I problemi della scuola – parte terza – un po’ di precisione

14 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Sollecitato dai commenti agli ultimi due post [ parte primaparte seconda ]che raccontano alcune delle disavventure di una scuola secondaria di primo grado della periferia milanese, ho pensato che fosse meglio fare un po’ di chiarezza e raccogliere alcuni suggerimenti. Di certo non raccoglierò i suggerimenti di Anny, una commentatrice che mi pare molto inviperita e in disaccordo con me rispetto a quanto accade alla scuola dove sto insegnando come supplente: con tutti i problemi che ha quella scuola, un consiglio straordinario dovrebbe essere convocato per parlare del mio blog? Mi pare francamente ridicolo. Come ho detto nei commenti: quello che scrivo lo penso e sono stato l’unico a rimbrottare il preside circa la sua scarsa partecipazione alla vita della scuola in un collegio docenti, dopo che nei collegi d’ordine tutti si era d’accordo per farlo senza che nessuno poi avesse il coraggio di prendere la parola. Quindi l’accusa di nascondermi dietro l’anonimato mi pare pretestuosa e anche poco sostenuta dai fatti. Peraltro nei post io ho dato indizi molto chiari su chi io sia, e chi commenta su questo blog ne è perfettamente al corrente, mentre il tuo commento (quello sì) è molto anonimo oltre che animato. Al massimo, Anny, posso concederti che il mio linguaggio si è fatto troppo colorito nel secondo post, cosa a cui ho già rimediato, ma comprendimi, era una giornata no.

Tanto per chiarirsi: l’autore di questi post (e di questo blog) è il supplente di matematica che sta seguendo la prima d della scuola di piazza Gasparri, quello sempre vestito di nero; lo stesso supplente che fuori dai suoi orari di lavoro ha sistemato per due mesi il laboratorio di informatica e aiutato alcuni docenti della Rodari a migliorare il laboratorio informatico di quel plesso; lo stesso che ha sistemato l’armadio della biblioteca di cui si erano perse le chiavi e di cui si voleva far pagare la riparazione ai docenti referenti per la biblioteca anziché usare i fondi della scuola per far intervenire il fabbro; lo stesso che ha messo a posto la stampante e mandato in rete il computer dell’aula insegnanti senza che nessuno (salvo poche eccezioni) si degnassero di dirgli grazie. Posso andare avanti, ma tutti questi episodi mi servono solo a dimostrare che anche se io sono presente nella scuola solo da quest’anno, mi sono messo a disposizione di tutti per rendere la vita nell’istituto migliore, anche al di fuori dei miei orari di lavoro. Forse a te, Anny, è sfuggito. Se poi le mie descrizioni della vita nella scuola non corripondono con la tua percezione sei benvenuta ad aggiungere un altro punto di vista, senza minacciare consigli e altro. Certamente gli anni scorsi sono stati diversi da questi.

Un altro distinguo che mi va di fare rispetto ai commenti di Anny, è che quanto scrivo non vuole essere una generalizzazione. Tra i docenti, tra i bidelli, tra i segretari e le segretarie ci sono persone simpatiche e meno simpatiche, preparate e meno preparate, ma quello che racconto sono fatti accaduti e che vogliono mostrare come i limiti della scuola italiana in questo momento siano molto più complessi di quello che ci vogliono far credere, e sopratutto che le soluzioni della Gelmini e di Tremonti sono antitetiche alla reale natura dei problemi. Con meno fondi andrà tutto certamente peggio, e non viceversa.

Molto più interessante è stato il commento di "doc" che mi esortava a mostrare anche i lati positivi della scuola comasinense. Su questo ha certamente ragione. Come ho anche scritto nel primo post, nella scuola Gandhi ci sono docenti molto dedicati, grazie ai quali e alle quali la scuola sopravvive nonostante tutto. E così ci sono anche parecchie persone del personale ATA senza le quali la vita sarebbe un inferno. E così anche in segreteria (a cui più che altro contesto un certo approccio formalista e non certo le qualità personali del personale che la compone, che conosco troppo poco). Ma la scuola non è solo i suoi lati negativi.

