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Archivio per gennaio 2007

Il cielo di piazzale Loreto

29 gennaio 2007 Commenti chiusi

Milano è una città a pianta circolare, come molte città che hanno attraversato il medioevo. Orientarsi a Milano non è difficile, basta capire quali sono gli anelli che la circondano dividendola in strati, e quali le direttrici di fuga dal centro verso la periferia, omonime ai cunei che riversano nella città tutto ciò che le circola attorno.

Corso Buenos Aires è una di queste direttrici: taglia la città a partire da piazza San Babila dritto fino a Sesto San Giovanni, una specie di lama che collega ironicamento la ex Stalingrado d'Italia, le sue fabbriche vuote da decenni, i suoi stabilimenti che sono stati fonte di tubi innocenti per decine di occupazioni e di nascondiglio per centinaia di persone e migranti, con il centro nevralgico del pensiero economico italiano, nei pressi del quale si aggira anche la giustamente vituperata sede di Confindustria.

La storia di corso Buenos Aires (un tempo Corso Loreto) è abbastanza lunga, e data almeno dall'inizio dell'800, quando era il viale di arrivo delle personalità dalle zone orientali italiane, che entravano a Milano attraverso la Porta Orientale (già Porta Venezia). Piazzale Loreto fino alla metà dell'Ottocento non è niente di più di uno svincolo autostradale (fatte le debite proporzioni) e si chiamerà Rondò Loreto fino al 1904 (identificando più che altro le poche case intorno allo svincolo stesso). Nel 1904 assume il nome che porta tuttora (nonostante le simpaticissime proposte di Zecchi di rinominarlo Piazza della Concordia, con dubbio gusto storico), ed è per il primo novecento il teatro di partenza della manifestazione sportiva più importante d'Italia, il Giro d'Italia. L'evento per cui è più noto è l'esposizione al pubblico ludibrio del cadavere di Benito Mussolini e di Claretta Petacci, insultato e deriso dalla folla per giorni prima al suolo e poi a testa in giù da un traliccio di una pompa di benzina dopo la sua morte fino alla sepoltura. Un evento barbaro che ha risposto alla barbarie che il Duce ha prodotto e coltivato nel nostro paese, per il quale non si vede la necessità né di pentimento nè di riappacificazione, con buona pace dell'esteta Zecchi e della sua concordia. Ovviamente nessuno ricorda che il suo cadavere fu esposto lì dal colonnello Valerio o chi per lui in ricordo della strage di Piazzale Loreto, una rappresaglia contro i partigiani per cui nessuno è mai stato né punito né particolarmente biasimato.

Milano è una città difficile, ma al contrario di molte altre capitali europee non perdi mai di vista il cielo, una distesa che più spesso ti ricorda tutto ciò che è accaduto sotto di essa, piuttosto che darti quella sensazione di libertà che l'atmosfera terrestre è abituata a garantirti in luoghi meno feroci della metropoli.

Il cielo sopra piazzale Loreto è una specie di indicatore della vita quotidiana della città: non è il cielo del centro, o quello abbandonato durante il giorno e nascosto durante la notte dei quartieri dormitorio, ma il cielo che osserva l'affannarsi quotidiano di una città sempre troppo indaffarata per cogliersi, o a volte talmente concentrata nel pensare da non riuscire a muoversi.

 


 

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Enter Fernando

Piazzale Loreto.
La parola di Milano è grigio.
Il cielo è una distesa non uniforme: dal pallore del cielo quasi bianco verso via Costa, in direzione nord-nordest, fino al grigio scuro delle nubi cariche di pioggia che evaporerà o si trasformerà in pasta grigiastra prima di toccare il suolo nella zona centrale, in lontananza verso sud.
Il piazzale è teatro di un costante carosello di macchine, clacson, insulti, infrazioni.

Doveva essere un luogo più divertente cinquanta o sessanta anni fa, quando al posto delle macchine c’era una ressa di persone che finalmente si gettava alle
spalle vent’anni di merda e violenza.
Milano sembra non cambiare mai: ti accorgi che è estate da un lieve mutamento della temperatura. Appena la conosci pensi che sia una città piatta nel suo grigiore umano, oltre che visivo, uditivo, sensitivo. Poi ti rendi conto che Milano può raccontarti qualcosa a ogni angolo, a ogni svolta del tuo senso di marcia, e spesso anche indipendentemente dalla tua voglia di restare fermo e immobile, in pace con il resto del mondo che ti circonda.

È solo dopo questa fase che capisci che Milano è come una specie di magma che continua a travolgerti.

