempo. Ma i tifosi interisti sanno aver pazienza. Anche perché avere come compagno di reparto il Bradipo Panda, capace di partire con dieci metri di vantaggio su Piolo Cannavaro e di arrivare un secondo in ritardo sul difensore al pallone, trasforma il recupero della perfetta forma in un impresa francamente improba. D’altronde si sa che i Panda priviligiano svaccarsi su una pietra con in bocca un bastoncino di bambù, troppo pigri anche solo per essere carnivori (sono sempre orsi, anche se la loro dieta tradisce qualche piccolo problema di dinamismo).

Dietro alle due punte finalmente il pesce preferito per giocare nel trito campionato del Paese-che-non-c’è, il luogo a cui fa bene che i nostri cugini biretrocessi vincano, per diktat del padrone della ferriera: il rombo. Ei fu. Un Drago Stankovic a pieno regime e scatenato su tutto il fronte, il Sindaco Motta, ormai noto come la Mangusta, la Volpe glabra Cambiasso e il Bue d’Acciaio, il nostro infaticabile capitano, che ancora un po’ dopo l’ennesima discesa piazza un diagonale millimetrico che rischierebbe di avviare anzitempo i lavori per il nuovo stadio. Io per primo avrei iniziato a smontare le gradinate per portarmi a casa un souvenir di una serata in cui avviene cotanta azione.

In difesa davanti a un’improbabile Gatto di Marmo con il nome di Castellazzi, legato con liane e rampicanti ai tronchi della porta, un ottimo Ghiru (che non dorme per nulla, aiutato a turno dalla Mangusta o dal Cuchu), un Orco Lucio di proporzioni bibliche, un Topolino Cordoba che compie recuperi impensabili per un 35enne e un Maicon Facocero dalle discese sempre più rade. Nonostante tutto ciò e nonostante la sofferenza ad ogni palla spiovente in mezzo all’area, prendiamo solo un gol quando pulcinella Pazienza si infila come una freccia nella difesa.

Per i napoletani è solo il temporaneo pareggio della rete incredibile che confezionano la Mangusta e il Drago con un triangolo da antologia e sinistro nell’angolino. Dopo il pareggio la canea nerazzurra riprende il controllo della partita, ma sembra faticare a sfruttare al meglio le molte occasioni che si creano, lasciando qualche speranza agli avversari. Proprio dopo tanti moccoli all’indirizzo del Facocero brasiliano, questo compie la sua prima discesa stagionale e scocca un cross perfetto su cui El Cuchu, sapido come una volpe pelata argentina può essere, si lancia come una freccia per il 2-1.

Il secondo tempo ripete il copione del primo tempo: noi attenti, coperti, abbastanza corti, con la difesa bassa e la voglia di ribaltare l’azione. Lasciamo spesso l’iniziativa all’avversario e sui pallone a spiovere tra il Gatto di Marmo e la poca mobilità dei difensori andiamo in difficoltà, senza sbandare. Sul corner che ormai tutti disperavano che il Panda Bradipo fosse in grado di battere, il miracolo: non solo scodella la palla in area, ma il Sindaco Mangusta sale più in alto di tutti e beffa il portiere partenopeo. Partita in ghiacciaia e solo voglia di chiuderla. Ci riusciremo trasformando la giungla nelle sabbie mobili e rischiando di quadruplicare con il capitano e non solo.

Non si può più scherzare: i giocatori ci mettono l’anima, le gambe e il cervello. C’è ancora molto da migliorare, soprattutto in fase difensiva e davanti con un Pandev inguardabile nonostante gli sforzi che fa per non sembrare un ex atleta. Alcuni uomini sono ancora a mezzo servizio, ma si vede che è cambiato il modo di affrontare gli impegni. Se serviva che Benny se ne andasse per vedere tutto ciò, viva l’esonero. Per ora la formazione la fanno i senatori, ma servirà cambiare per crederci.