Ad esempio tutte queste persone che lottano per farla sopravvivere hanno un enorme potenziale, che se fosse messo a frutto potrebbe trasformare il brutto anatroccolo della Comasina in un centro propositivo e vivo. Per farlo però non bastano un manipolo di persone, ma abbiamo bisogno di collaborazione e di un po’ di spirito di cooperazione. In questi giorni si è svolta la serata per chiedere alle famiglie del quartiere di iscrivere i loro figli alla media di piazza Gasparri, di fronte a una emorragia di iscrizioni verso la media di Affori e di Bruzzano. Spostare i loro figli non risolverà il problema di come crescono in quel quartiere: anzi se lavorassimo tutti insieme per migliorare la situazione della scuola di piazza Gasparri daremmo impulso a un progetto molto stimolante. Certamente è difficile e a volte scoraggiante il clima nella scuola dove insegno. Ma altre volte vedere tutti insegnanti giovani (tutto sommato! 🙂 e con voglia di fare offre uno stimolo netto a fare di più. Spero che la scuola riesca a raggiungere il quorum di iscrizioni nonostante i bastoni fra le ruote del Comune e delle assenze di quelle figure che dovrebbero più preoccuparsene – come il Dirigente. E anche nonostante le persone che per difendere in maniera un po’ corporativa il plesso di piazza Gasparri (come Anny) vorrebbero tacere i problemi che la scuola  Gandhi esemplifica suo malgrado.

Mi auguro anche che questi miei post, che sono certo scateneranno non pochi litigi al mio arrivo a scuola lunedì, servano a far crescere l’esperienza di quella scuola. Anche se serbo il dubbio che tutto si risolverà in qualche sguardo in tralice, qualche delazione al preside per cercare di farmi avere ingiustificate note disciplinari (fino a prova contraria non c’è il divieto di raccontare quanto avviene a scuola su un blog, se fatto senza diffamare alcuno) e nulla più. Staremo a vedere. Anche se i commenti di altri colleghi non abbastanza abili con il computer per commentare ma avvezzi agli sms mi hanno un po’ confortato sulla natura realistica e non visionaria dei problemi che ho presentato. Alla prossima. Come sempre.

PS: dopo questo post buonista tornerò presto alle cattive maniere, non temete. 🙂

 

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Nelle mani di nessuno: sbirritaggine e il patema del ripetersi

11 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Un anno fa ho scritto una breve recensione di un libro molto interessante, pubblicato da Piemme Editore, a firma Gianni Palagonia, pseudonimo di un poliziotto che raccontava le proprie esperienze in polizia in un romanzo. E’ uscito un suo secondo volume, intitolato Nelle Mani di Nessuno. Fare un buon libro può succedere, ripetersi è molto difficile. E Palagonia non sfugge a questo paradosso.

Il primo libro era molto interessante e onesto, nonostante una certa tendenza a giustificare le forze dell’ordine senza se e senza ma. Il secondo libro di Palagonia è molto meno lucido, forse anche a causa di una fase difficile nella vita privata dell’autore – infilata nel libro con un gusto del patetico (senza offesa, eh!) un po’ ostentato. Molte delle cose che racconta rimangono interessanti, ma questa volta il senso di "orgoglio sbirresco" è molto più stucchevole, il libro è scritto in maniera meno scorrevole, e risente decisamente di più della visione unilaterale di chi l’ha firmato.

Rimane molto interessante non tanto per capire il metodo di indagine della polizia italiana, o le difficoltà che i "poveri poliziotti" incontrano, quanto per la sua presentazione senza veli e senza ipocrisie – questo bisogna riconoscerglielo – della forma mentis dello sbirro, della "sbirritaggine" come la definisce lui stesso. Il libro si può leggere in vari modi, il modo in cui lo leggo io è questo: a fianco di una denuncia chiara dello stato di prostrazione in cui versa la democrazia del Paese (su questo io e Palagonia siamo addirittura d’accordo), affiora chiara una visione del mondo in cui le forze dell’ordine dovrebbero poter avere accesso alla vita privata di tutti, incondizionatamente e senza alcun freno. Ogni legame, per quanto tenue o privo di implicazioni realmente pericolose per la società, deve poter essere sondato, scandagliato, rubato alla vita delle persone civili, sacrificato sull’altare della necessità di indagine, della volontà di potenza contro il crimine. Alcune parti dello scritto di Palagonia potrebbero ben svegliare molti benpensanti che non capiscono esattamente cosa vorrebbe dire affidare ogni aspetto della "sicurezza" del paese alle forze dell’ordine. 

Per sua natura – come dice Palagonia – lo sbirro è portato a sospettare, a cercare il losco anche dove non c’è, a insidiare la vita di chi lo circonda per "sventare il crimine". Lo sbirro che vuole fare lo sbirro è un invasato – anche giustamente se vogliamo – ma pensare che possa agire senza alcun controllo è un pensiero tanto terrorizzante quanto quello che di fronte alla criminalità vera, a quella che concretamente dobbiamo affrontare per le strade, siamo spesso soli o male accompagnati 🙂 E’ evidente che la soluzione di una plenipotenziaria polizia che mi faccia vivere in un mondo pulito pulito non mi convince, e che continuo a pensare che senza una revisione radicale del modo di vita delle persone non cambierà molto e saremo sempre qui a fregarci l’un l’altro o a guardarci le spalle per non essere fregati. 