Fernando cammina lentamente e senza fretta lungo il marciapiede di via Porpora. La giacca scura ordinata e pulita, la camicia bianca dal taglio anomalo, simile a una T-shirt, il pantalone elegante e le scarpe lucidate di fino. Dalle maniche della giacca spuntano due mani che non vanno per il sottile: le dita corte e arrotondate sulla punta, ruvide, si inseriscono su palmi ampi e solidi, segnati dal tempo e dalla fatica. Delle mani che riducono rapidamente a zero ogni discussione.
Il collo largo e muscoloso è proporzionato al suo fisico massiccio, non troppo alto, e sostiene una testa squadrata e accuratamente sbarbata. Fino ad arrivare ai capelli grigi ben tenuti e corti, e al cappello a tesa larga scuro calato in testa nei periodi più freddi dell’anno. Ogni particolare di Fernando parla
di un uomo che tende a non tergiversare e a concludere in fretta ogni questione.
Oggi non fa freddo. Il viso rugoso e invecchiato di Fernando cerca di raccogliere nei canyon della pelle ogni alito di vento che allevi la caligine milanese.Arriva fino al piazzale e si ferma a osservare le nubi che si addensano su Isola e sulla Centrale, rendendosi conto, grugnendo, che non ha né ombrello né impermeabile, e che se piove sarà costretto a comprare un trabiccolo da dieci euro da qualche cazzo di immigrato che magicamente comparirà al primo angolo di strada dopo dieci gocce.
Qualche volta gli è venuto il sospetto che si nascondano in ogni tombino pronti a scattare con i loro ombrelli e le loro facce allenate a ispirare compassione nelle vecchiette e in una manica di rincoglioniti. Altre volte che siano proprio loro a evocare la pioggia con una qualche cazzo di stregoneria sciamanica
ereditata dal paese d’origine. Quasi sempre, quando si sofferma a pensarci, si rende conto che, con tutta probabilità, alla prima nuvola questo esercito di disperati si scapicolla su e giù per Milano per farsi strozzinare una fornitura di ombrelli che non riuscirà a vendere e che gli renderà la vita solo più miserabile. Non riesce proprio a capire perché lo facciano.
D’altronde, un motivo c’è se lui fa il lavoro che fa e loro fanno i vu cumprà o i lavavetri, si ritrova a concludere, mentre guarda le macchine attraversare
il piazzale.
Scosta leggermente la giacca dalle tasche dei pantaloni e ci infila le grosse mani per tirarne fuori una sigaretta senza estrarre il pacchetto. L’accende aspirando a lungo.
“In questa città del cazzo non si ammazzano mai” pensa quasi ad alta voce. Scazzano, trafficano, spacciano, si menano, sbraitano, ma non si ammazzano se non
per una coltellata o un colpo di fucile partito quasi per sbaglio. Nessuno cerca mai qualcuno per ammazzare qualcun altro.
Non lo fanno i delinquenti della periferia, non lo fanno i ricchi annoiati, non lo fanno neanche gli sbirri.
Che città di merda per fare il sicario…
L’unica città in cui con un mestiere così sei praticamente un disoccupato in pianta stabile. “Le mie solite idee del cazzo.”
Fernando prende un’altra boccata dalla sigaretta e si avvia lungo corso Buenos Aires senza una meta precisa. È ancora all’altezza della Feltrinelli, che lui
si ostina a chiamare Ricordi, come tutti l’hanno chiamata per almeno una decina d’anni prima che diventasse una libreria con un’immagine di sinistra, quando
squilla il cellulare.
Lavoro, spera. E per una volta tanto il suo intuito non lo delude.

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Monocromatica disponibile in libreria e online

29 gennaio 2007 Commenti chiusi

 

Il gran giorno è giunto: da oggi potete comprare Monocromatica, il primo libro del duo blackswift, in libreria. Devo confessare che mi viene solo da ridere. Ovviamente se lo desiderate potete scaricarlo direttamente dal sito degli autori in formato pdf o rtf. Stiamo cercando di organizzare qualche presentazione con il solito fioretto di non farle nei centri sociali (scusate, ma mi sono ampiamente stufato e uscire dal ghetto ogni tanto non è una cattiva idea, soprattutto in sto periodo asfittico), e soprattutto stiamo cercando di continuare a pubblicare cose sia sul sito di blackswift che sui nostri blog, in una sorta di versione "esplosa" del libro e delle sue fonti di ispirazione urbana :).

Spero vi piaccia e vi divertiate a leggerlo tutto d'un fiato.

 

 

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Ricette per una cultura pop possibile

29 gennaio 2007 Commenti chiusi

 

Gli scritti di Wu Ming sulla cultura pop sono un'influenza abbastanza solida nel mio umile panorama di riferimenti culturali. Non a caso il primo articolo di questa serie dedicata ad una nuova possibile Pop Culture è diventato un anche se minimo contributo al dibattito proprio su questo blog. 

In questi giorni il gruppo di bolognesi (nati o acquisiti) ha pubblicato altri due articoli che spingono ancora un po' più in là la riflessione, e devo dire che soprattutto il terzo passaggio, quello uscito oggi su Carmillaonline, mi pare molto interessante. Non ripeterò ovviamente quello che dicono loro (lo trovate sotto), ma elaborando potrei dire che le soluzioni che vengono individuate non sono di così facile realizzazione.