Coppa del Nonno per Club: Pentacampeones Intercontinentali

19 Dicembre 2010 1 commento

Il 2010 si chiude sul campo di Abu Dhabi, nella prima finale intercontinentale con tra i protagonisti una squadra africana, l’Onnipossente Mazembe. Che non vince, ma segnerà per sempre una data storica. A vincere il quinto titolo nell’anno solare è l’F.C. Internazionale di Milano, la squadra dei sogni di ogni bambino di fede nerazzurra. Un ultimo regalo, una gioia da custodire per gli anni che verranno, felici o meno che siano. Siamo rientrati prepotentemente nella storia mondiale del calcio. Dalla porta principale. E con pieno merito. E toccherà solo a noi decidere se rimanerci o meno.

Nella serata della festa, non conta parlare della partita. Di come è stata o di come avrebbe dovuto essere, dei gol mangiati da un giocatore e da quelli fatti incredibilmente da un paio di altri. Conta solo festeggiare. Per razionalizzare, per criticare, per elaborare, per pianificare ci sarà tempo. Abbiamo attraversato pianure desolate di sconfitte e di bruciante scherno, foreste di furti e di soprusi, eoni di tregenda e di beffe all’ultimo secondo. Quel tempo però non è più. E’ il passato. Il presente è di altra foggia. Godiamoci l’attimo fuggente.

Perché nostri sono i colori del cielo e della notte, nostra è l’ennesima avventura che comincierà domani, nostro il fuoco della passione di quella che si è conclusa oggi. E’ nostro il diritto di gioire, nostri i meritati elogi e il meritato epilogo di 365 giorni infiniti, nostra la catarsi di decenni di amore sconfinato e corrisposto. E quel sentimento di totalità che solo l’aver attraversato insieme oceani di ingiustizia e di leggenda possono forgiare. Perché per noi, per quelli che vestono la maglia nerazzurra, c’è solo l’Inter!

Aux armes citoyens, formez vos battaillons! marchons, marchons! Qu’un sang impur abreuve nos sillons!

Coppa del Nonno per Club: l’alfabeto dell’amor(t)e

16 Dicembre 2010 2 commenti

A come Assist: la cosa più bella della partita, quello di Milito per il Capitano che segna un gran gol.

B come mazemBe: come dite? non inizia per B? Provate a pronunciare il nome della squadra africana e vedrete che è la consonante che ha più personalità.

C come Coreani: e come serie C, quella in cui giocherebbe il Seongnam se fosse una squadra italiana.

D come Deki: migliore in campo, piazza la perla che spiana la partita ed è forse la cosa minore che gli si può attribuire nei novanta minuti.

E come Eto’o: dov’è il trascinatore dei mesi scorsi? Ti sei riposato e ci hai lasciato senza punta per tre partite fondamentali di campionato, in questi match internazionali devi fare di più.

F come Fabbri: quelli che abbiamo incontrato stasera e quelli che incontreremo sabato.

G come Giocatori: in campo ci sono i titolari. Non si vede ancora molto, ma si sente.

H come… acca?

I come Intelligenza: sarà questa che ci ha fatto finalmente abbassare la difesa e giocare con meno dispendio e corse a vuoto? Me lo auguro, ma in ogni caso è un cambiamento che molti sollecitavano a gran voce da tempo. E stasera se ne sono visti i motivi.

L come Lentezza esasperante: quella della squadra e della partita in generale; più che alla Coppa del Nonno per Club mi è parso di vedere un match tra dopolavori ferroviari. Con tutto il rispetto per i ferrotranvieri.

M come Milito: è tornato; segna un gol tutt’altro che facile, ed è uno dei pochi che può accampare la scusa della scarsa condizione dovuta al rientro da un lungo terzo infortunio.

N come Nulla: il contributo alla serata dell’ex Bambino d’Oro Santon. Che tristezza.

O come Opportunismo: quello avuto dall’Inter questa sera, minimo sforzo, massima resa.

P come Padaver: un cadavere inguardabile in ogni zona del campo e senza alcuna attenuante.

Q come Quando cazzo la smettiamo di avere un infortunio a partita?

R come Ritorni: quelli di JC con una gran parata sotto la traversa, del Principe con un gol, in attesa di quello di Maicon, che nonostante i suoi tanti difetti serve come il pane a questa (sottolineo il dimostrativo) Inter.