Palagonia sintetizza in maniera molto cruda sia lo spirito sbirresco che il suo doppio, la vita delle persone nella società moderna. Ma entrambi non sono la cura di nulla, ma solo i sintomi della medesima malattia. Grave per giunta. Palagonia scrive nei primi capitoli del libro quello che ogni poliziotto cerca di mandare a memoria come massima per sopravvivere, traendolo da una bacheca sindacale interna: "L’amore e l’amicizia vanno e vengono. L’odio no. Se hai un nemico, non sei mai solo". E alla fine la vita di Palagonia raccontata nel romanzo segue questo fil rouge, mentre i suoi amori e le sue amicizie vengono ingoiate dal gorgo, lui continua imperterrito ad inseguire un nemico via l’altro.

Tutto vero. La modernità è soprattutto questo. Ma allora non si stupisca Palagonia se per molti il fanatismo di uno sbirro non è molto diverso da quello dei loro nemici. E spesso la realtà è molto più complicata di un banale feticcio come quello di un nemico liquidato il quale tutto sarà come avremmo voluto che fosse. Il contrario sarebbe più comodo e facile per tutti. Anche per me. 

PS: ci sarebbe molto da dire sul libro e se qualcuno ha voglia di ragionarne nei commenti è il benvenuto. Oggi mi sembra di aver scritto solo una parte delle cose su cui avrei voglia di ragionare, e di averlo fatto in maniera imprecisa e incompleta. Prendete il tutto con beneficio di inventario 🙂

Libertà di coscienza? Libertà di fascismo!

9 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

UPDATE: Se esiste un dio laico, oggi si è manifestato. Eluana è morta, mentre nelle aule di un Parlamento bulgarizzato si cercava di usarla per i propri scopi politici. Adesso da un lato si sprecheranno le frasi di circostanza come quelle di Sacconi in Parlamento che ha avuto il coraggio di dire che "ha sempre rispettato le decisioni del padre di Eluana", dall’altro i dietrofront e le ritirate dalla battaglia contro l’attacco che Berlusconi ha voluto portare alla nostra democrazia. Adesso tutto tornerà sommesso e tutti torneranno a fare finta di niente. Come sempre senza spina dorsale. Come sempre senza pudore e senza dignità.

Riprendo la parola sul caso Eluana e su quello che sta succedendo in Italia. Il mio stomaco è colmo di fiele e l’espressione di Roberto mi ha fatto tornare in gola il sapore acido e amaro di quello che provo e della violenza che mi ispira – e che dovrebbe ispirare molti oggi che invece stanno in silenzio o peggio non riescono a provare neanche questo: rabbia, dolore, odio. Che chiama odio, per certo.

Leggo i giornali, ascolto la radio, guardo il telegiornale e sento la stessa cosa. Odio. Disprezzo. Sgomento. La violenza delle parole e delle opinioni. L’ignavia della volontà. Guardo al paese in cui vivo e mi chiedo come sia possibile buttare in mezzo alla piazza una decisione così privata: se io fossi in punto di morte o in uno stato anche lontanamente paragonabile a quello di Eluana vorrei che fosse chi mi ha amato a decidere di quello che mi deve accadere, e vorrei che decidesse di lasciarmi libera. Questa è l’unica libertà che conta. E’ una verità tanto elementare che i fiumi di parole spesi in questi giorni sono un insulto a questa banalità. 

Ma la rabbia non nasce tanto da questo, quanto da tutto il resto. Da quasi un anno ci barcameniamo in mano a una dittatura formale che ha di fatto annullato la separazione dei poteri che da qualche secolo differenzia la democrazia da altre forme di governo e di vita collettiva dal punto di vista politico. Una dittatura formale che può crescere ed autoalimentarsi grazie alla stupidità e all’inerzia di chi l’ha preceduta. In due anni solo due cazzo di cose doveva fare un governo di sinistra: una legge sul conflitto di interessi e una riforma della legge elettorale per ripristinare le preferenze e consentire alle persone di scegliere chi votare (e se lo devo dire io che non voto praticamente per principio… siamo alle cozze). Invece mesi a parlare del nulla, a scassare le palle ai precari e ai poveracci, a rifarsi la cipria per camuffarsi da persone per bene che con la sinistra come la presentano alla televisione non c’entrano nulla. Un branco di poveracci malati di un grave complesso di inferiorità, bambini troppo cresciuti e con in mano un potere che fa più male che bene, affetti dal disperato bisogno di essere accettati dall’estabilishment come parte in causa, non importa a quale prezzo etico o politico. E grazie a questi mentecatti ci ritroviamo con un Parlamento che non serve a nulla se non a ratificare quello che vuole il Governo, e con un Governo che vuole eliminare la Magistratura (non penso di dover dare dei dati in proposito, no?) e ridurre il resto delle istituzioni a mera funzione di ratifica. Una monarchia elettiva, con a capo un pezzo di merda. Perché poi di questo stiamo parlando. Intorno il silenzio.