Faccio due esempi dalla mia personale esperienza: usare tavolozze diverse da quella della scrittura per raccontare non è per nulla facile. In alcuni casi riesce, ad esempio per me una grossa scuola è stata il gioco di ruolo, una sorta di revival della cultura orale, dei momenti di costruzione di epiche condivise che non appartenevano a nessuno eppure appartenevano alla sensibilità di tutti i componenti di una certa sezione della socialità. In altri casi è molto più complesso e si scontra con la necessaria interazione con molti territori dell'espressione diversi, non tutti così facili da gestire da un punto di vista della narrazione. La mia esperienza negativa è l'entusiasmo che ci ho messo a preparare un radiodramma su Gravity's Rainbow e lo scoglio insormontabile della sua complessità di realizzazione anche solo come prodotto digitale da distribuire online. Non mi do per vinto, ma lo vedo come un progetto abbastanza a lungo termine, a meno di sorprese sotto il mio personale permanente albero di natale (come una postazoine di registrazione e editing audio completa… ce l'avevamo in pergola, ma è andata persa come tutto il patrimoni di strutture che avevamo costruito in due anni e di cui è stato fatto scempio in soli pochi mesi… sigh!).

Allo stesso tempo creare nuovi mondi non è un'operazione banale, e prova ne sia l'asfittico panorama della fantascienza negli ultimi 5-6 anni. Unici autori che sono riusciti a tirare fuori qualcosa di dignitoso sono stati degli affermati scrittori, e in ogni caso mischiando la fantascienza tecnologica con una abbondante dose di storia, economia, sociologia. Un lavoro di fantascienza "pura" innovativo e capace di disegnare nuovi mondi disegnati sulla pelle del lettore non si vede da almeno venti anni 🙁 

E' ovviamente un esempio, per i quali vi sono abbondanti controesempi, soprattutto nel mondo del fumetto, in cui gli autori fantasy sono riusciti a ridare i brividi di un epica ormai sconosciuta al moderno anche ai più incalliniti soggetti la cui profondità sensibile è stata annullata dalla televisione 🙂 Ma anche i nuovi autori di fantascienza a fumetti non sono stati meno prolifici e interessanti, direi su tutti Warren Ellis e il suo Transmetropolitan, e Y the Last Men, nonché il fumetto The Invisibles di Grant Morrison, un capolavoro di sf psichedelia.

Tutto sommato però per dieci-venti anni di proposta non mi pare molto, ma sono certo che la delusione è solo frutto della mia conoscenza parziale. I consigli di Wu Ming rimangono molto precisi, e una guida secondo me abbastanza letterale su come dedicarsi alla narrazione come forma di attivismo culturale.

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Against the Day Synopsis (2.7 – 2.11)

29 gennaio 2007 Commenti chiusi

2.7

Frank e Reef Traverse intanto percorrono vite incrociate: Frank studia metallurgia, facendosi prestare i soldi da Reef, che si è specializzato in giochi d'azzardo. Reef sta per accasarsi con Estrella, detta Stray, che sarà la madre di suo figlio Jesse. Frank segue Reef nel suo viaggio a Nochecita verso la sua bella, la compagna della quale, Sage, nel frattempo è stata promessa sposa a dei Mormoni, pur volendo scappare con il rockabilly ante litteram Cooper (motori, pupe e chitarra).

Nella sua permanenza a Nochecita, mentre Reef si dedica al gioco, Frank incontra Linnet Dawes, maestra, vicina di Stray, di cui si invaghisce pelando piselli.

Proprio quando tutto sembra per mettersi in ordine, un socio di Reef lo chiama nel saloon di Nochecita su uno dei primi telefoni, per dirgli che suo padre Webb è stato assassinato da Deuce Kindred e Sloat Fresco, già sulla via di Jeshimon con il cadavere.

Frank e Reef si mettono in viaggio verso lo Utah.

“The brothers traveled together as far as Mortalidad, the stop nearest Jeshimon, then, because of who might or might not be looking, they said goodbye with little more nod than the nod you give someone who's just lit your cigar for you. No gazing back out of the window, no forehead creased with solemn thoughts, no out with the pocket flask or sudden descent into sleep. Nothing that would belong to the observable world”.

2.8

Frank viene spedito da Reef a badare a Lake e Mayva. Reef va a Jeshimon, sodoma e gomorra nello Utah, oltre il confine del Colorado, dove vengono portati i cadaveri che non si vogliono far trovare in fretta, dove corpi su corpi sono appesi ai pali del telegrafo e su improvvisate colonne di mattoni. Riesce a farsi portare sul posto dal Reverendo Lube Carnal, il quale ritiene che male e cura crescano sempre vicini, così come peccato e redenzione crescono vicini in Jeshimon, secondo lui amministrata da un emissario diretto del demonio (il Governatore e il suo servo contabile che dispensano morte sommaria secondo l'umore).

Reef riesce a recuperare il cadavere di suo padre e, di fronte alla scelta se inseguire i due assassini o portarlo a casa per una degna sepoltura, sceglie questo secondo corso. Nel percorso da Jeshimon verso il Colorado, Reef decide di diventare l'erede di Webb nell'essere il Kieselgur Kid, cominciando fin da subito con il seminare esplosioni lungo il ritorno a casa. Nella notte, quando non fa esplodere dinamite, legge le avventure di The Chums of Chance at the End of Earth, con le avventure del capitano Randolph St. Cosmo e del suo secondo aitante Lindsay Noseworth contro gli eskimesi a Capo Nord.