S come Sfiga: io non sono un esperto di fisioterapia, non sono un tattico, non sono un cazzo di niente. Ma sono un’autorità in fatto di sfiga. Ed è innegabile che Benny ne sia portatore (non so quanto sano). Dopo 1,5 minuti perdi Sneijder per entrambi i match, se non ci sono errori ed è solo sfortuna, comunque da qualcuno dipenderà questa attenzione della zitella bendata. E che cazzo.

T come Terremoto e Tragedia: più o meno il valore tecnico-tattico della partita di stasera.

U come Un solo cartellino giallo per i coreani: si vede che tra paraguayani e argentini non corre buon sangue.

V come Vendetta: Trap, ti abbiamo vendicato noi. Te lo meritavi.

Z come Zanetti: come non concludere con il nostro Capitano, autore di una prestazione maiuscola e di un gol mondiale. A 37 anni avrebbe molto da insegnare a chi crede che giocare nell’Inter sia un atto dovuto e non un privilegio per pochi.

Inter in Wonderland: Dio benedica i mediocampisti!

28 Novembre 2010 Commenti chiusi

Entriamo in campo con lo stadio mezzo vuoto e uno striscione lapalissiano: “scusate, siamo ancora a tavola…”. Seguito da un ben più gustoso: “Abete, vecchio rimbambito, l’amaro ce lo offri tu?”. Un po’ di verve non guasta mai, anche perché il midday match senza stadi all’altezza è solo una levataccia camuffata. La verve la vorremmo vedere anche nelle gambe e nella testa degli 11 in campo, ma i primi 10 minuti sono horror vacui allo stato puro: dietro la solita sessuagenaria difesa Cordoba-Lucio-Matrix-Zanetti con esterni del 4-4-1-1 Santon da un lato e Biabiany dall’altro. Punte Sneijder e Pandev. Nessuno di questi vede la palla per almeno una decina di minuti, nei primi tre dei quali il grande ex Valdanito ce la piazza su cross di un Angelo che sembra Garrincha – per dire come stiamo conciati – e sul piazzamento tipo subbuteo dei nostri centrali di difesa e del portiere.

Benny fa la prima mossa giusta in svariate settimane – escluso mercoledì sera: Santon arretrato a terzino dato che da ala non riusciva a scartarsi neanche da solo, Cordoba a sinistra e Zanetti a dare un po’ di aiuto al centrocampo, dove Giovinco-Candreva-Angelo sembrano il trittico dell’Ave Maria destinato a fare a fette il nostro centrocampo tutta la partita. Fortunatamente però è la giornata dei mediocampisti: Deki mostra che la rabbia è tutto quando le gambe e la testa non girano, spinge, strappa palloni, e alla fine trova due gol simili che portano l’Inter in vantaggio. Poi continuiamo a spingere: calcio d’angolo di Sneijder, spizzata di testa e Cambiasso triplica. Sembra non dico di tornare a vedere la vera Inter, ma almeno dei giocatori con la voglia di vincere.

Ci vuole poco per perdere di nuovo la testa e Matrix confeziona l’ennesimo errore individuale di questa sua fine di carriera (che tutti speriamo avvenga in tempi molto più rapidi del previsto, altri sei mesi non so se possiamo reggerlo): per cento volte ha sparato la palla a 50 metri di distanza, ma per questa volta decide di toccarla piano proprio sui piedi di Crespo che non si fa pregare e ci infila una seconda volta. Fine della prima parte, inizio della seconda parte.

Santon non rivede il campo, giustamente, ormai relegato a bambino viziato che è convinto di essere arrivato dopo la maglia da titolare di due anni fa contro il Manchester. Da domani banchetti nerazzurri per proporne la cessione della metà nell’ambito dell’affaire Ranocchia: un po’ di gavetta in provincia non gli farebbe che bene. Dentro Natalino, un primavera dai piedi buoni e dalla tranquillità olimpica che aiuterà la squadra a correre un po’ di più e a mettere in cassaforte il risultato (nonostante un errore marchiano nel primo affondo del Parma sulla sua fascia che però finisce sui piedi di Castellazzi). Purtroppo l’inizio del secondo tempo è molto simile al primo: molli molli molli. E il Parma ci infila sempre sulla fascia con Candreva e Angelo che sembrano farsi beffe di due senatori come Cordoba e Zanetti più e più volte. Per fortuna i parmensi sparano il possibile pareggio sul palo. Sugli spalti si conferma il pronostico: o ne facciamo altri due, o la pigliamo in saccoccia.