Tutti zitti. Tutti lì a fare finta di essere dei bravi cittadini che otterrano tutto con il dialogo con il Mostro. Il Mostro morde, brutti deficienti e non so se vi hanno raccontato le favole da piccoli, ma al Mostro l’Eroe non ha mai detto: senti io capisco le tue ragioni parliamone nella tua tana, lascio qui l’armatura e la spada… Tutti zitti. Tutti zitti e accondiscendenti per non essere tacciati di essere contro. Ma chi se ne frega. Sono contro. Molti sono contro tutto quello che sta accadendo. Non ve ne accorgete? No, perché vivete con i vostri stipendi lautamente immeritati, remoti e alieni alla realtà se non quella ovattata che vi costruite intorno. 

E di fronte all’attacco frontale al modo in cui la nostra claudicante democrazia ha finora funzionato (peggio di quanto vorrei, meglio di quanto sarebbe se lasciassimo mano libera a chi governa in questo momento), che cosa fanno tutti? Non parlano del passaggio a una dittatura sostanziale, del fatto che la riforma di cui ora non si parla ma che verrà votata un minuto dopo la legge sul caso Englaro impone alla Magistratura di sottostare alle bizze della Polizia che diventa l’unica depositaria delle decisioni in merito alle indagini, oppure del fatto che il DDL sul caso è senza precedenti perché vuole essere una legge che blocca una decisione del potere giudiziario (come succedeva quando il Parlamento non esisteva e esistevano solo i Re e le Regine). No. Parlano di libertà di coscienza.

Ma quale libertà di coscienza, brutti imbecilli. Quale libertà. Mostrate un po’ di spina dorsale, o levatevi di mezzo e lasciate che sia un governo di un partito unico. Così nessuno potrà fare finta che ci sia qualcosa di diverso tra quanto stiamo vivendo oggi e quanto l’Italia ha già vissuto novanta anni fa. Chi non ha memoria non ha futuro. Brutti maledetti imbecilli privi di coraggio e di intelligenza. 

 

I problemi della scuola – parte seconda

9 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Continuiamo a narrare i problemi della scuola italiana, visti a partire dalla vita vissuta e non come per il nostro Ministro Gelmini a partire dai pregiudizi che ci hanno inculcato e dalle necessità "politiche" del proprio leader (e forse non solo leader… stando a qualche intercettazione piccante).

E’ tempo di scrutini del primo quadrimestre e di presentazione della scuola alle famiglie per l’iscrizione.
Tanto per cominciare agli scrutini il Dirigente non si presenta. Già vi ho raccontato come il Dirigente della mia scuola pare l’esempio perfetto dello statalismo che attira gli strali di Brunetta e ne sancisce il successo. Per pararsi il culo – come è maestro nel fare – ha però fatto consegnare ai coordinatori di classe una delega scritta, in modo da essere formalmente ineccepibile (visto che all’ultimo Collegio Docenti qualcuno ha fatto notare che può sì delegare alcune funzioni ma deve farlo per iscritto). In ogni caso immaginate voi cosa conosce della sua scuola un Dirigente che non va agli scrutini: come farà a sapere quali sono le situazioni problematiche? Per sentito dire? E a giudicare il rapporto tra colleghi o come procede l’attività didattica? Chi lo sa… D’altronde un Dirigente prende 3000 euro al mese per essere "responsabile" della scuola, ma forse sono pochi per fare qualche pomeriggio al mese a capire che aria tira nelle varie classi.
In compenso le pagelle non potranno essere consegnate alle famiglie, consuetudine di lunga data, perché sono documenti ufficiali e non possono uscire dalla scuola. Bene, dirà qualcuno, allora si facciano delle fotocopie e via, no? No. Costano troppo e la scuola non se le può permettere (1000 fotocopie, a 2 cents l’una fanno 20 euro!). Eccheccazzo! Il mondo al contrario.
Passiamo alla presentazione della scuola. Il tira e molla con il Dirigente è durato per una settimana: lui voleva farla in orario di lezione; i docenti, coscienti del fatto che durante l’orario di lezione le famiglie LAVORANO, volevano farle una sera. Il Dirigente dopo essere stato pregato in cinese ha acconsentito ad autorizzare gli straordinari dei bidelli con il monito minaccioso: se succede qualcosa, pagate voi docenti di tasca vostra, perché tutto ciò è fuori regole! Tradotto: non gliene frega niente di presentare la scuola e cercare di salvarla – dato che la maggior parte delle famiglie vorrebbe iscrivere i figli alla vicina scuola di Affori (strano no? Visto che lì funziona tutto così bene!) – ma non vuole rotture di scatole che lo disturbino dalla sua occupazione preferita: i nipotini!
Ormai io spero vivamente che i suoi nipotini finiscano nelle grinfie dei Latin Kings che fanno il bello e il cattivo tempo nella scuola dove andranno a studiare. Così quando la sua ignavia gli si ritorcerà contro, forse si renderà conto di quanti danni ha fatto nel suo piccolo alla scuola italiana e milanese in particolare. Sarà che in questi giorni ho il dente avvelenato, ma la pazienza volge al termine!