Una volta giunti a casa, seppelliscono il padre in un funerale atteso da Lake, Mayva, Reef e Frank. Lake sfoga su di loro tutta la rabbia, mentre i due fratelli sono decisi a vendicarsi, mettendosi sulle tracce di Deuce e Sloat, nonostante la contrarietà della sorella. (“Voi restate in lutto” disse Reef “io e Frank faremo quello che Joe Hill definisce organizzarsi”). Lake decide di abbandonare la prostituzione, e Mayva rimane nella città dove hanno sempre vissuto con come unica eredità la Colt a due canne e dodici colpi di Webb.

Frank e Reef tornano verso Nochecita e Stray, per informarla del loro intento, non senza far saltare un tot di depositi e centrali elettriche lungo la strada, Reef consapevole di dover continuare l'opera che aveva portato suo padre a dover essere ucciso dalla Compagnia, Frank deciso a guardare le spalle a suo fratello e alla sua famiglia.

“Back in Nochecita, back from burying Webb at Telluride, blowing a fw company outbuildings on the way back just for drill, equipment sheds reduced to sawdust, electric power junctions that filled the skies with green disaster […]”

2.9

Neville e Nigel arrivano a Londra, recando in dote Lew Basnight, precedentemente impiegato della White City Investigation, recentemente attratto dall'anarchismo e dal ciclomite (sostanza psichedelica derivata da alcuni esplosivi).

Neville e Nigel fanno parte di una dei vari “assortimenti di cercatori di certezze, dei quali pareva esservene un sempre crescente numero mano a mano che la fine del secolo si faceva più vicina”, in particolare della TWIT (True Worshipper of the Ineffable Tetractys), una setta che crede di poter raggiungere l'illuminazione concentrandosi su un triangolo pitagorico e immaginandolo una dimensione per volta fino alla n-esima.

Lew viene introdotto a Nicholas Nookshaft, Grand Cohen del Capitolo Londinese della TWIT, che lo mette a parte di un suo supposto ruolo determinante come una delle incarnazioni dei 22 Arcani Maggiori. Il Grand Cohen lo presente alla eletta Yashmeen Halfcourt, di cui Lew si invaghisce immediatamente e con la quale sente un feeling molto prossimo alla risonanza. In pratica pensa che anche lei come lui è stata infilata in una storia da pazzi inglesi senza la minima possibilità di scampo.

Il Grand Cohen mette Lew a parte del segreto della setta, secondo la quale il grosso dell'umanità è buono e innocente, ma traviato da alcuni maligni arrivati da altrove. Lew chiarisce subito la sua prospettiva sulla questione: “ed è così che spiegate i cattivi e i criminali in una società per lo più composta da brave persone?”

Tutti insieme si recano in visita dalla estatica medium Madame Eskimoff, di origini palesemente russe, ma di bellezza assolutamente inglese, per il completo imbambolamento di Lew Basnight. La medium ha avuto una visione imponente circa lo scontro tra due professori Renfrew e Werfner, incarnazioni dell'Arcano numero XV (Il Diavolo), sulla linea ferroviaria di Bagdad, centro dello scontro geopolitico in medioriente tra Germania e Inghilterra. Al centro del loro scontro, agente del TWIT per la sorveglianza dei due tarocchi viventi, Clive Crouchmas.

La medium suggerisce a Lew, in quanto incarnazione del Tarocco più importante, l'Appeso o la Matta, di prendere sul serio quello che sta succendendo, mettendolo a parte della versione del TWIT di cosa sia giusto e non giusto fare (ogni setta dotata dei propri assiomi in merito), e soprattutto del suo assioma preferito: “Mai guardarti allo specchio quando di fianco a te vi è una lampada”, interpretato come un monito al completare la scelta di vestiti, trucco e capelli prima del calar del sole, dato che la luce artificiale cambierà il modo in cui essi vengono portati in ogni caso.

2.10

E' autunno e Lew trascina Nigel e Neville alla ricerca di Ciclomite, o di qualche surrogato psichedelico, nella turbinante Londra.

Un giorno i due strippati inglesi trascinano Lew giù dal letto per portarlo nel laboratorio del Dr. De Bottle, specializzato in esplosivi, che gli serve su un piatto della Ciclomite, non prima di aver avuto in cambio dalle due N. una dritta dell'oracolo su quando gli inglesi riconquisteranno il trofeo di Ashes di cricket.

Il Dr. De Bottle spiega a Lew la storia del Gentleman Bomber of Headingly, un terrorista che va in giro vestito di bianco e camuffando le proprie granate al fosgene (cloruro di carbonile) sotto forma di palle da cricket. Ne approfitta per una dissertazione sulla superiorità inglese nel cricket e sul suo ruolo come rito civile.

Dopo l'assunzione di ciclomite, il Grand Cohen del TWIT decide di portare Lew “L'Appeso” dal professor Renfrew, una delle incarnazioni della carta del Diavolo, munendosi di Clive Crouchmas come guardia del corpo, che si presenta così: “This person greeted the Cohen by raising his left hand, then spreading fingers two and two away from the thumb so as to form the Hebrew letter shin, signifying the initial letter of one of the pre-Mosaic (that is, plural) names of God, which may never be spoken. “Basically wishing long life and prosperity” explained the Cohen, answering with the same gesture.”