Per venti minuti c’è quasi solo il Parma. Davanti Sneijder sembra un fantasma e Goran Pancev non tiene un pallone neanche se gli danno un retino per farfalle. Incredibile come non riesca ad azzeccare un movimento che sia uno, ma forse sta cercando di entrare nel guinness dei primati. Finalmente dentro il sindaco Motta per un positivo anche se come al solito confusionario Biabiany. Magicamente tornano le geometrie e i tocchi di prima a testa alta. Anche Wesley sembra risvegliarsi dal torpore, forse per spirito di competizione da maschio alfa del centrocampo. Tempo cinque minuti e Motta la butta dentro: viene giù lo stadio. Altri cinque minuti e il mediocampista Deki corona la sua prima tripletta in Italia. La partita è finita. Ma c’è il tempo per vedere in campo un disciplinato Obiorah e due parate decisive di Castellazzi, finalmente non più dedito solo a studiare con attenzione la linea di porta per vedere se cambia colore.

Finisce 5-2 per noi. Ma allo stadio abbiamo visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Il risultato che maschera molte lacune: errori difensivi incredibili, scarsissima voglia di giocare da parte di alcuni giocatori fondamentali per l’Inter e involuzione ai limiti della regressione genetica di alcuni giocatori, Pandev e Santon su tutti. Thiago Motta accende la luce. Ma la strada per uscire dal buio della notte è ancora lunghissima.

La Lega dei Citroni: lo scatto del tossico

25 Novembre 2010 2 commenti

Nella prima vera serata d’inverno al Meazza parterre de roi con il sottoscritto, milingo, blanca, kramer, un suo amico a me milito ignoto, rentboy81, e hector pappone scarone. Praticamente il 50% del pubblico di San Siro, come al solito gremito quando si tratta di sostenere la squadra in difficoltà.

In campo Benny mette una novità e già questo fa gioire ogni individuo dotato di intelletto, anche se poi la mossa risulterà non necessariamente utile: il 4-2-4 o 4-4-1-1 a seconda della fase vede come punte in mezzo Sneijder e Pandev con un Eto’o largo e bassissimo a coprire il Capitano e Biabiany a non coprire Cordoba. Nella linea difensiva il più giovane è Lucio, 33 anni e molti cerotti. Poi ci sono un 34enne e due 37enni: si salvi chi può.

Partiamo bene cercando di aggredire il modesto avversario e di buttarla dentro: la nostra verve dura 15 minuti. Un vero e proprio scatto del tossico che cerca di trascinare il cuore oltre l’ostacolo della scarsa condizione fisica e mentale. La fortuna come al solito ci assiste: Sneijder batte la prima punizione decente dall’inizio dell’anno ma prende la traversa; Biabiany tira in porta (!!!) e addirittura va via in tacco lungo la linea di fondo senza che poi la cosa si concretizzi in alcun modo; Pandev come al solito riesce a mirare il portiere anziché le zone vuote intorno, probabilmente a causa di un effetto psichedelico della rete bianca su fondo colorato. Dopo un match con 30 tiri in porta e la miseria di un gol, è obbligatorio chiedere una deroga sulla larghezza della porta avversaria. Anche perché siamo in una serata in cui anche Castellazzi può fregiarsi di aver fatto la prima parata in nerazzurro, dopo minuti e minuti di inattività attiva e passiva.

Il primo tempo si conclude sullo 0-0, con funesti presagi che fanno scattare in piedi a turno dalla panchina praticamente ogni singolo membro dello staff tecnico: Pellegrino, Baresi e addirittura Benitez. Durante l’intervallo scopriamo l’arcano: il Presidentissimo ha deciso di elettrificare la panchina; bottone rosso, scossa a Benny; bottone giallo, salta Pellegrino; bottone verde, daje Beppe. Almeno hanno finalmente dato l’impressione di voler trasmettere un po’ di grinta alla squadra. All’incirca al 24esimo tiro in porta, su rimpallo, il Cuchu la butta in fondo al sacco, diffondendo l’adrenalina ai 35 tifosi presenti sugli spalti. Anche in campo si assiste a un nuovo picco delle sostanze liberate durante il famigerato scatto del tossico, con un Deki con il fiato corto correre come un ossesso dietro a ogni roba rossa che si muovesse per il campo. Purtroppo oltre allo scatto, abbiamo anche la lucidità del tossico. E la cosa non porta ad avere chance molto nette.