PS Ovviamente sui nipotini ai Latin Kings scherzo, che spero non siano dei pischelli a scontare le antipatie che ispira il proprio nonno. Lo scrivo dato che questo blog è giunto alle orecchie di alcuni colleghi e già intuisco come andrà a finire. Che magicamente sono l’unico a pensare quello che ho scritto e che verrà "ostracizzato" per aver lavato i panni sporchi in pubblico. Same old story…

 

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Strano

8 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Mourinho definisce strano l’arbitraggio una volta di più subito dall’Inter. Visto che di una partita conclusa con tre fichi contro zero non si può parlare a lungo, se non per una mezz’oretta centrale un po’ difensivista dei nerazzurri che però hanno largamente meritato, allora parliamo di uno dei miei argomenti più gettonati: gli arbitri. E’ strano in effetti che Ibra per un fallo che ai nostri cugini per ben due volte ha fruttato un rigore da tre punti venga ammonito; è strano che Caserta reo di almeno due falli da dietro molto peggio del "solito" Muntari non abbia visto manco un giallo; è strano che invece durante Milan-Reggina (in cui a onor del vero è stato annullato un gol regolare secondo l’interpretazione colliniana della volontarietà o meno dei falli di mano – che per me dovrebbero essere sempre sanzionati a meno di cataclismi) Flamini faccia due entratacce mortali e non venga neanche ammonito; è strano che Pato e Ariatti possano mandare a fare in culo l’arbitro ripetutamente impunemente, mentre per Balotelli basti mettersi davanti al pallone per ricevere l’ammonizione che gli costa la diffida al derby (peraltro cercata secondo me).

Julio Cesar si rifà della papera con il Torino che lo aveva lasciato affranto con almeno una parata decisiva, anche se la partita sarebbe finita comunque con i tre punti in saccoccia della Beneamata. Santon si conferma ottimo in fase propositiva e ancora un po’ naif in fase difensiva, ma se non si gioca, non si impara. Dall’altro lato Maicon è meno dirompente che prima della pausa natalizia, speriamo sia in piena forma tra due settimane. Al centro Burdisso e Matrix non danno le stesse certezze di Samuel e un difensore qualsiasi a vostra scelta, ma oggi non si fanno mettere in mezzo più di tanto.
Il centrocampo viceversa a Lecce non è pervenuto molto, tanto che spesso le squadre (entrambe) davano la sensazione di evitare le zone che non fossero attacco e difesa. Il Cuchu ha imbroccato una palla in tutta la partita, quella dell’assist per il primo gol, che non è poco, ma da lui ci si aspetta di più. Zanetti anche lui non è in giornata di grazia mentre Muntari e Stankovic fanno faville, il serbo in una condizione che ricorda quella della prima parte del 2006-2007. Figo conferma che da fermo è un gran giocatore: peccato che il calcio si giochi su un campo di 100 metri per 50, o giù di lì.
Davanti Ibra dimostra una volta di più che i suoi giorni sì sono i giorni no per chiunque gli stia di fronte. Lui è quello che deve fare il salto di qualità tra due settimane. Sperem.

A parte le stranezze, non c’è nulla di strano nel godersi questo meno otto dei cugini e quantomeno meno sette dei gobbi schifosi. C’è solo un Walter Zenga, ricordiamolo. Peraltro mi verrebbe da chiudere con una bella frase del Mou in conferenza stampa, che mi ha ricordato quella dedicata ai gobbi due settimane prima del big match contro di loro: "Domanda: Mister il Milan non le sembra la rivale più accreditata con tutta quella qualità? Risposta: il Milan bene… Pato bene, Becks bene… Kakà bene… molta qualità… MA SEI PUNTI IN MENO". Otto, José, otto. 