Il professor Renfrew a Cambridge cerca di ingaggiare Lew per catturare il Gentleman Bomber of Headingly avvisandolo però che la Polizia ha dissuaso chiunque dal metterci il naso. Prima di lasciarsi, il professore fa un discorso molto dottrinale sul controllo del mondo emerso, identificato con Asia, Africa, America del Nord, Europa, e sulla centralità del passaggio nella Asia Interna per questo gioco di potere, mistico e non solo fisico, alle porte della città segreta di Shambala.

2.11

I Chums of Chance sbarcano in Italia, a Venezia, lasciando la Inconvenience in cantiere per manutenzione presso la sezione italiana della loro congrega, gli Amici dell'Azzardo, con sede a Piacenza, ricevendo in cambio una nave di scorta quasi identica, la Scocciatura (entrambi i nomi in Italiano nel testo).

Lindsay Noseworth si dimostra impervio alla bellezza della città italiana, mentre Miles Blundell spende copiose lacrime solo ascoltando i canti dei gondolieri dai canali che scorrono sotto la Scocciatura.

La prima parte della loro missione è fotografare attraverso i raggi x l'Isola degli Specchi, una porzione di Venezia sommersa dalle maree, dove avevano base le gilde di produzione di specchi e vetri deformanti. Proprio mentre sono sul loro obiettivo, avvistano nuovamente la cipolla gigante della Bol'shaia Igra, scatenando la paranoia complottista dell'equipaggio.

A questo punto i Chums of Chance devono fare il punto della situazione in una osteria di S. Polo, eleggendo Chick Counterfly, il più connesso al mondo reale del gruppo, addetto ai rapporti umani. Il giovane si da immediatamente al tacchinaggio di Giuseppina, una cameriera dell'osteria, di cui scopre dividere il cuore e i favori con il capitano Padzhitnoff. Maledetto!

Segue un dibattito serrato circa la possibilità di affrontare la nemesi russa al servizio dei Romanoff o scappare, oppure infine se disobbedire agli ordini per verificare se qualcuno nelle alte sfere fa il doppio gioco con i Russi, culminante in una perla di scienza politica di Darby Suckling.

“”Sure,” said Chick Counterfly, “just long enough to blast us out of the sky.”

“So… then,” Randolph holding his stomach as if it were a crystal ball and addressing it musingly, “it's only fear? Is that what we've become, a bunch of twitching rabbits in uniforms intended for men?”

“Cement of civilization, 'nauts,” chirped Darby. “Ever thus.””

Decidono di continuare la missione, brindando al loro motto “Sanguis Rubis, Mens Pura” nel nuovo servizio di calici di Murano donato loro dal Doge-Ombra Domenico Sfinciuno, della famiglia Sfinciuno, cacciata da tutte le cariche politiche veneziane nel giorno della Serrata del Gran Consiglio nel 1297.

Da 500 anni la famiglia Sfinciuno insegue il suo sogno, quello di recuperare il proprio status. Nel frattempo la famiglia ha stabilito una via ombra verso l'Oriente, parallela alla Via della Seta, di cui da lungo tempo però si sono perse le tracce e le reali tappe. La missione dei Chums of Chance è quella di recuperare le mappe dell'Itinerario Sfinciuno che si dica porti a Shambala, al cuore dell'Asia Interna.

La ricerca si scopre essere più metafisica di quanto aspettato, dato che la mappa per l'Itinerario è stata iscritta su un supporto in grado di essere letto solo da un complesso apparato di lenti e specchi deformanti di spato islandese, il cristallo birifrazionale.

La missione metafisica è confermata dall'ennesima visione di Miles Blundell, che rivive l'epifania di San Marco al contrario, nella parte del leone alato che rivela alla ciurma il proprio destino di ricerca mistica.

Nel frattempo Chick è sbarcato a terra nelle calli veneziane e si è dedicato al gentil sesso, intrattenendosi con la riccia avvenente Renata, che oltre ad ospitarlo in casa per la notte decide di fargli i Tarocchi, che sentenziano senza dubbi e reiteratamente La Torre, colpita da sventura.

E in effetti mentre i Chums of Chance, recuperata la Inconvenience e Pugnax, stanno partendo, ingaggiano battaglia con la Bol'shaia Igra e Padzhitnoff. Nel cuore dello scontro il campanile di San Marco viene abbattuto, e le due imbarcazioni si danno alla macchia, ritrovandosi su una riva dell'Adriatico per risolvere la questione.

Nessuno dei due equipaggi ha colpito il campanile e aleggia la possibilità che sia stato qualcun'altro, qualcuna delle presenze che aleggiano nel cielo.

“They appear out of…. some other condition, and they vanish back into it.” dice il capitano russo, come per cercare di spiegare qualcosa che la ciurma di St. Cosmo dovrebbe sapere.

Si lasciano senza ulteriori conflitti, ma il capitano Randolph St. Cosmo è convinto che anche loro siano sulle tracce dell'Itinerario Sfinciuno.