Chiudiamo facendo gli ultimi 15 minuti a sparare via il pallone e a tenerlo lontano dalla nostra area, con un Santon in versione non-so-manco-dove-mi-trovo dentro al posto di un esaurito Biabiany, un Obiorah che riceve il passaggio di consegne generazionali da Sneijder e un Biro Biraghi che entra correndo per tutto il campo pur di toccare il primo proprio pallone in Champions League.

Vinciamo e ci qualifichiamo, secondi grazie a 3 gol presi dal Tottenham tra 89esimo e 93esimo di due partita. Non so se questa vittoria farà il gioco di Benitez, ma certamente fa quello dell’Inter. E per me è tutto quello che conta.

Inter in Wonderland: venerdì di magra (consolazione)

30 Ottobre 2010 Commenti chiusi

Chiunque sa che agli uomini di mare non deve essere dato da mangiare pesce. Chiunque. Tranne evidentemente il cuoco e il dietologo dell’Inter, che in un impeto di ortodossia religiosa decidono nel giorno di un match tanto importante per i nostri corsari spompati di fornire solo di pagasio e altre amenità di carne bianca ai nostri eroi. I risultati si vedono subito: la carenza di ferro, emoglobina e proteine rende i nostri arrembanti pirati confusi e privi di lucidità, malinconici in un certo senso. L’unico che – da buon musulmano – si spiana un intero rotolo di carne tritata e compattata di quelli che si usano nei kebabari di ogni città che si rispetti, condito di cipolle intere, patatine, salsa yogurt e salsa piccante è il nostro disprezzatissimo Calimero. Nessuno si rende conto di quanto questa sua diversità religiosa sarà determinante nella serata di Marassi.

Il buon Calimero è infatti obbligato a prendere posizione sul ponte di comando già al ventesimo minuto al posto di un Pelato Mastrolindo a cui la carenza di fibre muscolari di animali non nuotanti nella pancia causa l’ennesima ricaduta muscolare. Nella confusione generale di una battaglia marina che si preannuncia amara per i nostri colori, Calimero spara un bolide centrale e di facile presa, ma o’Animalo, il portiere dei grifoni al posto degli artigli sfodera una delle zampe palmate, lasciando scivolare la palla in rete.

Il resto dei novanta minuti prosegue tra conati di vomito dei nostri novelli pirati con il mal di mare e quelli dei solidali rossoblù: i nostri eroi non riescono a raggiungere il castello di poppa avversario manco se avessero a disposizione 270 minuti; i nemici affonderebbero la nave della beneamata neanche con l’ausilio di una decina di catapulte. Facciamo in tempo a perdere anche Julio Manolesta per l’ulteriore postumo dell’assenza di carne rossa nella dieta del giorno e a concludere la partita assediati con una difesa a cinque come neanche il peggior Castel di Sangro.

Diciamocela tutta: una partita di merda, vinta immeritatamente, con interpreti veramente al di sotto delle loro possibilità, tranne poche sufficienze e nulla più. I tre punti erano fondamentali, ma siamo inguardabili. E l’impossibilità da parte di Benny di imporre all’Olandese Volante di scendere sulla linea dei centrocampisti e di non piazzarsi a sbagliare assist e palloni in serie a ridosso delle punte sta diventando imbarazzante e non aiuta. Per non parlare di un Bambino d’Oro che non riesce a recuperare palloni che vengono spazzati da Totò che corre di gran carriera lungo tutta la fascia. Difficile non ammettere che le perplessità iniziano a superare il credito accordato a Benny e alla squadra tutta. Ma come tifoso posso solo arrivare a fine serata senza voce. Il resto non dipende da me

La Lega dei Citroni: impressive, innit?