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Sui morti e sui vivi, verso il passato

6 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Finalmente. Posso dire finalmente. Questo governo (come ho già scritto) è mesi che procede all’indietro nel tempo verso il periodo più buio della storia italiana moderna. Senza remore e senza freni, affrontato solo da una imbelle opposizione di rincoglioniti privi di qualità e da una società incapace di formulare un qualsiasi pensiero critico. Finalmente si apre lo scontro istituzionale che costringe anche i più ignavi  ad accorgersi di come ha funzionato finora il potere in Italia (almeno ultimamente). Un bel mix di mafia e fascismo, moderno, danaroso, senza pudori. Senza paure. E il coperchio è saltato sul corpo di una donna che non vive più da 17 anni, la cui famiglia è sottoposta da mesi a una violenza inaudita, nel compiaciuto silenzio di chi può riempire di questa storia pagine di giornale senza preoccuparsi dell’arroganza di chi amministra il potere politico adesso in Italia. Finalmente tutti non potranno più fare finta che l’unico obiettivo del Presidente del Consiglio è stato, è e sarà farsi gli affari propri incurante del senso della parola "amministrazione del comune". Che a dirlo dobbiamo essere noi che per anni abbiamo sputato su tutto quanto è istituzione e politica di palazzo, vuol dire che i ciechi e i sordi in giro sono davvero troppi. 

Scusate lo sfogo.

 

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ACAB

3 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

ACAB è un libro crudo. ACAB è un libro utile. Sfrondato di qualche parapiglia autogiustificatorio è una finestra aperta senza timore sul mondo degli sbirri. E non aperta da qualcuno che crede di sapere come stanno le cose tra tutori dell’ordine, ma dai poliziotti stessi. I protagonisti sono noti: Michelangelo Fournier, vice comandante del VII nucleo antisommossa a Genova (quelli della Diaz per capirsi) e due comandanti di squadra dello stesso nucleo che non rivelano il loro nome ma usano i loro nomignoli: lo Sciatto e Drago. Più una serie di comprimari tra poliziotti e protagonisti della Roma più nera, nel senso politico del termine. La domanda da cui parte il libro, o forse da cui partono i protagonisti, è la stessa che molti di noi si stanno ponendo da tempo: la ferocia del presente, del mondo in cui viviamo, del Paese che ci circonda, da dove arriva? E soprattutto dove finisce? Cosa succede?
Ovviamente i protagonisti del libro danno una risposta tutta loro, plausibile per la loro formazione e che conferma quello che molti di noi sanno e pensano delle forze dell’ordine, ma che le persone che non setacciano al di là del loro naso spesso scelgono di ignorare: è colpa dell’assenza di una borghesia all’altezza in Italia, è colpa della scarsa formazione liberale, è colpa della ferocia stessa e dell’incapacità di superarla, è colpa di una sinistra che non sa fare altro che giocare di rimessa e piagnuccolare (senza alcun progetto alternativo di società, aggiungerei io).
Altrettanto banalmente la risposta che danno i poliziotti evidenzia anche la nostalgia per l’autorità, per una diseguaglianza che però mette ognuno al posto loro, e manifesta un disagio che se non fossero poliziotti non esiteremmo a definire esistenziale e sociopatologico. ACAB ci fa scoprire che i poliziotti sono dei disadattati, nella maggior parte dei casi, come noi attivisti, peraltro. La grossa differenza è che noi lo sappiamo – nei casi in cui l’intelligenza non ci ha abbandonato – e sappiamo che però il nostro disadattamento è indice dell’immaginazione di qualcosa di diverso da quello che ci circonda. Mentre per gli "sbirri" è un tratto che non viene rilevato, per il quale non c’è posto nella percezione di se stessi, e che quindi snobbato e negletto si trasforma in frustrazione, in origine del mito della banda, della Famiglia.
ACAB ci mostra un lato della ferocia che spesso le persone si rifiutano di vedere, anche quando è sotto il loro naso. Ci mostra un lato della devianza che spesso rimane nascosto dalle infinite giustificazioni di cui gode chi indossa una divisa solo per il fatto di indossarla. Ma è un libro onesto, lucido, che non si nasconde. E’ un libro che merita di essere pubblicato e letto, e per il quale ringrazio non solo Carlo Bonini, ma anche i poliziotti che hanno deciso di parteciparvi, anche se sono certo l’abbiano fatto per motivi molto diversi da quelli per cui io lo apprezzo. Per loro è stata una specie di sessione di analisi, per me l’occasione di dare in mano a qualcuno un oggetto che gli/le faccia attraversare un specchio. Quello della semplificazione con cui si osserva il mondo che ci circonda e i suoi "paladini". Voto: 8