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Risultato ma brutto gioco

29 gennaio 2007 1 commento

L'inter porta a casa il risultato, ma con un gioco molto al di sotto delle ultime prestazioni e delle prossime prestazioni che ci attendono. La Samp scende in campo più incazzata che mai, con davanti Del Vecchio, Flachi, Quagliarella che già in coppa Italia ci hanno fatto soffrire non poco.

Dopo sette minuti Del Vecchio si suicida con un gesto stupido quanto inutile (inutile in quanto per stendere Matterazzi per davvero ci vuole ben più di una testata, e in quanto l'unico risultato ottenuto è stato di far giocare i propri in dieci), e la Samp gioca con tutta la foga che ha, mentre l'Inter si siede sulla superiorità numerica. Il campo fa schifo e la squadra non gira troppo, infilando il gol del vantaggio grazie ai guizzi di Ibra.

Maggio è in stato di grazia e fa sfaceli sulla fascia contro Maxwell e in difesa recuperando miracolosamente almeno tre volte su Maicon, fino a quando questo non segna il secondo definitivo gol. Il resto della Samp è tutto cuore e niente piedi. L'inter non c'e' come c'e' in altre serate: Adriano sembra tornato immobile senza palla, anche se ha imparato a fare la seconda punta, Stankovic non trova la porta, Vieira sbaglia 5 passaggi su 6, e in difesa Burdisso e Matterazzi non si trovano come in altre partite. Ci aiuta il cinismo e due gol secchi, che ci fanno portare a casa la quattordicesima vittoria, ma ci vorrà qualcosa di più di questo domenica prossima.

 

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Against the Day Synopsis (2.5 – 2.6)

27 gennaio 2007 Commenti chiusi

2.5

Ritroviamo Lew Basnight, inviato a Denver, Colorado, all'inseguimento di anarchici e dinamitardi vari, in particolare del Kieselgur Kid.

I dubbi di Lew, nell'isolamento del lavoro a Denver si moltiplicano, fino a fargli sviluppare un onestissimo sentimento antiborghese (“ogni tanto si è trovato a pensare di prendere un qualsiasi surrogato dinamitardo, che ne so una bella pila di merda di cavallo ghiacciata, e di scagliarla in testa al primo cappello di seta o bel vestito che si veda passare di fronte”). Tutto questo mentre si rende conto che i proprietari cominciano a pagare armamenti a gruppi di “onesti cittadini” che vogliono difendere i loro posti di lavoro, che tra gli anarchici di Denver ci sono i peggiori strikebreaker di altre regioni, anche se nella sua naivete liquida il fatto con un laconico “Strano”…

Fino a che un giorno Lew non incontra un gruppo di appartenenti al Ku Klux Klan, da cui si salva quando dice di essere un uomo del locale proprietario minerario e ricevendone in risposta l'apprezzamento e i nomi dei partecipanti al gruppo di picchiatori prezzolati nascosti sotto i cappucci a punta. Quando rientra al suo ufficio, Nate Privett, il suo capo, è seduto di fronte alla sua scrivania, per licenziarlo.

Quando scende al saloon, i suoi dubbi sono sempre meno dubbi, e incontra quello che lui interpreta come una delle persone che si fanno chiamare Kieselgur Kid, che lo apostrofa come “Brother Lew”, con il quale intrattiene un interessante discussione circa la giustizia e l'innocenza.

Dopo quell'episodio Lew si dà alla dinamite, e maneggiando del PETN (un certo tipo di esplosivo) ne scopre le potenzialità psichedeliche, e entrando in risonanza con le esplosioni (presagendole addirittura). Una notte mentre sta pisciando si trova di fronte un candelotto che sta per esplodere e per salvarsi si getta in mezzo all'esplosione (nel vuoto che si crea nel punto di detonazione). Si salva ma si ritrova quasi seppellito da due inglesi freakkettoni e strippati che quando lo scoprono essere ancora vivo, lo immaginano un entità del destino. Ancora di più quando in mezzo al deserto e alle rovine degli Anasazi Nigel e Neville fanno a Lew i tarcocchi, incontrando solo e sempre l'appeso. I due inglesi decidono di tornare in Inghilterra, portandosi dietro Lew Basnight, proprio nel giorno in cui un uragano colpisce Galveston facendo 6000 vittime: Lew è affranto per le morti, mentre i due inglesi gli ricordano che in India succede tutti i giorni.

2.6

La famiglia di Webb Traverse, una volta che i tre figli maschi lasciano il nido, non regge l'urto. Lake, l'unica figlia, sceglie la via del mestiere più antico del mondo e Webb la caccia di casa. Maysa non riesce ad abbandonare la figlia al proprio destino e la segue.

Webb, lasciato solo da tutta la famiglia può dedicarsi all'unica cosa che ama (come giustamente valuta Lake), l'attività sindacale.

L'ambiente anarchico però è ormai ripieno di opportunisti e doppiogiochisti prezzolati, come Sloat, il ragazzino su cui Webb trasferisce il suo rodato istinto paterno.

Sloat e il suo socio, Deuce Kindred, pagati dalla lega dei padroni locali, attirano Webb in un'imboscata, massacrandolo di botte e torturandolo fino alla morte, un destino fin troppo tipico degli attivisti tra fine 800 e inizio 900.