21 Ottobre 2010 5 commenti

Di fronte a 50mila spettatori di cui almeno 10mila inglesi gli eroi nerazzurri mostrano quanto le fiabe male si prestino a trasformarsi in narrazioni piratesche: anziché i sanguinari marinai senza pietà e rispetto per niente e per nessuno, i nostri soffrono la loro indole sostanzialmente generosa, interpretando il ruolo dei corsari dal cuore d’oro.

In campo la formazione standard con coppia di centrocampo Tredita-Duracell e come esterni Totò il Mozzo e l’Iguana delle Polene. Pronti? Via: discesa fulminante del Capitano, scambio con Totò il Mozzo ed il Leone dei Mari, destro a giro e gol. Due minuti e siamo già sopra. Passano cinque minuti in cui gli Spurs non vedono mai il ponte avversario e l’Olandese Volante scodella una palombella su cui si fionda l’Iguana delle Polene, che viene abbattuta dal portiere avversario: rigore ed espulsione come da regolamento. Le già scarse schiere avversarie si indeboliscono in 10 e senza il più talentuoso tra le loro fila, Modric. Il Leone degli Oceani realizza senza alcun dubbio.

L’arrembaggio si mette al meglio: Totò e l’Iguana fanno i tagli giusti, Tredita con Duracell e l’Olandese seminano il panico a centrocampo, il Leone distrugge i centrali difensivi avversari diffondendo sangue e budella sul legname della nave nemica. Altri quattro minuti e Tredita sfoggia la fiammata del Drago infilando gli Spurs per la terza volta. Seguono combattimenti corpo a corpo a non più di 20 metri dalla porta inglese, fino al 35esimo quando il Leone di Mare segna anche senza volerlo. Partita finita, ma messe di occasioni da gol per i restanti 10 minuti. Impressive, innit?

Nel tunnel durante l’intervallo gli inglesi chiedono pietà e i nostri corsari dal cuore di pastafrolla si fanno abbindolare. I nostri eroi non riconoscono la viscida manovra avversaria anche quando approfittando del momentaneo panico scatenato dall’uscita dal campo di Tredita, Bale segna il 4-1. Per dimostrare la propria superiorità i nostri eroi presidiano il campo avversario, rischiando anche di segnare in scioltezza. E quando pensano che sia tutto finito, ecco la coltellata nella schiena: Bale ne fa altri due tra il 90esimo e il 92esimo, quasi realizzando i sogni dei tifosi inglesi che cantano da mezz’ora “We’ll win 5-4”. Parafrasando Julio Cesar: “Hai rotto il cazzo, brutto infamello figlio di Albione!” Impressive as well, innit? Impressionante l’incazzatura sugli spalti, con immediata proposta di mandare a quel paese questa versione buonista del fair play, e fermarsi solo dal 10 a 0 in avanti, se mai dovesse ripresentarsi una simile occasione.

Per fortuna si è scoperto presto che era semplicemente una delle astute mosse di mercato del nostro Direttore: non potendo permettersi l’esterno sinistro, una tripletta farà schizzare talmente in alto la sua valutazione da non valere neanche il rimpianto. Diavolo di un Direttore! E noi che pensavamo a un brutto episodio di sufficienza e deconcentrazione, per fortuna senza conseguenze dato che portiamo a casa i tre punti e il primo posto nel girone, ostentando, a parte gli ultimi folli, pazzi, generosi (verso gli Spurs) cinque minuti, grandi giocate e grandissima personalità. Dopo anni in cui la musichetta ci causava scossoni intestinali senza soluzione di continuità, già questa novità non può non essere fonte di entusiasmo per ogni tifoso interista.

Inter in Wonderland: il narco-castello

18 Ottobre 2010 1 commento

Arriviamo sull’isola inondata di luce e di pace. Tutto è silente nei dintorni dello stadio e le due squadre si affrontano su una piana sgombra di vento e di passioni. Sembra di assistere a una foto più che a un evento dotato anche di figure in movimento. Tra le fila nerazzurre tornano a calcare il campo il Capitano Duracell e la coppia difensiva Muro-Orco, mentre davanti il Leone è affiancato dai soliti giovani virgulti. Il Castello è sorvegliato dagli unidici titolari rossoblù, con qualche qualità, ma non troppe, giusto per non esagerare.