 

In casa Inter è sempre Natale

1 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

La fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo, se poi ci metti un mirino la frittata è fatta. L’Inter entra in campo molle e svogliata di fronte a un Torino imbelle e che farebbe fatica anche in serie B. E la sorte ci punisce subito, facendoci lasciare due punti in regalo ai gobbi e alle merde, e uno in dono ai granata. Il primo tempo passerà alla storia solo per una girata di testa di Cruz che Sereni devia con un tuffo incredibile. Primo segnale dalla sorte: oggi Sereni ha più culo che anima. Poco prima Julio Cesar recupera una palla che stava finendo fuori con calma per tentare un rinvio di mano direttamente sulla coscia del giocatore granata che lo pressa: il portierone brasiliano è in giornata no, e nel secondo tempo lo dimostrerà prendendo un gol che neanche Muslera. Andati sotto e con in campo Figo per Stankovic (speriamo che l’infortunio non sia serio) e Quaresma per un impalpabile Maxwell finalmente verso il 20esimo del secondo tempo ci svegliamo: pressiamo, creiamo e il Torino si rifugia nel contropiede, confermandosi una squadra che non segna neanche senza portiere avversario. I pali, Sereni e la scarsa qualità di Quaresma ci impediscono di andare oltre il pareggio, in una giornata che poteva dare una spallata importante al campionato, mentre invece rischia di galvanizzare i cugini che in caso di vittoria si porterebbero al secondo posto a -6. Che dire? Che ogni partita va giocata con l’intensità di Catania, senza se e senza ma. 

Dei protagonisti: Julio Cesar alla sua seconda prestazione insufficiente stagionale (dopo quella con il Chievo) non può essere l’alibi di una partita approcciata emossionalmente nel modo sbagliato. Santon dietro mostra alcuni limiti, ma a 18 anni si può ancora imparare sia la fase difensiva che l’uso del sinistra, mentre Maicon è vittima della maledizione di Inter100Specialone, che qualcuno cancelli quella maledetta trasmissione. Al centro Cordoba e Burdisso non sfigurano, anche se l’assenza di Samuel si fa sentire. A centrocampo la mossa di mettere Cabelino a me interessava: vuoi che finalmente riusciamo ad avere una fluidificazione di fascia anche da quel lato grazie all’intercambiabilità del brasiliano con il Bambino? La risposta del campo è perentoria, ma forse è dovuta anche alla scarsa forma di Maxwell. Per il resto Zanetti e Cambiasso di quantità ma sopratutto il secondo non troppa qualità, mentre Stankovic risulta ancora la nostra arma migliore, e il suo infortunio è il sigillo della sfiga sulla giornata: speriamo si sia fermato in tempo per rientrare al derby. Davanti Ibra è in una giornata forse (giornate no sono proprio poche), Cruz fa il lavoro sporco come può, Crespo e Figo danno tutto quello che hanno fino all’ultimo minuto e solo il palo nega a Valdanito la felicità di sbloccarsi e a noi la gioia di una vittoria che mi avrebbe fatto godere molto. Quaresma merita un discorso a parte: in serie A, quando ti buttano dentro per dare profondità alla squadra, non puoi risultare così inutile. Soprattutto dopo che sei stato pagato a peso d’oro. Mourinho lo sa, ma giustamente non mette in discussione le sue gerarchie; Moratti lo sa e userà la cosa nei futuri tira e molla con l’allenatore. Sarebbe stato tutto più semplice se el trivela non fosse un pacco.

Ora bando alle ciance e godiamoci una settimana di riposo per preparare la difficile trasferta al Via del Mare e poi il derby. Per come si è evoluta la settimana non abbiamo di che lamentarci, se non con noi stessi. Il tempo per buttare via i punti inizia a scarseggiare. Forza ragazzi, è il momento del forcing per prendere tutto.