 

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Voltaire, il pensiero unico, il revisionismo e il reato di opinione

26 gennaio 2007 1 commento

 

In questi giorni in occasione dell'imminente arrivo della Giornata della Memoria (arrivo imminente tutti gli anni in ogni caso, trattandosi di scadenza annuale) il Governo vara l'ennesima manovra diversiva, come ormai fa per consuetudine dall'inizio della legislatura, presentando sul piatto sempre due o più progetti per volta, uno dei quali ad alta risonanza mediatica, mirato a distogliere l'attenzione dalle misure economiche degli altri. In questi giorni il tema specchietto però, al contrario che in precendenti occasioni, vale la pena di una discussione. E non perché commentare sui progetti di allargamento della base di Sigonella (oltre che quella in quel di Vicenza) che strappano a Parisi la inquietante affermazione secondo la quale la costruzione di case per i propri soldati fa parte del pieno e legittimo operare della forza americana in territorio italiano (cioé questi possono costruire case dove cazzo gli pare?), oppure sulla nomina di Pollari a consigliere di Stato (dopo tutto il macello estivo orchestrato non si sa ancora bene da chi e per quali fini e per colpire chi…), o ancora sulle liberalizzazioni o sul problema del sistema scolastico italiano ormai preda del ridicolo, non siano argomenti interessanti, ma perché  il DDL Mastella è l'occasione da un lato per parlare di storia e dell'approccio mistificatore nei confronti della stess, e dall'altro per parlare di un problema lievemente inquietante come quello del reato di opinione.

Il DDL Mastella al momento in discussione è partito da un favore esplicito per accattivarsi la comunità ebraica da parte della sinistra al Governo: condannare ogni tesi negazionista dell'Olocausto. Lungo l'iter nel consiglio dei ministri la cosiddetta sinistra massimalista (termine che un po' mi lascia perplesso considerato che si parla di MINISTRI, però in Italia abbiamo avuto anceh Castelli e Gasparri ministri, per cui in effetti forse non dovrei stupirmi) ha ottenuto di trasformarlo in una norma che "santifica" la Resistenza e condanna ogni forma di nazifascismo come un reato. 

La destra grida allo scandalo, perché le simpatie della comunità ebraica in Italia fanno comodo a tutti, ma la Resistenza rimane ancora inspiegabilmente un tabù per buona parte della Destra (tanto che siamo costretti a sentire i triti e ritriti argomenti circa le "stragi" che i partigiani hanno fatto degli "anticomuisti", le manfrine sulle foibe e via dicendo).

Ora si pongono diversi problemi: il primo problema riguarda la necessità di un'ulteriore legge quando la Costituzione già prevede che i rigurgiti neofascisti siano di fatto perseguibili. Ora viene spontaneo chiedersi perché si tollerino e finanzino i progetti neofascisti in mezza italia, accettandoli addirittura nella coalizione che avrebbe potuto governare (Fiamma Tricolore nella casa delle libertà alle ultime elezioni), e poi si faccia tutto questo can can in consiglio dei ministri. La cosa puzza più del necessario, e infatti personalmente penso che dietro al DDL ci sia oltre a una manovra "captatio benevolentiae" verso la comunità ebraica, un certo livello di incuccio economico (infatti il DDL prevede nel suo ultimo punto l'eliminazione dei limiti di reddito per i rifugiati politici…. mhhhhh) e soprattutto un'operazione più vasta di intervento nel campo del reato di opinione, da tempo ormai più pericoloso di qualsiasi reato di criminalità ordinaria per governi e stati basati sempre di più non solo sullo spettacolo (questo ya fue) ma sulla materiale manipolazione dell'opinione comune come esercito silenzioso.

Ovviamente sarebbe veramente fuori luogo che io mi dichiarassi improvvisamente voltairiano (non lo sono MAI stato, neanche nel senso buono) e continuo a pensare che la giusta risposta nei confronti di nazifascismo e razzismo sia il contrasto attivo e senza mediazione, ma rimango perplesso rispetto all'assenza di dibattito circa l'introduzione del reato di opinione in senso penale in una forma così plateale. Traduciamo: la Resistenza è un valore indiscutibile e il fatto che FI e compagnia varia si sbracci così mi fa sorridere di un ghigno soddisfatto, perché da un lato espone la sua base cripto revisionista e benpensante, e dall'altro significa che la destra è abbastanza infastidita da questa "riabilitazione" della storia italiana, con tutto il lavoro che hanno fatto negli scorsi anni per demolirla. D'altro canto però la possibilità che questa moda di giudicare quello che dico come una possibile fonte di reato sia quantomeno pericoloso: anche perché non è difficile ricordare come un qualsiasi attacco politico a Israele sia stato bollato come antisemita (ultimo anche Il Migliorista che ha dichiarato "No all'antisemitismo anche quando camuffato da antisionismo"), piuttosto che ogni sostegno a cose ritenute moralmente (non eticamente) riprovevoli sia stato equiparato a una sorta di favoreggiamento. 