La partita si snoda senza sussulti, mentre i nerazzurri lentamente avvolgono le mura medievali e i merli degli spalti in una fitta ragnatela: dopo aver bloccato il castello, passano agli spalti, ai tifosi, allo stadio intero, all’isola. Anche il mare sembra essere diventato una lenta e piatta superficie oleosa. Lentamente, ogni cosa si assopisce, e quando meno chiunque se lo aspetti, ecco il colpo ferale: il Leone con una finta di corpo che anche al rallentatore sembra velocissima manda a stendere mezza difesa – Astori penso avrà gli incubi con il nostro puntero come protagonista ancora per qualche giorno – e la piazza nell’angolino di precisione e potenza.

Il tempo scorre inesorabilmente. Passano 45 minuti, poi 60. Non succede nulla se non una fortuita traversa di Chivu nella nostra porta (se non ci pensiamo noi a scaldare il match, si potrebbe giocare per altri due mila minuti senza scorgere un’accelerazione significativa di alcun tipo) e una doppia parata di Giulione Manolesta, giù proiettato verso la svolta corsara della nostra saga. Entra il nostro Homo Dribling al posto di Totò che ha fatto una buona partita; entra il Sindaco finalmente di nuovo su un campo di calcio e per scaldare un po’ gli animi anestetizzati dal Narcocastello finge di farsi male dopo appena 5 minuti; entra anche Calimero al posto dell’Olandesina, la notte e il giorno a confronto sulla riga del fallo laterale, praticamente.

Finisce con l’anestetica vittoria nerazzurra. E fin qui tutto bene. Però uno si sarebbe anche stufato di ripetere che “contano i tre punti”. Quando in tempi non sospetti ho sostenuto che il “bel gioco” alla Barça è in realtà una gran rottura di palle, sono stato sbeffeggiato, ma spero che la partita di oggi mi renda merito. Per fortuna che Ciccio punta sullo spettacolo: se fosse stato uno che cercava il risultato a tutti i costi, in una partita come quella di oggi avrebbe potuto solo sfoderare l’araldo dell’eutanasia e farla finita al minuto numero cinque.

Zzzzzzzzzzzzzzzz

La Lega dei Citroni: Wurst mit Kartoffeln

30 Settembre 2010 1 commento

La tavola imbandita con la tovaglia buona a stelle nere e campo argento. Le posate raffinate. I bicchieri di cristallo. Il piatto ampio di un bianco splendente. Gli eroi nerazzurri si riaffacciano al salotto buono del calcio da invitati principali, nonostante le tante assenze e le difficoltà di assetto. Benny schiera il Leone prima punta, cosciente che ai carnivori i wurstel con patate non dispiacciono per niente, da buono chef e buon gustaio.

Non ha paura: in campo due baby ancora non pronti per certi palcoscenici ma almeno uno con numeri ancora da esplorare; in campo due baby a coprire anche chi ha mostrato di subire di più le difficoltà del poco rientro dalle prime linee di Leone e soci.

Pochi minuti e proprio il baby nanetto, Totò, si divora un gol di testa, nonostante sia circondato da salsicce giganti e pesanti il doppio di lui. Si vede che anche in Brasile la salsiccia non viene disdegnata, cibo popolare di grande interesse. Poco dopo è l’Olandesina che si fa parare un gol fatto su assist del succitato nanetto.

La tavola si arricchisce di pietanze teutoniche e il momento per l’irruzione del vorace appetito africano è maturo. Due zampate e la partita è finita. A seguire uno stuzzichino anche per l’Olandesina e il dolce per il nostro miglior attaccante: ogni partita da prima punta, due o più gol. C’è da dire che non vede la porta.

Finiamo la partita con il Castello e l’odiato Driblomane (è una battuta eh!) che esordiscono nella competizione e con il rientro del Bambino d’Oro: fine gara con quattro baby in campo e tanta spavalderia.

Non penso si sia mai vista l’Inter fare una scelta del genere, e affrontare una partita in Lega dei Citroni senza il pannolone. Miracoli di Madrid, del Triplete e anche della voglia di dimostrare qualcosa di Benny. Diamo a Ciccio quel che è di Ciccio. Nonostante l’assurdo incaponimento sul modulo tattico. Magari ha ragione lui. Ma magari no. Comunque io esco felice dallo stadio.