 

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Il Vangelo secondo Biff

31 Gennaio 2009 Commenti chiusi

 

La Elliot Edizioni – una piccola casa editrice che ha aperto i battenti nel 2007 ma che sto apprezzando moltissimo sia per le scelte editoriali che per la qualità del loro prodotto – pubblica un altro libro di Christopher Moore, dopo Un Lavoro Sporco. L’autore si conferma una penna molto arguta, di un sarcasmo leggero ma precisissimo, e leggere i suoi libri è un’esperienza rinfrescante. Non mi vengono altri termini. La casa editrice romana potrebbe aver trovato in lui e nelle serie di Nemi e di Lenore due ottimi viatici per la sopravvivenza, e nel caso del simpatico autore statunitense anche un bel colpo editoriale, un po’ come Fforde per la Marcos y Marcos. Moore infatti non è un autore alle prime armi, ma in Italia nessuno ha pensato prima di tradurlo, un errore che la Elliot potrà sfruttare a dovere.
Il libro è piacevole, e nonostante la lunghezza (quasi 600 pagine) scorre via velocissimo, mentre la nostra mente occidentale scruta negli eventi per ritrovare quanto ricorda dei vangeli e del catechismo. Inutile sforzarsi perché le corrispondenze sono poche – per fortuna – e solo accennate. Il punto del libro è ritrovare un po’ di umorismo anche in ciò che di questi tempi  pare fin troppo importante: la religione e i dogmi. Il Gesù di Moore è umano, antidogmatico e concentrato in una sola direzione: rendere l’umanità migliore. Se anche i fedeli delle tante religioni nel mondo si orientassero in questa direzione e avessero lo stesso humour di Moore, forse una buona parte delle guerre e dei disastri che vediamo in giro non esisterebbero. O almeno non avrebbero la scua della religione come paravento per l’avidità e la cupidigia che di solito ne sono il motore principale. Voto: 7,5.

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Una storia già vista: è Sistema Inter!

29 Gennaio 2009 Commenti chiusi

 

La squadra nerazzurra sbarca a Catania per giocare contro una squadra di calcio, contro tutta la città (Lo Monaco il mafioso dixit), contro la stampa e contro gli arbitri e il designatore che ancora non ha sospeso Rocchi che tra un mese vedrà la sentenza del suo rito abbreviato per frode sportiva. L’arbitraggio di stasera ha ricordato pesantemente tempi molto più che bui, di cui anche Rocchi è stato protagonista, e deve essere citato per primo non per sindrome da accerchiamento anti-interista, ma perché ha determinato moltissimo la gara: Muntari prende un rosso al 30esimo, dopo che due minuti prima un giocatore del Catania su Ibra aveva fatto un numero identico senza vedersi fischiare neanche il fallo; nel primo tempo privo di qualsivoglia interruzione significativa (a parte l’espulsione), l’arbitro decreta tre minuti di recupero al solo fine di facilitare il Catania in superiorità numerica, gli stessi che decreterà nel secondo tempo con sei sostituzioni, per dire; i catanesi picchiano come dei fabbri e chiudono la gara con meno ammoniti dei nerazzurri; poi uno gira canale mette sul Milan e vede che Zambrotta cade al 47esimo e da terra cappotta Bocchetti senza veder fischiato né fallo né giallo, e un minuto dopo Maldini stende da dietro Milito lanciato a rete beccandosi un misero giallo. Misteri della fede, o meglio misteri di fede, quello che lecca il culo a Silvio e compagnia cantante.
Parlando della partita sembra un’altra Inter: alla faccia di polemiche e veline, spacchiamo il culo ai passeri, pressiamo, ci inseriamo, e il Catania non vede la biglia. Ci vuole l’espulsione di Muntari, che esce gridando "fascist" e baciando la maglia, eroico, per dare un po’ di fiato ai rossoneroazzurri. Nonostante questo non beccano un cazzo, e Lo Monaco può portare a casa i suoi zero punti senza recriminazioni. Se avessimo questo carattere in tutte le partite saremmo invincibili.

Protagonisti: JC oggi insuperabile, ritrovato; Maicon e Santon delle ire d’iddio; Burdisso e Cordoba in difficoltà quando sono presi in profondità e in velocità, ma ce la mettono tutta; Cambiasso, Zanetti e Muntari pressano ogni palla e recuperano ogni biglia che passa dal centrocampo; Stankovic è in serata, e si vede già al quinto minuto, quando con un inserimento alla Cristiano Ronaldo la butta dentro su cross mancino delizioso di Cruz. Davanti Ibra è in giornata di grazia, e non ce n’è per nessuno. Che dire: bravi tutti. Anche a Cabelino Maxwell che entrando e restando a centrocampo offre alleggerimento al settore arretrato e schianta definitivamente il Catania.
Grazie ragazzi, grazie Muntari e il tuo bacio sulla maglia, grazie di cuore, mi avete fatto godere e avete messo a tacere vedove, nostalgici, e merde di ogni genere. Dobbiamo essere più forte di tutto e tutti, se sei nell’Inter devi saperlo. E voi oggi lo sapete.
 

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