La posizione scomoda in cui rischiamo di trovarci è quella di dover fare una campagna sulla libertà di espressione sulla possibilità dei nazifascisti di dire che l'olocausto non è mai esistito, per poter poi intervenire e spazzarli dalla faccia della terra. Una posizione interessante per fare polemica ma abbastanza difficile da sostenere. Forse se le sinistre italiane fossero state capace da più tempo di difendere non solo politicamente ma anche culturalmente i valori e la storia della Resistenza, oggi non sarebbero costretti a questa mossa di immagine con implicazioni abbastanza preoccupanti dal punto di vista della restrizione della libertà di espressione per tutti. Come al solito in ritardo, come al solito inadeguatamente, come al solito senza alcuna prospettiva se non quella del contentino qui, contentino lì.

 

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Finestra di attenzione, cronologia, storia

25 gennaio 2007 Commenti chiusi

Esiste parecchia discussione in merito all'effetto del digitale sulla dimensione dell'attenzione, del racconto, della capacità di interazione con l'informazione. VirtualEconomics, in controtendenza, cerca di argomentare come l'arrivo della larga banda nelle tecnologie di comunicazione abbia influito sulla nostra capacità di focalizzazione dell'attenzione ampliandola, ovvero facendo passare la percezione del mondo da una dimensione episodica a  una dimensione complessa e più continua.

Io a dire il vero è parecchio tempo che rifletto su questo aspetto del moderno, e l'argomentazione del sito americano mi sembrano un po' una funambolica arrampicata sugli specchi. La mia sensazione, basata in primo luogo sul mio modo di percepire le cose, è che l'uomo moderno, l'uomo tecnologico abbia assolutamente perso la capacità di percepire la densità nella sua forma più immediata e irrazionale, che non abbia più la capacità di cogliere se non il particolare, il minuto. La parcellizzazione, la molecolarizzazione di quanto ci viene presentato ai sensi come la realtà, ci ha resi inabili di fronte al generale, al sublime di romantica memoria.

Questa dimensione ha aspetti interessanti, ma anche risvolti terribili: se da un lato ci offre una possibilità di interconnessione tra i quanti di realtà che fino sarebbe stato difficile immaginare anche solo vent'anni fa, una minuziosa capacità di controllo degli aspetti della nostra percezione e rappresentazione, dall'altro sottrae ai nostri tempi la capacità di essere epoca, di essere storia nel senso più monumentale e sociale del termine. Non siamo in grado di immaginare la storia, di raccontarla, a fronte di una immane capacità di rappresentare la cronologia degli eventi.

La differenza tra il moderno digitale e l'epoca predigitale sta tutta qui: nella capacità di rappresentare gli eventi in un grosso affresco complesso di fronte alla possibilità di raccontarne il più piccolo dettaglio senza essere in grado di veicolare quegli aspetti non quantitativi che esercitano il fascino.

 

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Categorie:storia e memoria Tag:

Archiviato il primo set con la Samp

25 gennaio 2007 Commenti chiusi

Entriamo in campo un po' deconcentrati, con Mariano Gonzales al posto di Ibra, ma dietro di lui uno splendido Figo con i piedi di velluto. Grosso ormai completamente recuperato sembra quello del mondiale, Burdisso è una garanzia, Cordoba e Samuel due mastini dai denti a sciabola, Dacourt e Zanetti due muri. Nei primi dieci minuti giochiamo male, poi tra il 10' e il 30' chiudiamo la partita d'autorità.

A quel punto altri 15 minuti di Samp, che però ha solo tre giocatori buoni (Del Vecchio, Flachi e Quagliarella) e qualche giovane che si sbatte ma che non di più non può. Al rientro nel secondo tempo gestiamo la palla e chiudiamo la partita con il terzo gol. 

Nota positiva: si rivede in campo Cruz che ha dieci minuti nelle gambe ma che è un rientro importantissimo per i nerazzurri; Grosso è di nuovo lui; Figo quando c'è cambia la partita da così a cosà.

Nota negativa: Mariano Gonzales è un bravo ragazzo e corre un casino, ma non è all'altezza del resto dell'Inter. Almeno per ora. Speriamo cresca.

PS: il rigore c'era ed era grande come una casa.

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La luce di Milano prima della pioggia

24 gennaio 2007 4 commenti

In previsione dell'uscita di Monocromatica, settimana prossima, e dei post che vorrei fare su questo blog di "orientamento" all'interno del romanzo, oggi volevo dilettarmi nel fare alcune foto. Purtroppo il clima mi è ostile e ha deciso di piovere cinque minuti sì e cinque minuti no, con il caso affermativo corrispondente a quando metto il naso fuori di casa. Sono stato costretto a rivoluzionare il mio programma per la giornata, ma non mi sono voluto negare la soddisfazione di fotografare Milano appena prima della pioggia, una luce strana che è difficile definire, a metà tra l'oscurità che precede un temporale e il taglio innaturale che le giornate di Milano hanno perpetuamente, come una specie di filtro fisso davanti all'obiettivo della macchina fotografica. La foto è solo appena ritoccata perché oggi è una pioggerellina più fastidiosa che degna del proprio nome, e di conseguenza anche l'effetto sulla luce è relativamente limitato.


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